Marco Rossari
Il mio sogno
è addormentarmi
mentre scopiamo,
farlo così bene,
scopare così piano
da restare avvinti uniti
e caldi e vinti nel sonno
dove scivoliamo.
Qui si legge di poesia e di altre decadenze contemporanee.
Il mio sogno
è addormentarmi
mentre scopiamo,
farlo così bene,
scopare così piano
da restare avvinti uniti
e caldi e vinti nel sonno
dove scivoliamo.
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Fabio Paolo Costanza
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Tra le dita
Mani a tenermi
in mano il viso,
sul limite
appena tratteggiato
del disamore,
al termine dolorante
di un attesa infausta,
ai piedi di un futuro
in volo di frangenti
e cantilene d' acqua
che non disseta,
a rallegrarmi il buio
con perentoria
fissità di lampo
ed oscurarmi il giorno
subito dopo,
come al graffio del gesso
sopra la lavagna
fa da contro canto
il brivido che corre
lungo la schiena,
ad impedirmi,
invano,di capire
che mi fai l' amore
mentre mi disfi la vita
e che risuoni tra le dita
falso di moneta.
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Fabio Paolo Costanza
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e alla fine cos'è questa realtà
che se non è un qualcosa non è neppure un niente
perché nella mancanza di suoni
di un pomeriggio opaco assolato
cìè questo dolore qui che comunque si sente
la chiocciola come la bacca
scoppia sotto il passo tonfa
sul selciato il sacco della spesa
quando torno a sera e sono stanco
e scolora il cavo che mi lega al tempo
e se è vero che questa lingua sola
la si può dire essente
(o forse anche la vita
nel suo stupefacente movimento)
allora da dov'è che non si pensa il vuoto
se non come una forma un recipiente
Da Lo spostamento degli oggetti
(Cierre Grafica, 2008, pagg.62, s.i.p.)
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Fabio Paolo Costanza
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CANTO POESIA PAROLA
Se anche cantassi come gli angeli,
ma non amassi il canto,
non faresti altro che rendere sordi gli uomini
alle voci del giorno e alle voci della notte.
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Fabio Paolo Costanza
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14:27
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FUGGENDO DI LA'
In sogno...
L'uomo incaricato a esaminare gli incartamenti dei rifugiati mi chiese:
- Perché sei venuto straniero?
- Per fuggire di là ...
Da paesi impazziti dove non c'è più niente verso cui rivolgermi a pregare
salvo le tombe e gli idoli...
e gli archi di trionfo ricoperti da un sudario di polvere
e di imposizioni
e cadaveri di fiori impiccati nei matrimoni dei barbari!...
Di là ...
Dove la gente sotterra la propria infanzia nelle lacrime
la gioventù nelle delusioni
la vecchiaia nella pazzia dei pazzi
la morte ... in qualcosa a cui non sanno dar altro nome
che "morte".
- E cosa vuoi fare qua
buon uomo?
- Continuare la mia vita in silenzio
(in silenzio come ho sempre fatto quand'ero là)
Osserverò le nuvole
libererò il mio spirito sotto le ali d'un piccione delle piazze...
E invidierò la libertà del cane.
Camminerò, come l'orfano, ai margini delle dimostrazioni studentesche
e dello sventolar delle bandiere bianche
il cui unico scopo è quello di dire:
"La libertà ... è più preziosa della patria
e la giustizia ... è più santa del Regno di Dio".
Sorriderò alle donne sui marciapiedi
e accarezzerò le vecchine tristi sulle panchine dei giardinetti.
E quando soffierà in me la solitudine dell'orfanismo
Entrerò furtivo nelle stazioni del metro
suonerò il mio `ud e canterò
da far tremar le pareti ...
e cigolar i sedili ...
L'aria piangerà
e l'umanità felice frenerà a stento il proprio gemito e sospirerà:
"Da qual paese di sofferenza
soffia questo canto sanguinante?!"
Perfino quando sarò sazio d'erranza, di canto e lacrime
tornerò a casa mia, nei sobborghi
curerò la mia malinconia fischiettando
e cullerò lo squallore del mio animo coi sogni,
conterò i miei piccoli passi, da un angolo all'altro,
come colui che misura la distanza fra le viti e l'aia
poi ... da un angolo all'altro:
fra le colline e le fonti! ...
E per consolare il mio spirito nelle desolate domeniche d'autunno
pianto i bulbi di narciso e ciclamino... sul davanzale della mia finestra
per illudermi che io continuo - come nelle primavere del passato -
ad affacciarmi sui campi del mio paese piangente...
e sui suoi monti malati...
e alla sua atmosfera sottomessa e imbalsamata.
E quando gli incubi mi assaliranno
uscirò alla luce della terra, (perché qui si esce nelle tenebre)
vagherò per le strade come i turisti squattrinati:
il bavero della giacca sollevato
il cuore in pianto
le mani in tasca...
e sulla mia bocca
gocce di pioggia pulita
come le lacrime degli orfani.
Mi soffermerò alla porta di Dio come il mendicante... e balbetterò:
"O Signore... fammi tornare nell'utero di mia madre
per riscaldarmi nel buio delle sue viscere
e succhiarmi il pollice sotto i battiti del suo cuore generoso d'asceta.
Fammi tornare... all'acqua della sua santa tenerezza
dove la placenta è più luminosa del mare
e la serenità più eloquente della musica;
O Signore... riportami all'utero".
** *** *** **
Per questo son venuto, signore
per via dei sogni son venuto
per la felicità del cuore che fa piangere lo straniero
per questo son venuto
fin qui, dove è possibile all'uomo - senza vergogna - inginocchiarsi alla debolezza
e adorar la bellezza
inebriandosi del profumo della tenerezza dell'uomo.
Son venuto... per mondare la mia miseria col pianto
e rattoppare gli strappi della mia vita coi sogni.
Son venuto a continuare la mia vita in silenzio
appoggiandomi coi gomiti sul tavolino in un angolo del caffè
a scriver lettere e poesie... e lottar contro il rimpianto
maledicendo i tiranni
l'inquietudine
e le insidie della vita
bramando un paese feroce
in cui non mi auguro... neanche di morire.
Damasco 1998
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Fabio Paolo Costanza
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Vù Cumprà
tutti non fumare,
venduto niente
Agosto ce ne andiamo
vi lasciamo Milano
vigilate voi, noi assenti
sulle nostre case eleganti
sui bei ladri distinti
sui governanti
noi ce ne andiamo, vi lasciamo
i nostri cani adorati
affamati assetati
ce ne andiamo, vigilate voi
sulla statuina che è d’oro
che non se la portino via
vi lasciamo in compagnia
i nostri cani adorati
affamati assetati
e poi piccioni e piccioni
e sotto i piccioni
statue dai grandi nomi
statue rinomate
ma voi come vi chiamate?
Vi abbiamo tolto anche i nomi
nelle nostre città
vigilate voi, voi Persone
che chiamiamo Vù Cumprà.
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I Tessitori della Slesia
Non han ne gli sbarrati occhi una lacrima,
Ma digrignano i denti e a' telai stanno.
Tessiam, Germania, il tuo lenzuolo funebre,
E tre maledizion l'ordito fanno -
Tessiam, tessiam, tessiamo!
Maledetto il buon Dio! Noi lo pregammo
Ne le misere fami, a i freddi inverni:
Lo pregammo, e sperammo, ed aspettammo:
Egli, il buon Dio, ci saziò di scherni.
Tessiam, tessiam, tessiamo!
E maledetto il re! de i gentiluomini,
De i ricchi il re, che viscere non ha:
Ei ci ha spremuto infin l'ultimo picciolo,
Or come cani mitragliar ci fa.
Tessiam, tessiam, tessiamo!
Maledetta la patria, ove alta solo
Cresce l'infamia e l'abominazione!
Ovo ogni gentil fiore è pesto al suolo,
E i vermi ingrassa la corruzione.
Tessiam, tessiam, tessiamo!
Vola la spola ed il telaio scricchiola,
Noi tessiamo affannosi e notte e dì:
Tessiam, vecchia Germania, il lenzuol funebre
Tuo, che di tre maledizion s'ordì.
Tessiam, tessiam, tessiamo!
P.S.
Il testo in questa pagina è preso da:
Wege zur deutschen Literatur - neu , 2 volumi,
di Luisa Martinelli Stelzer
Firenze, Bulgarini-Innocenti, 2001
Copyright by Editrice Innocenti - Trento
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Autunno
Se ne vanno nella nebbia un contadino storto
E il suo bue lentamente nella nebbia d'autunno
Che cancella le borgate povere e vergognose.
Mentre s'allontana il contadino canticchia
Una canzone d'amore e d'infedeltà
Che parla di un anello e d'un cuore infranto.
Oh l'autunno l'autunno ha ucciso l'estate
Se ne vanno nella nebbia due grigie figure.
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-10 giugno, h 21.00: Caffè Letterario Baciccia, via Dionigi Carli, Piacenza.
-11 luglio, h 21.00: Associazione culturale "Acàrya", presso la Circoscrizione n° 6, via Grandi 21, Como