domenica 29 luglio 2007

La domenica poesia d'autore: Nazim Hikmet


I tuoi occhi

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
sono cosi, le spighe, di primo mattino;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.


I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
Così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.


I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

sabato 28 luglio 2007

venerdì 27 luglio 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"



Diffidate (comandamenti dal basso)


Diffidate dei felici che non conoscono l’ombra,
non è loro il sole che scalda e fa vedere.
Diffidate di chi vuole insegnarvi qualcosa,
c’è troppo poco da imparare a questo mondo.
Ci sarebbe solo da farsi leccare tutta la vita
dopo la prima inguaribile ferita:
nascere.
Diffidate di chi vuol darvi il suo amore,
non ne avete per voi, figuriamoci per lei.
Diffidate di chi vi vuol capire,
cerca un senso dove non c’è, non c’è mai stato
(nemmeno in lui, non s’illuda).
Diffidate dei gioielli troppo belli,
prima o poi formeranno un’unica collana
e vi strozzeranno.
Amate il popolo, i poveri, le puttane,
i sudici, i zozzi, i cani, i miserabili,
i falliti che puzzano di
poesia.
Quella poesia lercia e bellissima
che scivola su tutto ciò
che solo noi vediamo.
(Siamo in pochi, sei fortunata
Razza Umana)
Impariamo ad amarci.
Noi che,
almeno in parte,
siamo fatti di carne
presa in prestito dagli Dei.

giovedì 26 luglio 2007

Poesia del giorno: Michele Simone


E adesso volgo le ali al cielo

Adesso volgo le ali al cielo: alzo impettito la testa e guardo: mai quanto oggi la terra è sgrava da nuvole, mai quanto oggi i silenzi s’ abissano profondi nel cuore: a pensarci bene, l’ emozione è dono del mondo: perché sprecarla? Dimentichi del passato, adesso e per ora, e proviamo a guardare laggiù, scorgendo le vene del mondo, e il sangue che pulsa, scorre, inonda e travolge: pavido misero uomo se al cospetto freni il petto opponendolo fiero: recedi, dismetti il pensiero e volgilo al ricordo di lei: i suoi seni scoperti e perfetti, accarezzavano l’ aria, che eccitata piroettava in cielo: sorridevamo assieme nel vedere il guizzo che faceva: tu che dicevi: “anche l’ aria s’ innamora!”, e io che distratto rispondevo: “anche l’ uomo soffre!”: opposti, noi due, inconciliabili amanti: mi piaceva credere al “tu” come aggregato dell’ “io”: sembrava formassero un’ unione impalpabile, insaziabile: a guardarle bene, le cose, solo tardi, troppo tardi, rivelano escrescenze putrefatte: ma a guardarle veramente bene, allora sì che anche quelle putride escrescenze celano fognesca attrazione: e allora la terra non sembrava così vuota, animava il pensiero con fervida speranza:
il futuro, le attese: un lento ma incoraggiante illuminamento:
ero raggiante, perplesso, deluso, frustrato, impaurito e solo: escalation di insuccesso: climax rovinoso: a pensarle bene le cose non incoraggiano la vita; la spiegazzano, la luridano e insozzano: è un bel vedere: ma la sfida al mondo non chiude, s’ inforza di pura inebriante desolazione:
all’ angolo del bar ci sono, qui, che t’ attendo.

mercoledì 25 luglio 2007

Poesia del giorno: Cristina da Udine


La luce si frantuma sulla banchina,
apro e chiudo le branchie rosse e vanitose

come meduse.L’acqua, qui sotto è una sporca
lanterna azzurrina,

lenta come una carovana dal ricco bottino.
Conosco ogni granello,ogni sabbia

ogni particella errante,
della corrente assaporo l’odore,l’anima,il sale

quel suo strillo inutile.
Lo scoglio sbriciola il fasciame lucente del sole

è musica per le mie catene sottili.
I tuoi piedi bianchi hanno scordato

le rotte rotonde del mio corpo, i coralli affilati
cadono inutili come artigli spuntati.
In attesa di aurore
amano e baciano ogni bocca di pietra.

martedì 24 luglio 2007

Poesia del giorno: John Sbranza


Il problema è morire in croce

Dopo molte vite,
passare momenti di beatitudine migliori
mi sono infastidito!
Così per aspettare il vento che non spinge mai,
per avere un cancro nel cassetto
pronto a colpirti tra diec’anni o poco più!
Che ti prendono per scemo sapendo che la verità è un brivido
di elettricità inconveniente
Passare lunghe ore, minuti lenti e passibili d’ironia
a costruire una vita che non ha che morte a separarti dal vero
Peccato forse essere indecenti
ma purtroppo è l’unico appiglio alla pazza stesura d’un innocenza
libertà illusorie
bramosia peccatrice imperturbabile
fatiscente
costruita da quello che ti piace
momenti di solitudine impraticabili
Anni come orologi e passioni futili
indigesti al posto tuo
Vorrei esserci io
per non capirci niente
Avere un padre che parte e non sapere dove va
una madre ultraprotettiva che ti spinge all’esasperazione
clinica
ed i tuoi fottuti idealismi a sussurrarti
“Morirai in croce”

proprio quello che non volevo!

lunedì 23 luglio 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


Lei al Gran Finale


Leggerti mi riempie d’oppio,
poesia.
Mi è dolce
pensare di morire
una sera
di novembre
finalmente
in Grazia.
Dimenticata
la solitudine,
m’incanta
immaginare
l’ ultima pace.
Perfetta.
Fra le tue braccia.

domenica 22 luglio 2007

La domenica poesia d'autore: Cesare Pavese


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

sabato 21 luglio 2007

venerdì 20 luglio 2007

Poesia del giorno: Lorenzo Balducci


Il primo caffè dopo il ritorno


Il canto ora si riposa,
non c’è niente di cui parlare nel mio mondo,
bello è ciò che sta in silenzio
e dal mio palmo si lascia accarezzare.
Abbiamo dimesso ormai la nostra pelle,
e torniamo a travestirci da cristiani,
camice, scarpe, ed occhi senza stelle,
e giacciono passive le mie mani.
Si può ciarlare, si, ma non succede nulla,
è meglio assai tacere un po’ assopiti:
la nostra marcia ha bisogno di rifugi,
soste per poeti un po’ invecchiati.
Ma non temere, artista, resta a dormire,
perché se chiudi gli occhi poco è grave:
ti sveglierai di nuovo, come prima,
oppure sarai morto e tanto vale.

giovedì 19 luglio 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


Cadaveri


Ho paura paura paura paura
Ti vedo luce viva morta vergine madre bianca abbi pietà della follia lecca il mio dolore la miseria delle mie labbra rancide luna cenere aiuto ho paura fresca lussuria scheletro cuore notturno malata sorella petunia fottuta scopata gli altri ti mangeranno le ossa ti sventreranno la rosa,
nuda delicata,
in croce.
Senza occhi i girasoli al loro posto,
raccogli ti prego
il mio angelo svenuto.
Il tempo tempo tempo tempo
Mi ci metto io di fronte mi morirà addosso io appassirò ma non tu innocenza non devi spegnerti scioglierti maledetto tempo piccola mia beata del Cielo,
dove le stelle non se ne scappano.
Come su una collina morbida e verde,
sento il profumo del mondo,
dimentico l’olezzo dell’uomo.
La consolazione non è fra le gambe di una donna,
amore di marzo,
ma sopra nuvole di delicato catrame color ciclamino,
troppo
lontano
per me,
troppo vicino
a te.

mercoledì 18 luglio 2007

Poesia del giorno: Alessio Caccavale


TRAFFICO


Rabbioso e sdegnato nei prati,
amici di griglie e baci rubati,
sono fuori luogo. Disorganico.
Sceso dal palco spero sempre
mi corra incontro,
riaccedendo il lume
buio dell’irrazionalità
folle e pieno di mezze tinte.
Un solo sorriso e i petali
di un fiore cui eri allergica.
Ho chiesto scusa tante volte,
dispiace non averlo fatto meno.
L’inutilità e la pochezza della felicità,
chiedere un attimo senza saperne
il piacevole e nobile gusto,
poi non volerlo mollare.
Le gambe imprecise aperte da lui,
spalancate e sfondate senza criterio.
E invece ancora vomitando,
la mattina ritrovo i morsi
sulle debilitate braccia,
so che non è lei,
è una delle tante stronze.
E gira e gira sono passatempo.
Il tempo di sognare è passato,
ma quello migliore per volare
è da grandi, pesanti e grassi.
E si precipita malamente…
L’inadeguatezza del noi,
l’insopportabile nullità del voi.
L’incredibile scarsezza del mio io,
quando passo in Viale Zara.
Per gli altri è traffico, ritardo.
Per me solo era un anticipo.
Baciarsi per ore non è tanto
per te, in fila come gli altri.
Io lavavo i vetri sporchi
del nostro rapporto,
tu dopo avermi dato poche monete,
te ne sei andata investendomi.
E sono di nuovo pronto a mandare
tutto a puttane. Gratis.
La gratitudine non è amore.
Infatti non ti ringrazio,
ti amo.

martedì 17 luglio 2007

Poesia del giorno: Cristina da Udine


La mia testa contiene un piccolo mostro
e il cuore, è il suo tentacolo pulsante.
Il sesso è un vaso sbeccato con prospettive
variabili. Svuotato
dalle due fessure intermittenti la vita
infuria. E' senza ricorso.
Imballo la luna e spengo le stelle,
il sole ingabbiato tra i capelli è irrecuperabile,
mia madre non mi porge più favi e miele
per colazione, sono sola, sola in un oscuro
paradiso di formiche nere,
respiro le mie stesse sofferenze da narici altrui
odo lo stesso grido alzarsi
da mille deserti assoluti, brulli, e urla... urla
e io, che mi credevo muta, non smetto
più di parlare.

lunedì 16 luglio 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


L'anello

Abbiamo tutti la notte negli occhi,
ci fa male dappertutto,
perché alziamo la testa e in alto brilla solo
l’Assenza.
Affoghiamo dispiaceri conditi da speranze,
già in lacrime senza neppure un gemito.
Il silenzio dei falliti, delle cose care abbandonate
suonerà il trionfo
della Pace che ho perduto,
senza neanche averla mai vista un pochino
in faccia.
Fammela almeno sfiorare,
tu che la porti così bene al dito,
e poi vattene,
scappa via subito prima che
vicino a me muoia,
che vicino a te
pianga il mio destino
avvelenato.
Non sono capace d’amare,
io.
Non me l’hanno insegnato,
me l’hanno tolto.
E’ bastato una volta.

domenica 15 luglio 2007

La domenica poesia d'autore: Lawrence Ferlinghetti


Preghiamo.

Padre nostro,la cui arte è nel cielo
sia vanificato il tuo nome,
a meno che le cose non cambino.
Venga, e se ne vada,il tuo regno di folli.
Sia disfatta la tua volontà
sulla terra,dato che non è il cielo.
Dacci oggi il nostro panico quotidiano,
almeno tre volte al giorno.
Rimetti a noi i nostri debiti per aver
sconfinato nel territorio dell’amore.
Perché tua è la follia,
tua la potenza e la gloria…
Oh, accidenti!

venerdì 13 luglio 2007

Il Sabato del Villaggio(Anteprima): Tramontando ad Imperia

Poesia del giorno: Michele Simone


Ripensa


Ripensa,
Concedi alla memoria respiro
Cosicché possa svelare, denudare e
Violentare attimi rimossi.
Del cordoglio mi rammento
la voce franta,
tua, che chiedeva perdono,
la mia che arrischiava beffarda
un’ acida, profonda risata.
Ad accanirsi
Si mantiene viva la furia,
l’ animo brucia del giusto fuoco,
e tu
infame
non potrai far altro che bruciare,
con me,
ed io
guardarti morire.

giovedì 12 luglio 2007

Poesia del giorno: John Sbranza


7 come i punti cardinali

Ho usato i sette punti cardinali per definire
il mondo[

Il cuore per eleggere fondamenti e vicissitudini

La mente per parlare virtualmente coi professori del male

Le carte per declassare l’incapace come all’era del fascismo

Gli occhiali per avere sempre più punti di (S)vista

Le palle per entrare in contatto con la notte senza farmi fare le scarpe dalle ballerine natanti

Le mani per descrivere forme curve e memorie anche senza vederle arrese

I calli che quelli dei poeti non si possono plasmare]

mercoledì 11 luglio 2007

Poesia del giorno: Cristian Carlucci


Pezzi di carne

Come ti affanni
per avere la mia carne...
Prenditela
Gustatela
Goditela fino in fondo.
Stolta e cieca
non riesci a vedere
il marcio che c’è dentro.
E’ tutto tuo per mezz’ora.
Affonderai le unghie
nel mio corpo
per cercare di portarti via
altri pezzi di carne,
e la tua voce quieta
lascerà il posto
a insopportabili gemiti.
Leccherai con forza
ma la tua lingua
sarà capace di scavare
solo fino al disgusto
mascherato da orgasmo
che ti donerà il piacere finale
tanto cercato.
Tieniteli
quei pezzi di carne fradicia.
Non perderò sangue per te.

martedì 10 luglio 2007

Poesia del giorno: Davide Daventi


ATTENDENDO LA VECCHIAIA


Quest’attimo ormai è ricordo,
come ogni nostro incontro,
aspetto con impazienza il prossimo,
che per quanto lungo
risulta sempre un lampo.
Perché ancora non ci è dato
di fermare il tempo?

Non posso pensare al futuro,
troppo incerta l’immagine dei capelli bianchi
troppo vicino, della mia pelle il deteriorarsi!

Al prossimo battito di ciglia
sarò già troppo vecchio
ma non abbastanza da smettere di amarti.

giovedì 5 luglio 2007

Poesia del giorno: Cristina da Udine


I tuoi giochi sono un’arroganza che
non ha più nulla a che fare con me.
Ti muoverai, mi muoverò,
ma l’ago del tempo ci infilzerà entrambi.
La notte non ha silenziatore, i ronzii
sono sempre uguali e i dolori inesauribili
per varietà e misteri.
Una stanchezza color cenere si posa sui paragrafi
sfoltendo virgole e sedimentando versi.
Viziata, viziata...sono viziata
non dovrei mangiare o respirare
ma svegliarmi con l’estate già morta in grembo.

mercoledì 4 luglio 2007

Poesia del giorno: Daniela Parisi


Odori di cenere e sale bagnato

Il servo della notte
mostra l’eco di un canto inquieto
e pare di sentire lotte,
fruscii di natura
fra i respiri dell’aria
assonnata di odori.
Come una nuda creatura
si dispiega fra tenui
tocchi di lino bianco
poi sbuffa, ne imita i movimenti
salutando da lontano
un sospiro fatale.

Tormenta il rivale
di un istinto ascendente,
osa ingordo l’affronto. Brucia.
Cresce forte, incerto al
movimento gracchiato, sgorga
l’animo vile come il calore
sanguigno che incarna.
Nel mezzo l’odore dei suoi resti,
affanni di ceneri
lasciate in superbo autografo.
Incauto scioglie lo sguardo
fisso in lacrime.

Si stringono le anime
per non sentire, indiscrete
le rimembranze del tempo:
disegni di sabbia bagnata
circondano i ricordi
con balli di creta.
È il gioco d’intorno deforme
silenzioso il dondolo della madre,
un continuo ritorno
al calpestio della terra.
A piedi nudi si alza lo sguardo:
occhi colmi di sale.

E muove il silenzio animale
di un profondo bacio
bagnato, che lieve
percuote la pelle. Ed è impeto,
brivido caldo, annega
il desiderio nelle viscere
e poi naufraga: un incanto
e mi possiedi come un fresco
andare del tuo corpo sul mio.
Viscoso il cerchio si chiude,
con affanno perduto
ad ogni tocco di goccia.

L’amante del giorno slaccia
parole sibilate in gran segreto.

martedì 3 luglio 2007

Poesia del giorno: Alessio Caccavale


La stazione (Golosauro)

Storie di un lunedi,
inizia la settimana
se ne va il mio ego.
Steso sui binari,
aspetto il treno
per essere investito.
Il ferroviere corre verso me,
e chiede il biglietto.
Voglio solo morire.
-senza, il treno non lo prendi-
Ma non voglio salire.
Voglio esser polvere.
I piedi della locomotiva,
mi lasceranno la pianta
dei maledetti piedi.
Non solo il cuore,
tutto sarà calpestato.
Lei paga la multa,
dicono, mentre slego
i polsi dai binari.
Stupito me ne vado.
Insinui la tua lingua
In una bocca casuale,
abbellendoti di belle
frasi e parole forbite.
Le rimpiangerai l’indomani.
Intanto fuori dal tuo bar
aspetti la coincidenza.
Ma è un incastro, nessun pezzo
Si lega bene all’altro.
Come noi. Eppure…
Minacciato di una multa,
mi alzo e me ne vado,
non per paura per noia.
Al lavoro non posso andare,
ho perso il treno.
Vivere è fatica.
Così ha detto il megafono
della stazione. Al binario due.
Sempre secondo.
All’alba del tramonto.

lunedì 2 luglio 2007

Poesia del giorno: "Budapest"


Homeless

Affacciato al primo sole
di un mattino senza vendetta
(dopo tanto,tanto)
un bacio
sulle labbra
della mia sporca
esistenza
non mi ha lasciato incubi,
mi ha tirato uno schiaffo
suggerendomi
ad un orecchio
che ce la posso
fare (a non
ucciderCi,
fratelli Vinti).
Nel respiro
può esserci anche
zucchero,
nelle mani
il miele vergine,
nella bocca le parole
lasciate dette
dal tuo Essere bello
per me.
Abituato a tagli e
infezioni,
a crimini e bottiglie,
me n'ero scordato.
Anche questo mi
scivolerà dalle
dita, ma
Grazie lo stesso,
verso di un
vento.

domenica 1 luglio 2007

La domenica poesia d'autore: Alda Merini


La Terra Santa

Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.

Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.

Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.

Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.

Le dune del canto si sono chiuse,
o dannata magia dell'universo,
che tutto può sopra una molle sfera.
Non venire tu quindi al mio passato,
non aprirai dei delta vorticosi,
delle piaghe latenti, degli accessi
alle scale che mobili si danno
sopra la balaustra del declino;
resta, potresti anche essere Orfeo
che mi viene a ritogliere dal nulla,
resta o mio ardito e sommo cavaliere,
io patisco la luce, nelle ombre
sono regina ma fuori nel mondo
potrei essere morta e tu lo sai
lo smarrimento che mi prende pieno
quando io vedo un albero sicuro.