venerdì 31 ottobre 2008

martedì 28 ottobre 2008

Alessio Caccavale

La ballata del mostro

Con un volo ryan air,
eccomi a rincorrere la Grecia,
tutto bianco, azzurro, arido.
Bello come il sole in una stanza senza vetri,
con 9.99 sono scappato da un amore,
e mi sono ritrovato a suonare
le campane di una chiesa,
per richiamare il popolo a ridere di me.
Tasse escluse.
Ho noleggiato un motorino,
con un documento falso,
per non farmi riconoscere.
La pancia gonfia,
gli alimentari sempre aperti,
i litigi senza senso,
la poca memoria,
una storia che cambia
sotto una bandiera diversa.
Dicono sia stata la patria dei poeti.
Solcare i mari è bello,
per diversi minuti
mi sono sentito il capitano della Romilda,
valorosa puttana dei mari.
almeno per tre viaggi,
di una banda con un cappello di paglia,
ed nelle mani carezze della sabbia.
Uomini e donne delle piu varie entità
hanno ballato sui miei piedi,
senza pulirsi i tacchi.
Mi sento sempre meno fine,
solo inizio della tormenta.
Voglio una maschera da sub e
fingermi abile nuotatore
per trovare quel paradiso
che So di avere scorto in lontananza
Mentre giocavo a carte con estrani sul ponte,
mi sono tuffato di testa sulle rocce,
sanguinante sono crollato in mare,
ed in rosso ho scritto arrivederci.
Il corpo circense ha fatto un inchino
e salutato tutti con un accento insipido,
ancora una volta facendo sorridere,
una partita a briscola con il morto.
Nei mari di grecia ora gira un mostro,
se lo vedete bastonatelo,
fa paura per quanti colpi può subire,
la sua forza pari alla debolezza.
Non ti possono sempre sborrare nella faccia,
d’autunno si appiccicano le foglie.
Non sono bravo a scrivere biglietti d’auguri,
questa volta però,
che la tua bocca non mi fa più male,
voglio vederti saltare con la corda
e con le ginocchia sbucciate
raccontare la storia di quel mostro
che anche per poco
hai amato,
anche solo per sentito dire.
Solo gli stupidi non cambiano mai idea,
e per questo voglio stare con te,
sul fondo del mare.
E prenderla nel culo
un’altra volta.
Senza ossigeno per urlare,
e con il volto già bagnato di lacrime.

domenica 26 ottobre 2008

venerdì 17 ottobre 2008

ViaAudio presenta: il Tour di Ralston Bowles in Italia


SABATO 1 NOVEMBRE 2008: CIRCOLO DELLE ARTI, MARIANO COMENSE (Como)

DOMENICA 2 NOVEMBRE 2008: BAR SARTEA, VICENZA

LUNEDI 3 NOVEMBRE 2008: MAISON LULU', CESENA

MARTEDI 4 NOVEMBRE 2008: BAR GARIBALDI, VALENZA (Alessandria)

MERCOLEDI 5 NOVEMBRE 2008: TAMBOURINE, SEREGNO (Milano)

GIOVEDI 6 NOVEMBRE 2008: CIRCOLO LA ZANZARIERA, SALSO MAGGIORE TERME

VENERDI 7 NOVEMBRE 2008: SPAZIO MUSICA, PAVIA

SABATO 8 NOVEMBRE 2008: ALL’UNAETRENATACINQUECIRCA, CANTU' (Como)

DOMENICA 9 NOVEMBRE 2008: OSTERIA DEI VITELLONI, SEREGNO (Milano)

Tiziano Terzani

Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni cosi', e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi. Ma siamo fatti cosi': solo dopo si apprezza il prima e solo quando qualcosa è nel passato ci si rende meglio conto di come sarebbe averlo nel presente.
Ma non c'è più.

(“Lettere contro la guerra” di Tiziano Terzani, 2002

giovedì 9 ottobre 2008

Antonin Artaud

Invocazione alla mummia

Queste narici di pelle e d'ossa
dove iniziano le tenebre
dell'assoluto e il dipinto di queste labbra
che tu chiudi come un tendaggio

E quest'oro che ti scivola in sogno
spogliandoti la vita delle ossa
e i fiori di questo sguardo finto
da cui raggiungi la luce

Mummia le mani affusolate
ti rivoltano i visceri,
queste mani in cui l'ombra spaventosa
prende figura d'uccello

Tutto ciò di cui s'adorna la morte
come per un rito vago,
queste chiacchiere d'ombra e l'oro
in cui nuotano i tuoi neri visceri

E' là che ti raggiungo,
lungo la strada calcinata di vene
e il tuo oro è come le mie pene,
peggiore testimone e più sicuro.

mercoledì 8 ottobre 2008

Antonia Pozzi

[...]

Allora hai voce
tu in me -
con quella nota
ampia e sola
che dice i sogni sepolti
del mondo,
l’oppressa
nostalgia della luce.