lunedì 29 dicembre 2008

Davide Rondoni

Io non voglio diventare vecchio

perché lo sono già stato mille volte

e so già il buio e quella vile tempesta.

Ora che piango come vidi

pianger mio padre, la stessa ruga e la testa

abbattuta, piena di sgomento,

imparo che la giovinezza

non corre nelle sorprese

del sangue ma nello sguardo che un vento

strappa da terra

per vedere in questo duro paese

l'infinita somiglianza tra Dio

e il viso di lei tutte le sere, i rami

nudi contro il cielo, il vino

fermo nel bicchiere...

domenica 14 dicembre 2008

Alfred Jarry

Una cieca e inflessibile mancanza di disciplina in ogni tempo costituisce la vera forza di tutti gli uomini liberi.

venerdì 14 novembre 2008

Da "Le Miserie dell'Insonne"


Proemio.
Et in taenebris.
Offertorio all'Urna.


E' nelle terre dell'Insonne che
matura il germe della
Dannazione.
Quattro le assi attorno al corpo,
rammenta.
Ma noi morti sotto il cielo
calpestiam le foglie
ignari di calpestar noi stessi.
Chi ignora la propria
consunzione della più vacua
beatitudine scalfisce
l'anima immonda.
Rammenta.
M'incammino,
portando in petto l'assenzio
della finitudine,
gli ultimi passi verso l'eternità
d'ogni soglia.
Quando la lacrima schiacciava
il ciglio.
Ma a te non scivolò.

venerdì 31 ottobre 2008

martedì 28 ottobre 2008

Alessio Caccavale

La ballata del mostro

Con un volo ryan air,
eccomi a rincorrere la Grecia,
tutto bianco, azzurro, arido.
Bello come il sole in una stanza senza vetri,
con 9.99 sono scappato da un amore,
e mi sono ritrovato a suonare
le campane di una chiesa,
per richiamare il popolo a ridere di me.
Tasse escluse.
Ho noleggiato un motorino,
con un documento falso,
per non farmi riconoscere.
La pancia gonfia,
gli alimentari sempre aperti,
i litigi senza senso,
la poca memoria,
una storia che cambia
sotto una bandiera diversa.
Dicono sia stata la patria dei poeti.
Solcare i mari è bello,
per diversi minuti
mi sono sentito il capitano della Romilda,
valorosa puttana dei mari.
almeno per tre viaggi,
di una banda con un cappello di paglia,
ed nelle mani carezze della sabbia.
Uomini e donne delle piu varie entità
hanno ballato sui miei piedi,
senza pulirsi i tacchi.
Mi sento sempre meno fine,
solo inizio della tormenta.
Voglio una maschera da sub e
fingermi abile nuotatore
per trovare quel paradiso
che So di avere scorto in lontananza
Mentre giocavo a carte con estrani sul ponte,
mi sono tuffato di testa sulle rocce,
sanguinante sono crollato in mare,
ed in rosso ho scritto arrivederci.
Il corpo circense ha fatto un inchino
e salutato tutti con un accento insipido,
ancora una volta facendo sorridere,
una partita a briscola con il morto.
Nei mari di grecia ora gira un mostro,
se lo vedete bastonatelo,
fa paura per quanti colpi può subire,
la sua forza pari alla debolezza.
Non ti possono sempre sborrare nella faccia,
d’autunno si appiccicano le foglie.
Non sono bravo a scrivere biglietti d’auguri,
questa volta però,
che la tua bocca non mi fa più male,
voglio vederti saltare con la corda
e con le ginocchia sbucciate
raccontare la storia di quel mostro
che anche per poco
hai amato,
anche solo per sentito dire.
Solo gli stupidi non cambiano mai idea,
e per questo voglio stare con te,
sul fondo del mare.
E prenderla nel culo
un’altra volta.
Senza ossigeno per urlare,
e con il volto già bagnato di lacrime.

domenica 26 ottobre 2008

venerdì 17 ottobre 2008

ViaAudio presenta: il Tour di Ralston Bowles in Italia


SABATO 1 NOVEMBRE 2008: CIRCOLO DELLE ARTI, MARIANO COMENSE (Como)

DOMENICA 2 NOVEMBRE 2008: BAR SARTEA, VICENZA

LUNEDI 3 NOVEMBRE 2008: MAISON LULU', CESENA

MARTEDI 4 NOVEMBRE 2008: BAR GARIBALDI, VALENZA (Alessandria)

MERCOLEDI 5 NOVEMBRE 2008: TAMBOURINE, SEREGNO (Milano)

GIOVEDI 6 NOVEMBRE 2008: CIRCOLO LA ZANZARIERA, SALSO MAGGIORE TERME

VENERDI 7 NOVEMBRE 2008: SPAZIO MUSICA, PAVIA

SABATO 8 NOVEMBRE 2008: ALL’UNAETRENATACINQUECIRCA, CANTU' (Como)

DOMENICA 9 NOVEMBRE 2008: OSTERIA DEI VITELLONI, SEREGNO (Milano)

Tiziano Terzani

Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni cosi', e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi. Ma siamo fatti cosi': solo dopo si apprezza il prima e solo quando qualcosa è nel passato ci si rende meglio conto di come sarebbe averlo nel presente.
Ma non c'è più.

(“Lettere contro la guerra” di Tiziano Terzani, 2002

giovedì 9 ottobre 2008

Antonin Artaud

Invocazione alla mummia

Queste narici di pelle e d'ossa
dove iniziano le tenebre
dell'assoluto e il dipinto di queste labbra
che tu chiudi come un tendaggio

E quest'oro che ti scivola in sogno
spogliandoti la vita delle ossa
e i fiori di questo sguardo finto
da cui raggiungi la luce

Mummia le mani affusolate
ti rivoltano i visceri,
queste mani in cui l'ombra spaventosa
prende figura d'uccello

Tutto ciò di cui s'adorna la morte
come per un rito vago,
queste chiacchiere d'ombra e l'oro
in cui nuotano i tuoi neri visceri

E' là che ti raggiungo,
lungo la strada calcinata di vene
e il tuo oro è come le mie pene,
peggiore testimone e più sicuro.

mercoledì 8 ottobre 2008

Antonia Pozzi

[...]

Allora hai voce
tu in me -
con quella nota
ampia e sola
che dice i sogni sepolti
del mondo,
l’oppressa
nostalgia della luce.

sabato 27 settembre 2008

Da Budapest


Preghiera dell'Ateo alla Vergine

Nelle facce di bambini piccoli
sui prati d’asilo d’autunno piange
l’innocenza votata alla morte,
madre a cui chiedo senso,
ora che la terra restituisce le urla
di gole strozzate al patibolo
in secoli oscuri.
Cade la testa dal legno,
scoppia il cuore col ferro
del proiettile che poteva essere
abbraccio.
Straziato oramai quello del non ritorno,
madre,
ma solo perchè l’orizzonte
di me uomo perduto è
da troppo tempo Solitudine.
Terra grassa di peccato
calpestata impunemente da uomini
a cui hanno tolto il destino
e come porci
non ti cercano intenti a fissare fossati,
a godersi il potere che li illude in vita
nella menzogna di non necessitare
Perdono.
Il supplizio faccia loro almeno esplodere
le lacrime bianche del Figlio e scacci i vermi
da quegli occhi infestati da televisori,
dai venditori e dai dittatori.
Con in mano le ceneri di troppe giornate
maledicono il sole che li viene a svegliare,
lontano da te
loro pena sia d’ ombre
provare l’amore.
Se penso a quando mi aggrappai a lei
che mi aveva di nuovo fatto svegliare,
e invece anoressico era il suo cuore,
affido a te le rancide stille di questo
dolore.

giovedì 18 settembre 2008

Davide Canzi


LUNATICA

Quando il cielo cerca di sciogliersi,
restando assorto tra nuvole pesanti,
cerchi alla testa ci fanno girare,
come trottole in mano ad infanti.

Sei tornata, luna lucente,
da lassù mostravi movimenti sinuosi,
nascondendoti in alterni stati d’animo,
divorando di noi sognatori i pensieri.

Girovaga nel firmamento,
hai attratto mari con attrattiva dolcezza,
ti sei nascosta nella nostra ombra,
offrendoci splendidi riflessi di bellezza.

Ma ora il buio delle nubi,
ti nasconde sipario,
creando tra di noi un muro,
che senza lo sguardo, diventa divario.

martedì 16 settembre 2008

Erminio Giunta


Ti ho voluto fare un dono

Stanotte ti ho osservata
creatura candida e perfetta,
e trasalendo mi sono accorto
di non poterti mai donare
qualcosa che solo si avvicinasse
alla tua bellezza,
e ho pianto per ore
e mi sono graffiato il viso
ed ho morso a sangue le labbra
finchè un idea mi ha illuminato:
allora ti ho strappato i denti
e ne ho fatto una collana,
che ora ti voglio regalare,
dei tuoi occhi ho fatto
due stupendi orecchini
e ho divorato il tuo cuore,
per assorbire un poco
della tua bontà.
Ma ora dormi amore,
non ti agitare,
domani riceverai spledidi doni.

lunedì 15 settembre 2008

Michele Simone


Di fronte una linea di sangue
Scorrere,
graffiare il cielo unto
nel suo umido umore,
stagliare nefaste le cime,
che annegano esauste per la loro superbia.
Una parola si perde nell’ incolmabile
Vuoto
Che separa
Me
E
Voi
Un’ impensabile ansia mi sconforta la mente…
E i pensieri si annullano
Si schiantano l’ uno contro l’ altro,
fragore,
roboante tempesta che mi implode il cervello
e neanche il più silenzioso urlo
riesca a varcare le mie labbra, a toccare l’ aria
e insozzare il cielo
con la sua ignomignosa volgarità.
Solo suadenti falsità, delicate nefandezze
Scivolare leggere fra lingua e denti
E nella babele del mio disordine mentale
Non posso far altro che assaporarle
Una dopo l’ altra,
con incomparabile gusto
nella consapevolezza di una sincera incomunicabilità

venerdì 12 settembre 2008

Da Budapest


Gola


Fu il momento
che le sue labbra avevano
in qualche modo
a che fare con la pioggia e
il mio sangue col veleno. E
lei era un bel posto dove rimanere a
morire.
Strappato all'incanto,
non c'è bellezza che
mi salverà.

mercoledì 10 settembre 2008

Rosanna Palmieri


Vedersi è stato un volo
di braccia nelle braccia,
che facile è la vita
e quel che si porta dietro,
siamo noi a intricarla,
a renderla segreta,
montando e rimontando
come a teatro
scenografie sospese
di tragedie pronte
a tramutarsi in farsa,
recitando su assi immaginarie
di palcoscenici, ogni sera nuovi,
traballanti copioni
e improvvisando coraggiose ascese
per attutire colossali tonfi,
pavidi costruendo,
impercettibili allo sguardo,
cerchi a difesa,
per starci distanti,
arroganti come le cose belle,
dignitosi come le parole
dette dopo i silenzi,
gocce disgiunte, autosufficienti,
impermeabili microcosmi autistici,
egocentrici circuiti, indifferenti.




Cerchi a difesa

lunedì 8 settembre 2008

Erminio Giunta


Siedo e osservo
schierate in fila di fronte a me
le teste impalate
di tutti i miei io,
mentre tu
immobile nel tuo labirinto,
tra odor di cenere
e di sangue
scuoti a tempesta
le tue catene
e stringi forte
la luna tra i denti.

Non c'è nessuno
che ci possa,
che ci voglia salvare,
mia triste regina,
nè esiste ragione per farlo:
è questo il nostro destino,
sacrificati su un altare
troppo grande
troppo bianco per noi,
arsi sul fuoco sacro,
che tanto amavamo osservare.

sabato 6 settembre 2008

Baby-lonia

SCARICA GRATIS "BABYLONIA" dei GRENOUILLE,
www.mspace.com/grenouillemusic
il primo singolo di "SALTANDO DENTRO AL FUOCO", in uscita a Novembre 2008 per ViaAudio Records
(www.viaaudio.it)

lunedì 1 settembre 2008

Davide Canzi

the west is the best

L’ovest è il massimo
Bisogna raggiungerlo presto
Prima che il sole termini la corsa
Anticipare la luna
Con un falò sulla spiaggia.
Gli stivali sono gia pronti
Nelle loro suole consumate
Dal tempo e dalla strada
L’odore del tempo ne impregna la pelle
E non molla la presa…
Prima di uscire fumo un cohiba
Per ricordarmi il gusto d’oltreoceano
Del tabacco e del caffè
Metto la sacca in spalla
Marinaio di strada mi incammino
Le onde di caldo torrido
Mi schiacciano sull’asfalto nero
Manca ancora poco
L’ovest è il massimo
Ancora qualche passo
L’ovest è il massimo
Nel cielo nuvole danzano
Indicandomi la via
L’ovest è il massimo
the west is the best
L’ovest… mi ha quasi raggiunto
L’oceano mi saluta a piene onde
Dal suo sedime sabbioso
Luccica di arancio
Riflette rosse vibrazioni
E accarezzando il sole
Se lo mangia impavido
La festa ha inizio
Danzando sulla sabbia
Bevendo whisky scozzese
Fumando sigarette artigianali
Siamo sciamani
Dalle piume di pelle
siamo indiani sotto le stelle
e poi la visione
la luna ci sorride dicendoci
l’ovest è il massimo…
noi ci togliamo gli stivali
e corriamo nell’oceano
the west is the best...

the west is the best...

domenica 20 luglio 2008

Vittorio Sereni

Le mani


Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell'arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

venerdì 18 luglio 2008

giovedì 17 luglio 2008

Lorenzo Andrea Paolo Balducci


Questa casa è polverosa.
Si sente la mancanza di una donna.
Intendiamoci: la coppia è cambiata.
Pulirei io, lei mi deve solo stare a guardare.
Nuda.
Osannare anche un pochino, di tanto in tanto
ma senza esagerare, sennò si perde
la purezza dello sport.
Datemi il grembiule,
il panno acchiappapolvere e le pattine!
Se no ho paura che mi si sporchino i pantaloni.
Ma no, via anche i pantaloni:
nudo, anch'io!
Che così poi,
quando mi ha visto tanto serio, casalingo,
e così irresistibilmente sexy e selvaggio,
e la passione rampa,
diventa tutto più rapido, violento,
tarzan e jane nella giungla di cavi di corrente
e tappeti, appesi a una liana di mocio,
inebriati dal profumo acre e forte del cif
e quello morbido e carico di sensualità
del prontolegno
L'uomo ferino e la donna gatto, amplessi astrali
tra i minareti di Islamabad e le sue fontane,
bolle d'acqua, carne bollente.


Questa casa è polverosa.

mercoledì 16 luglio 2008

Davide Canzi


Acqua dal cielo in ovali selezionati


Arriva la pioggia
Con il suo suono petulante
Ci viene a bussare
Alle ante delle finestre
Dicendo :” esci, è bello fresco qui fuori”
E restiamo immobili
Stregati da gocce d’acqua
Semplice liquido insapore
Che cade dal cielo
Ci chiama cantilenante
Sa di essere attrattivo
Il cielo piange
Ma nessuno ne capisce il motivo
Siamo noi che lo invochiamo
Ascoltiamo il ritmo
Di un canale di rame
Osserviamo lacrime infrangersi
In ovali selezionati
Annusiamo il sentore
della pioggia estiva
l’asfalto che fuma
in maniera furiosa
la terra ha bisogno
di rinfrescarsi le idee
e noi solo sotto la tempesta
guardiamo il cielo
pieni di speranza
nulla possiamo
contro gli eventi della natura
ho fame di lacrime di gioia!
Ma non se ne vedono ancora
Il sonno ribolle
Nelle vene esauste
Un groviglio di pesanti pensieri
Pendolari tra cuore e mente
Questo purgatorio
Servirà a farci vivere meglio
Una volta in paradiso?

martedì 15 luglio 2008

domenica 13 luglio 2008

Antonia Pozzi


La vita
Alle soglie d'autunno
in un tramonto
muto
scopri l'onda del tempo
e la tua resa
segreta
come di ramo in ramo
leggero
un cadere d'uccelli
cui le ali non reggono più.



Figlia di Roberto, importante avvocato milanese e della contessa Lina Cavagna Sangiuliani, nipote di Tommaso Grossi, scrive le prime poesie ancora adolescente. Studia nel liceo classico Manzoni di Milano, dove inizia con il suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, una relazione che, a causa dei pesanti ostacoli frapposti dalla famiglia Pozzi, verrà interrotta dal Cervi nel 1933, procurandole la depressione - «e tu sei entrata / nella strada del morire», scrive di sé in quell'anno - che contribuirà a condurla al suicidio.

Nel 1930 si iscrive alla facoltà di filologia dell'Università statale di Milano, frequentando coetanei quali Vittorio Sereni, suo amico fraterno, Enzo Paci, Luciano Anceschi, Remo Cantoni, del quale sembra si innamorasse non ricambiata, le lezioni del germanista Vincenzo Errante e del docente di estetica Antonio Banfi, forse il più aperto e moderno docente universitario italiano del tempo, col quale si laurea nel 1935 discutendo una tesi su Gustave Flaubert.

Tiene un diario e scrive lettere che manifestano i suoi tanti interessi culturali, coltiva la fotografia, ama le lunghe escursioni in bicicletta, progetta un romanzo storico sulla Lombardia, conosce il tedesco, il francese e l'inglese, viaggia, pur brevemente, oltre che in Italia, in Francia, Austria, Germania e Inghilterra ma il suo luogo prediletto è la settecentesca villa di famiglia, a Pasturo, ai piedi delle Grigne, dove è la sua biblioteca e dove studia, scrive e cerca un sollievo nel contatto con la natura solitaria e severa della montagna. Di questi luoghi si trovano descrizioni, sfondi ed echi espliciti nelle sue poesie; mai invece degli eleganti ambienti milanesi, che pure conosceva bene.

La grande italianista Maria Corti che la conobbe all'Università, disse che «il suo spirito faceva pensare a quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crepacci, sull'orlo degli abissi. Era un'ipersensibile, dalla dolce angoscia creativa, ma insieme una donna dal carattere forte e con una bella intelligenza filosofica; fu forse preda innocente di una paranoica censura paterna su vita e poesie. Senza dubbio fu in crisi con il chiuso ambiente religioso familiare. La terra lombarda amatissima, la natura di piante e fiumi la consolava certo più dei suoi simili».

Avverte certamente il cupo clima politico italiano ed europeo: le leggi razziali del 1938 colpiscono alcuni dei suoi amici più cari; «forse l'età delle parole è finita per sempre», scrive quell'anno a Sereni.

Nel suo biglietto di addio ai genitori scrive di disperazione mortale e si uccide con i barbiturici. La famiglia negherà la circostanza «scandalosa» del suicidio, attribuendo la morte a polmonite; il suo testamento fu però distrutto dal padre, che manipolò anche le sue poesie, scritte su quaderni e allora ancora tutte inedite; la storia d'amore con il Cervi sarà falsamente descritta come una relazione platonica.

È sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo.

sabato 12 luglio 2008

Ma Femme americaine

Clip fait par les étudiants en médecine de la pitié salpetriere sur une musique des Little Rabbits avec Bapt et Buffy, Style Nouvelle vague film noir

giovedì 10 luglio 2008

Alessio Caccavale

Leopardo Brianzolo


Le colline puzzano di noia.
Ho paura di sfiorare altri visi,
sono sicuro di graffiarli.
E quelli che vorrei sbranare,
riesco solo ad accarezzarli stupidamente.
In giro tra gli alberi ho buon udito,
ma vedo ovunque te cieco d’amore,
e sento solo merda sotto le mie zampe.
Dicono porti fortuna,
però puzza,
come le mie fauci,
gonfie ed asciutte in egual misura.
Scappato dai boschi esiliato,
sono pronto a tornare uomo,
per rivivere in questa schifosa città.
Che forza nelle mie nuove vene.
D’inganno ho indossato un vestito elegante,
e mi sono rimesso a lucido,
ripresentandomi a te con una battuta brillante.
Giunto sulla porta,
il tappeto mi ha dato il benvenuto.
-è stato l’unico a riconoscermi,
sa a chi hanno messo i piedi in faccia-
Sull’uscio sei apparsa…
Un mostro orribile,
mi hai preso forte la mano
e baciato a tradimento,
di colpo mentre sei tornata bellissima,
il mio petto si è fatto di nuovo peloso
e pieno di macchie.
Però ho le unghie levigate,
non ruggisco, balbetto
non spavento, ho paura.
non caccio, sono cacciato.
Sono un leopardo brianzolo,
buono manco più per la grande foresta,
pronto a nascondersi tra i ceppi delle Groane,,
feroce con chi non serve,
sazio di cibi malsani.
Conosco i segreti di questo posto.
Un giorno sei venuta da me,
per la terza volta.
Mi hai ringraziato di averti dato un’altra vita,
dato un croccantino e voltato le spalle.
Ti avrei morso il culo,
ma non hai lasciato nemmeno i denti,
a questo gatto dalle sette morti.

martedì 8 luglio 2008

lunedì 7 luglio 2008

Ultimo racconto di Davide Canzi

L’orologio sembra essersi fermato da un po’ seduti attorno ad un tavolo 4 nani giocano a 3 sette, il morto è ancora vivo, sta capendo la situazione, le carte la dicono lunga, non mentono mai!
La luce al neon cambia colore diventando azzurra, buon segno, arriva il bel tempo, il deumidificatore nuovo deve aver asciugato l’atmosfera, domani il sola verrà a bussare alla finestra ma stavolta non chiederà di entrare per paura delle nuvole, si impadronirà del cielo.
Nel collettivo desiderio entra Biancaneve, con diverse sembianze, taluni la vedono mora altri invece no!
Fatto sta che bussa accompagnata da apollo, ha rose rosse che formano un vestito delicato mentre il sole la illumina ancor di più dando più forza ai colori .
Gli occhi si chiudono per la luce ma il cuore batte all’impazzata petali accompagnano i passi della donzella formando un tappeto di emozioni.
Ogni cenerentola perde una scarpa tra le fitte spine del tappeto floreale e scappa via lasciando lacrime d’addio…
“mi son sfregiato per recuperarla” dice il più giovane
E poi resta imbambolato a guardare l’orizzonte.
Apollo geloso se ne va, lasciando campo libero alle nuvole, anche oggi un raggio di sole ci ha tratto in inganno … ma speriamo sempre in un domani anche se più scoraggiati di prima
Si aspetta sempre un’altra cenerentola che torni a prendersi una scarpa.. forse sua.
Una scarpa abbandonata tra le rose.
La luce torna rosea e il cielo si copre, all’orizzonte forse c’è un arcobaleno.
Lo scivolo dei colori che nasconde tesori, custoditi da nani con scarpe di rose tra le mani.
E quando rivediamo la nostra Biancaneve rimpiangiamo i bei momenti..
Che volevamo infiniti… Biancaneve dove sei?
Ho la tua scarpa … ma probabilmente non va più di moda, ne hai trovata una più bella!
Aspetto la pioggia e intraprendo il cammino il freddo gelido dell’acqua piovana mi farà riflettere sui miei sbagli o mi farà comprendere come gira il mondo…
Non nel mio verso comunque!

venerdì 4 luglio 2008

Irene Leo recensisce "Budapest"

Io lo vedo il sindaco di Budapest, chino su una luna rossa di sangue e poesia che gli tramonta alle spalle in attesa nell'alba. Vedo un continuo versificare come unica soluzione per trovare il senso delle cose, oltre la breccia dura, la pelle malata del mondo che ammala anche gli uomini.

Se non si fossero scordati il mio
nome.
(…)
Potresti chiamarmi
Uomo

E' oscillazione questa sua poesia che si dimena piano piano e pare fiorire ovunque fregandosene delle regole e dei benpensanti. Il tempo che scorre screzia i sentimenti, li spezza, li umilia, li fa dolci e salati e dietro ad essi si frappone come trait d'union una poesia che sa di un altro secolo e si porta dietro l'ombra e la luce dei poeti maledetti.

la vera pena è stare sveglio,

Fabio Paolo Costanza ci mette l'anima, e la carne e la cenere di attimi fotografati eternamente nello spazio di un sempre, dove la grande meraviglia è la morte assisa dietro gli angoli bui degli occhi, e la vera dannazione è nascere nudi di armature in pasto ad un mondo cupo ed assassino.

Ci sarebbe solo da farsi leccare tutta la vita
dopo la prima inguaribile ferita:
nascere.

Inquietudine e pensamenti che fermano le caviglie e ti avvolgono in un'atmosfera particolare, dove l'autore spalancando la soglia della sua psychè ci spinge all'interno di un tunnel che porta sin in fondo alle sua radici.



Ho assaggiato l'estate e
sputato via il succo:
il sole mi fa schifo,
ci fa vedere troppo.
A Budapest.

Budapest è la perdizione assoluta di un luogo dove la soluzione è una non soluzione, dove chiudere gli occhi e toccarsi i pensieri è ancora di sopravvivenza ma non salvezza. Sembra aver vissuto di già una intera vita il protagonista di quella che leggendo, ho interpretato non come una "mera" raccolta poetica. E' una storia fatta poesia, o meglio una poesia che si fa storia e racconta attraverso le sue finestre aperte con una grande energia i turbamenti e i silenzi ed il sonno ed il sonno fatale di un anima affranta ed invecchiata alla luce di un contesto che attanaglia.L'espressione Budapest, circo triste svela la lente con la quale l'autore si avvicina alla parola in versi, un prostrarsi oltre la rosea apparenza delle cose, per ubriacarsi di un substrato più amaro ma reale, dal quale si deve scappare o nel quale si deve morire. Il linguaggio ha una chiave particolare, il verso è spezzato, idem il ritmo che pare ansimare a tratti o che pare sfiancarsi in altri anfratti di poesia. La personalità è libera, dolorosa, accorata, passionale...ha una sua unicità che ti lascia un sapore differente. Non è poesia di miele e zucchero, ma si porta seco spilli, e rovi e le ferite che stillano sangue e vita si trasformano in feritoie da cui osservare noi stessi. E in quel noi stessi che detestiamo, si fa largo la Poesia.

Non conosco nulla di più ostinato di un
dolore. (...)
Guardatemi fratelli,
il peggio è la poesia,
salvatela.



Irene Leo

http://ireneleo.wordpress.com/

giovedì 3 luglio 2008

Gabriela Fantato

L'edera di fronte a casa è
esplosa di un verde
cupo come un amore.
Indomabile di pori, rughe
e frastagli - un assedio.

O tempo, mio tempo di fioritura
così veloce per dirlo
- erano acuti i sedici anni
e i venti, senza misura.
Ora insegno agli occhi la pazienza,
le foglie più fitte.

Dentro la stanza una promessa
selvatica come le more,
devote al tempo che non cresce.

mercoledì 2 luglio 2008

EUGÉNIO DE ANDRADE

QUASI NIENTE

L'amore
è un uccello tremante
nelle mani di un bambino.
Si serve di parole
perché ignora
che le mattine più limpide
non hanno voce.

lunedì 30 giugno 2008

domenica 29 giugno 2008

venerdì 27 giugno 2008

Fabio Barcellandi

Sulla questione femminile

dietro
un marito
un uomo
un nemico
un pericolo
sempre
alle spalle
ma sei tu
a volerlo
in quel posto

girati
e affrontalo
non farà male
… più di così!

giovedì 26 giugno 2008

John Fante

Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d'albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell'albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce a andandomene a letto.
Al mattino mi svegliai, decisi che avevo bisogno di un po' di esercizio fisico e cominciai subito. Feci parecchie flessioni, poi mi lavai i denti. Sentii in bocca il sapore del sangue, vidi che lo spazzolino era colorato di rosa, mi ricordai cosa diceva la pubblicità, e decisi di uscire a prendermi un caffè.
Andai al solito ristorante, mi sedetti su uno sgabello davanti al bancone e ordinai un caffè. Il sapore era più o meno quello ma, nel complesso, la bevanda non valeva quello che costava. Mentre ero lì seduto mi fumai un paio di sigarette, lessi i cartelloni che riportavano i risultati delle partite dell'American League, evitando con cura quelli della National League, e notai con soddisfazione che Joe DiMaggio teneva ancora alto l'onore degli italiani, perché era in testa alle classifiche dei battitori.
[...]
Avevo vent'anni, allora. Che diavolo, dicevo, prenditela comoda, Bandini. Hai davanti a te dieci anni per scrivere un libro, vacci piano, allora, guardati attorno e impara qualcosa, gira per le strade. Il tuo guaio è che non sai niente della vita. Dio mio, amico, ti rendi conto che non sei mai stato con una donna? Sì che ci sono stato, e con un sacco, anche. Oh, no, non è vero. Hai bisogno di una donna, hai bisogno di farti un bagno, hai bisogno di una bella sgroppata, hai bisogno di soldi. Dicono che basti un dollaro nei posti giusti, al massimo due. Be', già alla Plaza ne basta uno comunque, ma tu non ce l'hai, e un'altra cosa, codardo, anche se avessi un dollaro non ci andresti, perché a Denver ti è capitata l'occasione e non ne hai approfittato. No, vigliacco, hai avuto paura, e ce l'hai ancora. Per questo sei felice di non avere il dollaro.

Tratto da "Chiedi alla polvere"

mercoledì 25 giugno 2008

AIM - Hubis

martedì 24 giugno 2008

Rosanna Palmieri

Morire insieme
per risvegliarci soli,
tastando brevi assenze
nei chiaroscuri
di albe silenziose,
m' innamorava di te
quello che di me
ti scoprivo sul viso,
nelle stanche pose
di palpebre aduse
a non fare domande,
a scandire discrete
il tempo passato
ad appassionarci di noi,
senza che la ragione
potesse prendere fiato,
senza la banale routine
del trascinarsi quotidiano,
nel cortocircuito alato
di straordinari voli.



Cortocircuito

domenica 22 giugno 2008

Da "Budapest"


Salmo domenicale


Puttana solitudine contemporanea,
strozzata dalle parole dei poeti e
mai vinta.
Che siamo tutti durata
solo quello
io lo so ma ti chiedo quanto
pianto vuoi dare ancora a mia madre?
Andare a spasso la notte fra
burattini tristi
bersi le stazioni vuote della metropolitana alle 5 del mattino
fottersi le casse di legno quando le mettono nei loculi o
le coprono di terra.
Piangere il capolavoro che non hai ancora scritto.
Intanto i tossici intrecciano corone di spine nei luna park,
le giostre dormono incappucciate,
un uomo accoltella un altro e
gode.
Il barbone muore, lo spacciatore timbra il cartellino e
se ne torna a casa pure lui.
Ore 04.53
In una stanza piena d’ansia penso che
farei l'amore con una margherita.
Spuntano
ragni asmatici e le sirene delle ambulanza cantano la
marcia funebre alle fabbriche abbandonate.
Mi viene in me qualcosa dove c’entri anche tu.
Mi esce il sangue dal naso,
mi tocco e allo specchio scrivo
solitudine.

"PIETRE CADUTE" DI GIACOMO LA FRANCA: LEGGE GLEDIS CINQUE

sabato 21 giugno 2008

venerdì 20 giugno 2008

Agneta Falk

Conoscere

/Conoscere bene qualcosa
è ricominciare
ad aprire la pelle
dell’universo
ed entrarci dentro,
giacere accanto alla sua guancia,
baciare la sua bocca
a occhi aperti./

/Conoscere bene qualcosa
è come camminare sulla luna
e cantare in qualsiasi lingua
anche se non sai
le parole./

/Qualsiasi cosa ti sorvoli
può essere sorvolata.
Ciò che resta è ciò che conosci bene./

giovedì 19 giugno 2008

Luis Mizón

IV

Dipingo con gli occhi chiusi
il cammino astratto del tuo corpo
.............................
............................
del tuo balcone io sarò il balcone
con la mia mano arrugginita
di cemento quasi trasparente
ti terrò in alto
come il sogno d'un marinaio
addormentato su una tavola
sarai una donna d'acqua
una cascata che si invola
la sola che lascia le mie dita umide
di luce e d'acqua salata
terrò il tuo segreto
non sono che la tua sete.


Da La casa del respiro (La Vita Felice, 2008)

mercoledì 18 giugno 2008

Vincenzo Costantino "Chinaski"

SERA DI PIOGGIA

Quando poi avrò smesso di camminare
e poi avrò tempo di coltivare
la rabbia e la gioia
quando poi sentirò odori e sapori
confusi nella sabbia
guarderò le mie scarpe e le mie ferite
urlerò ai lampioni
mi innamorerò dei taxi e dei taxisti
quando poi giocherò a scacchi con le molliche di pane
e giocherò con il resto del mondo
a Chemin de fer
ed i pugni si chiuderanno e si apriranno
come per segnalare che sono
ancora vivo
e quando poi i cavalli
saranno bianchi e verdi
e l’alba ed il tramonto
si stringeranno finalmente la mano
e le discese non saranno più risalite
e quando poi la gente senza amore
sarà sepolta dai debiti
quando io sarò nella mia stanza
sognando mio padre e mio figlio e
tutto quello che non c’è
Lei entrerà come un sogno
vestita di bleu
e come una carezza di miele dirà:
-Ciao…sono qui.-

martedì 17 giugno 2008

domenica 15 giugno 2008

Pietro Aretino


Fottiamci, anima mia, fottiamci presto
perché tutti per fotter nati siamo;
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il mondo un cazzo senza questo.
E se post mortem fotter fosse onesto,
direi: Tanto fottiam, che ci moiamo;
e di là fotterem Eva e Adamo,
che trovarno il morir sì disonesto.

- Veramente egli è ver, che se i furfanti
non mangiavan quel frutto traditore,
io so che si sfoiavano gli amanti.

Ma lasciam'ir le ciance, e sino al core
ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti
l'anima, ch'in sul cazzo or nasce or muore;

e se possibil fore,
non mi tener della potta anche i coglioni,
d'ogni piacer fortuni testimoni

sabato 14 giugno 2008

venerdì 13 giugno 2008

Modigliani, Amedeo

giovedì 12 giugno 2008

Boris Vian

mercoledì 11 giugno 2008

martedì 10 giugno 2008

Luigi Romolo Carrino - Incombenza del quando penso a te

È rimasta la notte. Il vino storto. Le birre forti. Quando penso a te dico l’errore e ho l’ansia qua e non se ne va, non se ne viene. La casa al mare, o solo la casa dove stare senza più disegni, senza tracce di sangue sulle pareti, senza specchi, ma questo divano nuovo comprato da Ikea, pezzentello, e gli angeli di Mariagrazia. Quando penso a te non riesco a scrivere una poesia che ti dica e mi pare che ogni cosa sia troppo letteraria per saperti, per farti un ritratto. È rimasta Milano 3 giorni a settimana, a volte quattro. Fare la borsa, dimenticare i calzini, quel libro di un altro Dino, quel libro del pazzo che ti somiglia, che non sei tu, il nome che non dici mai a bassa voce, il nome che ti fa danno e follia, che ti fa mio. Ogni cosa se ne va e se ne viene nella bocca, nella testa, e mi pare che tutto quello che oggi, mi pare, che tutto quello che oggi ho, mi pare che non vale niente senza di te, che non mi resto e non mi manco.

Pare che quando penso a te c’è vento e ho freddo, poi ho caldo, poi ho freddo, poi chiudo la finestra e leggo due righe di Proust da “La Prigioniera”:

Fin dal mattino, la testa girata ancora verso il muro, e prima d’aver visto, sopra le grandi tende della finestra, di che sfumatura fosse la striscia di luce, sapevo già che tempo faceva.

Quando penso a te dico che stai chissà a fare che, che stai a fare niente sulla porta, in macchina, dentro a un pezzo del mondo che ci vuole così, in due posti diversi. Che stasera sei Ela la Vendetta, che stanotte sei maledetta nei tuoi tacchi 12, nei tuoi capelli biondi come il pane, nella gioia di un coltello che devi nascondere tra le palle per proteggerti, difenderti dal solo te, dall’animale che ti scopa e ti fa sentire bella, bella e basta. Rimane solo la notte quando penso a te, che non mi vuole dormito, che non mi scende nel sonno. Se la notte io questa me lo permetto, di pensare a te, dico, allora io mi penso come a te che vieni con i capelli ricci, mi baci e resti via. Mi baci e mi perdoni tutto il tempo che sono stato lontano, le ore che ho sottratto alle nostre spalle. Ma credimi, è stato per decidermi, è stato per mangiarmi minuto per minuto ogni inutile saluto fatto con la mano sinistra, la mano sbagliata. Ma credimi, è stato per poco, non sono stato via così tanto, non sono stato via, vero?

Ora però si è fatto tardi, e me ne devo andare. Ma non salutarmi così, come se fosse solo così, l’addio qualunque e un paio di scarpe nuove, una maglietta nuova che sostituisce quella bucata, quella nera che non metto più ormai. Non salutarmi senza vedermi, io non ce l’ho più quella voglia di stare, qui. Ho tanto cose da fare domani, devo dormire.

È restata la notte, il wisky, una bottiglia di vino, vuota. Una busta della mondezza che devo buttare, due pacchetti di marlboro aperti sul tavolo di vetro, “sulo pe’ parla’” che canta Alessio, un paio di calzini ancora umidi, il dizionario di retorica, 3 bollette del condominio arretrate, Mariagrazia che sta a Napoli, un pizzico d’erba che non basta a farsi ‘na canna, il booklet dell’ultimo disco di Morgan macchiato di caffè, sono restate tutte queste cose e io, quando penso a te, penso che si è fatto tardi, e me ne devo andare.

lunedì 9 giugno 2008

Michele Simone

Epigrafe di un suicida

Ho lasciato morire o miei occhi,
sprofondare nel calore della notte
arrancando indeciso fra luci e bagliori;
e annega così la gioia
e con lei
scorre via la speranza.
Non c’è timore nel lasciarti vivere
È un tumore, il mio, a seccarmi le vene,
lasciando perplessa la terra
che si chiede turbata
come, un uomo, può lasciarsi,
ferito,
morire.
E allora inventate un corteo
Che porti in gloria
Il mio inespresso rancore.
Lasciate, vili, che sia al vento
A donarvi la voce;
che possa ungere la terra,
ovunque,
la miseria del giorno.
Che avvinazzati insulti
Insozzino il cielo, chè mai
Scese
Ad alleviare il dolore.
Che le rondini smettano di agitare la primavera,
mai vidi fiori chinarsi a raccogliermi
e lodare la mia bellezza.
Che arda l’ acqua, la terra e aria
Un rogo infinito che purifichi
Ogni ipocrisia.
Che la cecità colpisca il mio sguardo
Per non guardare della terra,
con ribrezzo,
il lezzo di cui si veste.
Che mi sia recisa la lingua,
che mi sia strappato il cuore,
che mi sia portato via l’ amore,
che mi sia turbata la mente.
Oggi avrei voglia di svenire.

domenica 8 giugno 2008

sabato 7 giugno 2008

venerdì 6 giugno 2008

Danilo Pettinati


_Viandanti

Viandanti, fauna mattutina
avventori di stazioni e primi bar
dai sottopassi_ fratelli di sonno
nel risveglio metallico di grigi
umidi e freddi corrimano.

Viandanti, pensieri deformi
ombre essenziali indossano che il sole
non l'investe che di taglio, abbagliante
e una foschia l'invade ad ogni soffio
miele acerbo di sigarette.

Viandanti, popolo di Ulisse
portan sulle spalle il peso d'un fiero
migratorio scantonare, metafora
metropolitana del viaggio, spesi
in eterogeneo sciamare.

giovedì 5 giugno 2008

mercoledì 4 giugno 2008

Fais moi mal Johnny

martedì 3 giugno 2008

Davide Canzi


metropolitan

città e movimento
il cielo cambia
in un momento
scivolando tra linee metropolitane
cerchi nostalgici
di un sogno lontano
frenesia accalcata
in una carrozza
città in crescendo
vita consumata a pinte
pesce fritto e patatine
multietnie inserite
cambio di ritmo
chiudo porte di locali
osservando limousine
noleggiate per sfizio
sorsi di vita alla goccia
rigore e movimento
se mi fermo sono gia vecchio
londra in pillole
ristoranti thai sfoggiano insegne
che domani accompagneranno i ricordi
racconti d'oltre manica
piove e il sole bussa alla finestra
tra poco il vento
accompagnerà gli odori
trasportandoli altrove
salgo sul piano superiore
ordinando da bere
"una pinta per favore"

lunedì 2 giugno 2008

"Pietre Cadute" di Giacomo La Franca

Io al piano,
Pepito on the guitar.
Libreria "Archivi del '900",
Milano.
La data sinceramente non la ricordo.

domenica 1 giugno 2008

sabato 31 maggio 2008

Marco Rossari

Il mio sogno
è addormentarmi
mentre scopiamo,
farlo così bene,
scopare così piano
da restare avvinti uniti
e caldi e vinti nel sonno
dove scivoliamo.

venerdì 30 maggio 2008

Rosanna Palmieri

Tra le dita


Mani a tenermi
in mano il viso,
sul limite
appena tratteggiato
del disamore,
al termine dolorante
di un attesa infausta,
ai piedi di un futuro
in volo di frangenti
e cantilene d' acqua
che non disseta,
a rallegrarmi il buio
con perentoria
fissità di lampo
ed oscurarmi il giorno
subito dopo,
come al graffio del gesso
sopra la lavagna
fa da contro canto
il brivido che corre
lungo la schiena,
ad impedirmi,
invano,di capire
che mi fai l' amore
mentre mi disfi la vita
e che risuoni tra le dita
falso di moneta.

giovedì 29 maggio 2008

Alessandro De Francesco

e alla fine cos'è questa realtà
che se non è un qualcosa non è neppure un niente
perché nella mancanza di suoni
di un pomeriggio opaco assolato
cìè questo dolore qui che comunque si sente

la chiocciola come la bacca
scoppia sotto il passo tonfa
sul selciato il sacco della spesa
quando torno a sera e sono stanco
e scolora il cavo che mi lega al tempo

e se è vero che questa lingua sola
la si può dire essente
(o forse anche la vita
nel suo stupefacente movimento)
allora da dov'è che non si pensa il vuoto
se non come una forma un recipiente


Da Lo spostamento degli oggetti
(Cierre Grafica, 2008, pagg.62, s.i.p.)

mercoledì 28 maggio 2008

Kahlil Gibran

CANTO POESIA PAROLA

Se anche cantassi come gli angeli,
ma non amassi il canto,
non faresti altro che rendere sordi gli uomini
alle voci del giorno e alle voci della notte.

martedì 27 maggio 2008

Nazìh Abu 'Afash (Marmarita - Siria 1946)

FUGGENDO DI LA'

In sogno...
L'uomo incaricato a esaminare gli incartamenti dei rifugiati mi chiese:
- Perché sei venuto straniero?
- Per fuggire di là ...
Da paesi impazziti dove non c'è più niente verso cui rivolgermi a pregare
salvo le tombe e gli idoli...
e gli archi di trionfo ricoperti da un sudario di polvere
e di imposizioni
e cadaveri di fiori impiccati nei matrimoni dei barbari!...
Di là ...
Dove la gente sotterra la propria infanzia nelle lacrime
la gioventù nelle delusioni
la vecchiaia nella pazzia dei pazzi
la morte ... in qualcosa a cui non sanno dar altro nome
che "morte".

- E cosa vuoi fare qua
buon uomo?
- Continuare la mia vita in silenzio
(in silenzio come ho sempre fatto quand'ero là)
Osserverò le nuvole
libererò il mio spirito sotto le ali d'un piccione delle piazze...
E invidierò la libertà del cane.
Camminerò, come l'orfano, ai margini delle dimostrazioni studentesche
e dello sventolar delle bandiere bianche
il cui unico scopo è quello di dire:
"La libertà ... è più preziosa della patria
e la giustizia ... è più santa del Regno di Dio".
Sorriderò alle donne sui marciapiedi
e accarezzerò le vecchine tristi sulle panchine dei giardinetti.
E quando soffierà in me la solitudine dell'orfanismo
Entrerò furtivo nelle stazioni del metro
suonerò il mio `ud e canterò
da far tremar le pareti ...
e cigolar i sedili ...
L'aria piangerà
e l'umanità felice frenerà a stento il proprio gemito e sospirerà:
"Da qual paese di sofferenza
soffia questo canto sanguinante?!"
Perfino quando sarò sazio d'erranza, di canto e lacrime
tornerò a casa mia, nei sobborghi
curerò la mia malinconia fischiettando
e cullerò lo squallore del mio animo coi sogni,
conterò i miei piccoli passi, da un angolo all'altro,
come colui che misura la distanza fra le viti e l'aia
poi ... da un angolo all'altro:
fra le colline e le fonti! ...
E per consolare il mio spirito nelle desolate domeniche d'autunno
pianto i bulbi di narciso e ciclamino... sul davanzale della mia finestra
per illudermi che io continuo - come nelle primavere del passato -
ad affacciarmi sui campi del mio paese piangente...
e sui suoi monti malati...
e alla sua atmosfera sottomessa e imbalsamata.

E quando gli incubi mi assaliranno
uscirò alla luce della terra, (perché qui si esce nelle tenebre)
vagherò per le strade come i turisti squattrinati:
il bavero della giacca sollevato
il cuore in pianto
le mani in tasca...
e sulla mia bocca
gocce di pioggia pulita
come le lacrime degli orfani.
Mi soffermerò alla porta di Dio come il mendicante... e balbetterò:
"O Signore... fammi tornare nell'utero di mia madre
per riscaldarmi nel buio delle sue viscere
e succhiarmi il pollice sotto i battiti del suo cuore generoso d'asceta.
Fammi tornare... all'acqua della sua santa tenerezza
dove la placenta è più luminosa del mare
e la serenità più eloquente della musica;

O Signore... riportami all'utero".

** *** *** **
Per questo son venuto, signore
per via dei sogni son venuto
per la felicità del cuore che fa piangere lo straniero
per questo son venuto
fin qui, dove è possibile all'uomo - senza vergogna - inginocchiarsi alla debolezza
e adorar la bellezza
inebriandosi del profumo della tenerezza dell'uomo.
Son venuto... per mondare la mia miseria col pianto
e rattoppare gli strappi della mia vita coi sogni.
Son venuto a continuare la mia vita in silenzio
appoggiandomi coi gomiti sul tavolino in un angolo del caffè
a scriver lettere e poesie... e lottar contro il rimpianto
maledicendo i tiranni
l'inquietudine
e le insidie della vita
bramando un paese feroce
in cui non mi auguro... neanche di morire.

Damasco 1998

lunedì 26 maggio 2008

Vivianne Lamarque

Vù Cumprà



tutti non fumare,
venduto niente



Agosto ce ne andiamo
vi lasciamo Milano

vigilate voi, noi assenti

sulle nostre case eleganti

sui bei ladri distinti

sui governanti

noi ce ne andiamo, vi lasciamo

i nostri cani adorati

affamati assetati

ce ne andiamo, vigilate voi

sulla statuina che è d’oro

che non se la portino via

vi lasciamo in compagnia

i nostri cani adorati

affamati assetati

e poi piccioni e piccioni

e sotto i piccioni

statue dai grandi nomi

statue rinomate

ma voi come vi chiamate?

Vi abbiamo tolto anche i nomi

nelle nostre città

vigilate voi, voi Persone

che chiamiamo Vù Cumprà.

domenica 25 maggio 2008

Heinrich Heine

I Tessitori della Slesia

Non han ne gli sbarrati occhi una lacrima,
Ma digrignano i denti e a' telai stanno.
Tessiam, Germania, il tuo lenzuolo funebre,
E tre maledizion l'ordito fanno -
Tessiam, tessiam, tessiamo!


Maledetto il buon Dio! Noi lo pregammo
Ne le misere fami, a i freddi inverni:
Lo pregammo, e sperammo, ed aspettammo:
Egli, il buon Dio, ci saziò di scherni.
Tessiam, tessiam, tessiamo!

E maledetto il re! de i gentiluomini,
De i ricchi il re, che viscere non ha:
Ei ci ha spremuto infin l'ultimo picciolo,
Or come cani mitragliar ci fa.
Tessiam, tessiam, tessiamo!


Maledetta la patria, ove alta solo
Cresce l'infamia e l'abominazione!
Ovo ogni gentil fiore è pesto al suolo,
E i vermi ingrassa la corruzione.
Tessiam, tessiam, tessiamo!

Vola la spola ed il telaio scricchiola,
Noi tessiamo affannosi e notte e dì:
Tessiam, vecchia Germania, il lenzuol funebre
Tuo, che di tre maledizion s'ordì.
Tessiam, tessiam, tessiamo!


P.S.
Il testo in questa pagina è preso da:

Wege zur deutschen Literatur - neu , 2 volumi,
di Luisa Martinelli Stelzer
Firenze, Bulgarini-Innocenti, 2001
Copyright by Editrice Innocenti - Trento

sabato 24 maggio 2008

venerdì 23 maggio 2008

giovedì 22 maggio 2008

Guillaume Apollinaire

Autunno

Se ne vanno nella nebbia un contadino storto
E il suo bue lentamente nella nebbia d'autunno
Che cancella le borgate povere e vergognose.

Mentre s'allontana il contadino canticchia
Una canzone d'amore e d'infedeltà
Che parla di un anello e d'un cuore infranto.

Oh l'autunno l'autunno ha ucciso l'estate
Se ne vanno nella nebbia due grigie figure.

mercoledì 21 maggio 2008

Giuseppe Ungaretti

La madre

E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d'ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

martedì 20 maggio 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi

casa con vista sull'animo

un angelo appare in sogno
dice cose giuste
nella sua sapienza
di vissuta esperienza
sto seduto su una sedia
controllandomi la pressione
ritrovo conforto
mi confondo
tra i miei discorsi
da sbronzo
gocce di luce
zampillano dagli occhi
il riflesso del desiderio
ascolto consigli
con enfasi
mi scappa un sorriso
di quelli veri
e mi congedo dalla nobile anima
guardandola in volto per ore
incantato & assorto
la vedo distante
ma è sempre con me
abita nel mio motore
una casa con vista sull'animo
e quando apre le finestre
c'è sempre il sole...

lunedì 19 maggio 2008

Poesia del giorno: Alessandro Parronchi

Consólati, questa perdita non è l’ultima.
Altre cose ami. E tutte
dovrai perdere a poco a poco, o tutte
insieme.
D’altronde solo in vista della perdita
è apprezzabile un bene.
Consólati. O piuttosto spazza, annulla,
fai il vuoto nel tuo cuore.
Non altro il futuro ti serba
che tra quattro pareti un’anima deserta.

giovedì 15 maggio 2008

Poesia del giorno: da "Budapest"


L'amore ai tempi della metropolitana
(linea rossa direzione Sesto S. Giovanni)

Ridere di te e di me
che eravamo 2 manichini di latta che si tenevano per mano
che sapevamo di cemento e ci sporcavamo d'asfalto.
Ridi di gusto e di me
che scrivo versi a una sposa che non ho mai avuto,
perchè poi l'unica vera poesia
era tenerti sulla punta delle dita dentro al nostro bar
quando a Milano il cielo era ancora azzurro
perchè non avevano
tolto il sole.
La tristezza del mio cercarti,
l'inutilità nell'incontrarti,
la disperazione del ricordarti.
E poi la pena degli occhi stuprati:
mi si stringe ancora il petto
a pensare che ti proteggo in testa
fra questi porci che si sbranano.
E trascinarsi
nell'orrenda bellezza di questo mondo,
la croce di ogni veglia
e della notte che non sazia,
e guardare il mondo attraverso una bottiglia,
e poi vivere,
vivere nonostante tutto,
nonostante
morte.

Gassman recita recita i poeti latini (Ovidio, Marziale...)

mercoledì 14 maggio 2008

L'aforisma: Oscar Wilde


Avere avuto una buona educazione, oggi,
è un grande svantaggio.
Ti esclude da tante cose.

martedì 13 maggio 2008

Poesia del giorno: Julio Cortazar

La madre

Davanti a te mi vedo nello specchio che non accetta mutamenti, né cravatta nuova né la pettinatura così. Lo vedo che è questo che tu vedi che io sono, il pezzo che si è staccato dal tuo sogno, la speranza a boccasotto e coperta di vomiti. Madre, tuo figlio è questo, abbassa gli occhi perché si azzitti lo specchio e possiamo riconciliarele nostre bocche.. A ogni lato dell'aria parliamo di cose diverse con uguali parole. Sei una colonna di cenere (io ti ho bruciata), un asciugamano sull'attaccapanniper le mai che passano e si fregano, un enorme gufo dagli occhi grigi che spera ancora la mia nomina decorativa, la mia dichiarazione confotrme alla giustizia, alla bontà del buon vicino, alla morte radiotelefonica. Non posso allegarmi, mamma, non posso essere ciò che ancora vedi in questa faccia. E non posso essere altra cosa in libertà, perché nel tuo specchio di blando sorriso c'è l'immagine che mi schiaccia, il figlio vero e a misura di madre, il buon pinguino rosa che va e viene e tanto coraggioso fino alla fine, la forma che mi hai dato nel tuo desiderio: onorato, affettuoso, diplomato, pensionabile.

lunedì 12 maggio 2008

Poesia del giorno: Michele Simone


Adagiarsi sui prati e intrecciare
Corone di fiori, non per poter lasciar
Sui colori la dolcezza di un amore,
ma intrecciare per farne un cappio
e morire eleganti e in pace col sole;
così raccontava distratto un signore
ancora giovane a me ancora più
giovane: ma un ricordo ancora
più chiaro era il sorriso sicuro
e ben serrato in una profonda
gioia di cui ancor ora non mi
spiego il motivo.
La labbra appena socchiuse
Parevano baciare l’ aria
E “morte”, suonava fra esse,
quasi avesse detto “amore” ,
poi scorsi i suoi occhi bruciati
fra i ricordi ancora sospesi,
sonnambuli anch’ essi, come
lui che muoveva i suoi passi
noncurante di cose e persone,
come un oscuro viandante che
senza curarsi dell’ altrui cordiale
sorriso sorvola sul mondo
ignorandone pace e bellezza
avendo già in sé, pace e bellezza,
al sicuro rinchiuse nella quiete
del suo umore. Un’ angoscia trafisse
il mio squallido e pallido percepire:
ch’ io non avessi colto e capito
niente? CH’ io avessi permesso
al mondo di oscurarsi e non lasciarsi
accorpare a me?
Me lo chiedo tutt’ ora,
davanti ad un cadavere felice,
che mi chiese di guardarlo
per scoprire nella profondità del lutto
l’ amaro della vita splendore.

domenica 11 maggio 2008

La domenica poesia d'autore: Camillo Sbarbaro


Non, Vita, perchè tu sei nella notte
la rapida fiammata, e non per questi
aspetti della terra e il cielo in cui
la mia tristezza orribile si placa:
ma, vita, per le tue rose le quali
o non sono sbocciate ancora o già
disfannosi, pel tuo desiderio
che lascia come al bimbo della favola
nella man tratta solo delle mosche,
per l' odio che portiamo ognuno al noi
del giorno prima, per l' indifferenza
di tutto ai nostri sogni più divini,
pel non poter vivere che l' attimo
al modo della pecora che bruca
perl mondo questo e quel cespo d' erba,
e ad esso si interessa unicamente,
pel rimorso che sta in fondo ad ogni
vita, d' averla inutilmente spesa,
come la feccia in fondo al bicchiere,
per la felicità grande di piangere,
per la tristezza eterna dell' AMore,
pel non sapere e l' infinito bujo...
Pel tutto questo amaro t' amo, Vita.

Camillo Sbarbaro, "Pianissimo" 1911

sabato 10 maggio 2008

venerdì 9 maggio 2008

Poesia del giorno: John Sbranza



Via Roma

Se chiudo gli occhi e ricordo a quand’ero felice
trovo solo immagini sfumate di aspettative incomplete passate per vizi
e vicissitudini tette sberle e schiaffi come gocce di denaro sugli occhi
Il possesso è la rovina dell’amore ed io forse vivrò di possessi
ma almeno non soffrirò del dolore della tua rovina che mi dimentica
Mi sono comprato la forza di litigare lavorando venti ore al giorno
e le mie camere di sofferenza ancora non mi volevano coccolare
Voglio sentire il tuo nome urlato tra le soglie del rancore
e poi drogarmi senza senso, … ma non posso!
… E se le nuvole avessero pazienza,
si vedrebbe luce negli occhi guardare la vera pena
bruciare sotto un sole ignorante.
Se mi battessi per un tuo sorriso
perderei l’armonia delle parole insane e costanti
per questo preferisco tacere pulito
adagiato fra le tende dei miei incubi.

giovedì 8 maggio 2008

Poesia del giorno: Paolo Ornaghi


VASCELLO EBBRO
(Omaggio ad A. Rimbaud e C. Godano)


Come un vascello ebbro
Alla deriva tra onde
Barcollo in tracollo
Con chiodi nella testa
Residui di una festa mesta.

Gorgoglio fluido d’isciaquio
Tra le spume di un mare di ghiaccio
Squassi forti e neri, nel legno, muovono l’intorno
Corde consunte che frustano
E si spezzano a vabordo
E grida d’uccelli che lacerano il buio della notte
Mentre sbattuti dal vento cantano tormento per ogni inappagato fermento.

Gorgogli, gorgogli, gorgogli di flutti
Tra remi spezzati e distrutti
Mentre il battello ebbro
Del mio interno procede sereno
Verso l’inverso del senso estremo.

Perdo il timone, perdo il controllo
La riva è la deriva:
naufragio ineluttabile spaccato su uno scoglio.
Fragori sulla rotta dello schianto
Lampi, tuoni e saette e schiatti di sangue,
rumori di corpi che vengono abbattuti
echi di sirene sinuosi singulti sensuali
e tanti, tanti canti per ebbri e stanchi viandanti…

questo ogni giorno mi narra l’esistenza:
per quanto contro il mare mi sforzi a navigare
v’è un’ unica certezza nell’oblio del naufragare
e nulla scivola via tra le dita
come questa fole traversata
che ha nome “Nostra Vita”

mercoledì 7 maggio 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi


Pesci fuor d'acqua

immersi in questo oceano
di disperazione,
sfioriamo la superficie
ruvida del fondo,
scavando nuove fosse,
per obiettivi morti,
galleggiando sulle delusioni,
restando a mezz'aria,
senza avere sicurezze,
sotto i piedi,
senza avere certezze,
sopra la testa,
navighiamo senza meta,
persi nella vita,
la routine di ogni giorno,
ci deteriora lo spirito,
gli appariscenti momenti felici,
sono meteore,
che brillano per qualche istante,
illudendoci di poter
far parte del firmamento.
E' solo un gran tuffo a capofitto,
in pozze di vino macerato,
rancide aspirazioni,
ci aspettano sul fondo di un bicchiere,
apatia in ogni sorso,
e frustrazione dell'io.
Anche l'autodistruzione,
è tristezza pura...
Nuvole ci guardano,
e corrono veloci,
per non essere contagiate.

martedì 6 maggio 2008

Poesia del giorno: Alessio Caccavale


PENSIERI AL VIDEOPOKER

La malattia del nostro tempo
si chiama depressione.
Un tentativo di viver di più
gridando a tutta voce senza fiato..
Le macchinette del videopoker,
nascondono la combine del fallimento,
mi manca un niente per trovarla.
Ed i visi paiono terra da cospargere di sale
per mai più far ricrescere tristezza.
I voltii dei perdenti a fianco fanno scudo per non agire
in questa sala disgraziata e disperata
in cui l’uguaglianza pare il male da estirpare,
e i medici sono cani senza camice
che cambiano soldi, e guadagnano anime.
Siamo tutti figli della speranza,
quella grande puttana,
e girare la manovella pare dare un sollazio,
piuttosto che ruotare l’ascia della disfatta.
Tanti compari e nessun amico.
Tante parole e nessun discorso.
Le mura sono dipinte di smorfie disumane,
marcite ai nostri stessi posti.
Quanto vale un caffè dopo tempo,
una passeggiata nel parco,
perché scrivere di emozioni.
-C’è da spostare una macchina-
-Per fortuna non è mia-
Voglio fare di nuovo l’amore e
se mi viene a costare tanto,
mi venga detto subito.
Trovo oneste le ragazze della Novedratese,
mi sono rimaste solo loro come amiche,
per bere un tè a 50 euro d’un fiato.
Sono quello che sono,
non fanno domande
non danno risposte,
Come qui!dlin
Sfruttate, deluse, mercificate
Come me!dlin
Anche io ho il mio protettore
e devo fare i conti con lui.
La libertà della felicità,
l’ho lasciata solo due passi più in la,
ma non posso lasciare il mio posto,
qualcun altro me lo ruberà, lo so;
e mi è rimasto solo questo.
Voglio dimenticare tutto.
Basta vivere di passati arcobaleni.
Dlin! Un’altra moneta l’avevo in tasca.
So che troverò qui la soluzione,
e so che non mi piacerà,
ma questo solo mi resta,
il mio nero sgabello traballante.

lunedì 5 maggio 2008

Poesia del giorno: da "Budapest"


Abolitio memoriae
(L’amore ai tempi di Milano)


So d’essere un esempio perfetto di quest’umanità
degradata,
so però che tornerai.
Bruceranno le periferie,
i vecchi spegneranno i televisori,
i ragazzi rideranno di ogni pubblicità.
Gli ipermercati si faranno campi di grano,
le tangenziali ti chiederanno scusa
per averti fatto perdere tempo.
I tuoi occhi mi prenderanno per mano
tra i demoni della circonvallazione,
le tue guance saranno cotone
per assorbire il sangue del passato.
Il tuo pensiero proteggerà il nostro cammino.
Le ciminiere fuggiranno di corsa e
quando tornerai
ai tossici verranno le braccia pulite,
agli ubriaconi le mani ferme.
Sarà seta il cemento,
e in Piazza Affari quelli in giacca e cravatta
urleranno i versi dei poeti migliori.
Nei bar gli angeli verseranno la leggerezza del vento,
e la gente smetterà di ammazzarsi,
come a Milano si fa,
senza muovere un dito.
Saliremo insieme sul mio Calvario per fare l’amore,
gli spacciatori abbracceranno i carabinieri,
e nella luminescenza dell’orgasmo
Milano finalmente
tra le tue braccia materne
serena
s’addormenterà.

domenica 4 maggio 2008

La domenica poesia d'autore: Angelo Maria Ripellino

Tutto si perde

Tutto si perde in un vischioso, amorfo
disperato brulichio di amebe,
in un nauseante pantano di miele.
Tutto s’ingolfa in un giallo, in un putrido
magma di cisposa fanghiglia,
naufraga nella morchia d’una gora,
tra un funesto corale di gufi.
Tutto il tuo fervore, la tua fretta
d’incollare i frantumi della vita,
tutto l’entusiasmo con cui edifichi
in ore felici viadotti di immagini,
teatrini di parole imbellettate,
tutto è corroso dall’indifferenza,
dalla pigrizia, dal cruccio di chi ti circonda.
Tutto s’accartoccia e si deforma
nello specchio ricurvo dell’accidia,
tutto raggela in un abulico stupore,
come una vecchia città spaventata.
E intanto da ogni piega dello spazio
ammicca, guercio e beffardo, il Burlesco,
intanto squilla sempre più vicina
la lunghissima tromba del Giudizio.

sabato 3 maggio 2008

Cab Calloway, "Minnie the Moocher"

Il primo video clip della storia.

venerdì 2 maggio 2008

Paradisi Noir

giovedì 1 maggio 2008

Poesia del giorno: Michele Simone

Respiri suoni caldi
Affondando la testa;
un tumulto di pensieri
tinti
di insondabile nero.
Maledetto rancore
S’ annebbia la vista
E non tiepidi
Sussurri
A gonfiarti il cuore,
infeconde emozioni
a tormentare
l’ aria e il respiro.

E poi
Scordarsi il volto del mondo
E poi
Mutilare tutti i sorrisi
E poi
Ammalare il sole

Per finalmente annientare ogni colore.

mercoledì 30 aprile 2008

martedì 29 aprile 2008

Poesia del giorno: Michele Simone

Fra ricami di cielo
Schisti di luce
Raccolti sulle colline
E il vento infuria
Scagliando riflessi
Spersi
Ovunque.
Disarmonia della quiete

lunedì 28 aprile 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi

Lamenti orfani



Ti seguo da lontano

Con i miei sentimenti

Li tengo legati al collo

Per guardarli e piangere

Ho vissuto come un’asceta

In mezzo alla gente

Ho seminato speranze

In ogni dove

E la bufera le ha sparse

Rendendole orfane

Cammino per strada

Stringendo la tua immagine

Non ho tue foto

E non riesco a sorridere

Rimpiango i tuoi occhi

Che mi guardavano distratti

Percorro i vicoli

Di questo cimitero

di emozioni e lacrime

la vita mi ha fatto male

e le ferite sono profonde

sento il sangue

colarmi dalle vene

mi siedo su una lapide

e penso al futuro

i crisantemi hanno un colore vivo

i miei pensieri sono in bianco e nero

mi addormento

e ti rincorro nei sogni

sei distante anche nel mio subconscio

mi sveglio con gli occhi gonfi

e mi sfogo in un pianto

ho dimenticato

il sapore dell’amore

torno a casa

con gli occhi lucidi

e la pioggia nasconde

le mie lacrime

domenica 27 aprile 2008

venerdì 25 aprile 2008

Poesia del giorno: Orazio


Carpe diem (Quinto ORAZIO Flacco, a Leuconoe, Odi, Libro Primo, II)

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius quicquid erit pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Tu non cercare di sapere, è sacralmente vietato saperlo, quale destino gli dei abbiano assegnato a me e quale a te, Leuconoe, e smettila di interrogare i calcoli babilonesi. Quanto è meglio sopportare ed accettare qualunque cosa accadrà!,
sia che Giove ci conceda di vivere molti altri inverni,
o solo quest'ultimo, che ora stanca il Tirreno infrangendolo contro le opposte scogliere: sii saggia, filtra i vini e nel breve spazio della vita tronca la lunga speranza. Mentre parliamo, ecco il tempo geloso sarà già fuggito: afferra il giorno che passa, fida il meno che puoi nel domani.

giovedì 24 aprile 2008

Poesia del giorno: Lorenzo Andrea Paolo Balducci

Lacrime di tergicristallo e nebbia,
lacrime di pianoforte, piano.
Peana
per un'altra notte da bruciare in fretta,
per altre sigarette da
mangiare.
C'è silenzio, ora c'è silenzio,
però ancora non si sente ciò
che penso.
Vecchi cuori da gelare ancora,
sotto chili di sorrisi senza
amore.
Abitacolo buio.
Astronauti muti.
Esploratori rubati
a qualcosa
che assomigliava al sonno.

mercoledì 23 aprile 2008

Arturo Fiesta Circo

martedì 22 aprile 2008

Poesia del giorno: Rosanna Palmieri

Tempo di mezzo


Affondo mani da macello
nella mia carne sterile,
rovisto tra le viscere
sorde alla mia sorte,
il corpo se ne frega
di quel che sente il cuore,
l' utero ricolmo
di niente di nuovo
si libera dell'ennesimo,
improbabile germoglio,
m' insanguina altre notti
gonfie di desiderio,
mi sfianca altre giornate
pigre e disabitate,
mi batte implacabile
un tempo di mezzo,
male raccordato
a un prima e a un dopo,
catena ben incominciata,
che si smaglia dal centro
per non so dove.

lunedì 21 aprile 2008

Poesia del giorno: John Sbranza

Alta marea
(vieni tu per coprire il dolore)

Avrò un Bar nell’Atlantico
dove nessuno vorrà ricordare
perché chi perde l’anima ha solo ricordi
di bellezze annientate dalla vita
che pesanti ma belle si rendono uniche
nei suoi gesti
Ci sarà un amico migliore da stuprare come
puttana
ed una mente da straziare per rendere liberi
gli ultimi sospiri di rancori
entusiasmati dalla sorte
… e così sarà per lei
che ti sfiorerà le mani nel passato
che ti aspetterà sulla porta per chiudertela in faccia
per renderti il primo di cento milioni
e chiamarti per caso in una notte d’aprile
Avrò un Bar nell’Atlantico
per servire ricordi
e non scordare mai
le imposizioni subite
… e così morirò di dolore
e così la mia anima perduta
e così di tanto in tanto
per gridarti “Ti amo”.

domenica 20 aprile 2008

Sul Nero

venerdì 18 aprile 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi

NEL SILENZIO

Anche il silenzio parla,
ma non fa dormire,
ci stordisce,
mutandoci l’espressione,
brandisce la nostra corteccia,
e distrugge il contenuto,
nutrendosi di neuroni,
corrodendo i buoni pensieri,
svuotandoci…
Crudele!
Cenere torneremo presto,
ed il vento,
ci spingerà ai confini del mondo
lasciandoci dispersi
in silenzio,
nel silenzio…

giovedì 17 aprile 2008

Poesia del giorno: Erminio Giunta

Figli

Siamo figli di fiori di plastica,
fragili,schizzofrenici,
tagliamo il cielo a metà
come sottili arcobaleni neri,
maledicendo coloro
che indifferenti
ci strappano gli occhi e le piume;

siamo la risata isterica
la nevrosi
i denti digrignati
nel buio delle nostre stanze
siamo la noia e la menzogna,
di notte cavalchiamo
bianchi destrieri alati,
ma quando sorge il sole,
cigni di carta, affondiamo
nelle acque malate del Lambro.

mercoledì 16 aprile 2008

MINUTE STANZE. MARCO MORGAN CASTOLDI

Minute Stanze è un progetto video ideato da Graziano Staino nella forma di un visionario percorso musicale che trascina lo spettatore verso un mondo sommerso. Le tappe di questo poetico viaggio sono segnate da nove ideali stanze della durata di un minuto ciascuna. Oscure immagini in movimento nascono dal contrasto di luce e ombra accompagnate dalla musica di alcune delle personalità più significative del panorama musicale italiano: Morgan (Heart of Mother), Afterhours Compleanno di Andrea), Cristina Donà (In fondo al mare), Marco Parente (Amore e Governo) e ancora un minuto di Paolo Benvegnù, A Toys Orchestra, Micevice, Songs for Ulan e Lorenzo Corti.
Elemento centrale di queste Minute Stanze è quindi l'acqua, vista come l'elemento dove rifugiarsi immersi in una atmosfera senza tempo dove si placano le voci e le minacce del mondo reale.un posto dove trovare pace.
Presentato in vari festival internazionali e mandato in onda nella trasmissione Fuori Orario su raitre,minute stanze e' adesso visibile su Youtube.

martedì 15 aprile 2008

Poesia del giorno: Alessio Caccavale

SCOMMESSA A UN POSTO DI BLOCCO

Sono di fretta, mi lasci passare.
Mi hanno appena pagato,
DEVO scommetter la vita su cose truccate.
Sempre.
Si può? Ci può scommettere agente,
e ogni volta pensando di vincere.
E la sua folle velocità, il cellulare,
la cintura e i fari?
Mi gioco tutto, ce n’è anche per lei,
se mi lascia andare.
Come premi può ritirare fallimenti,
in contanti, da noi in caserma.
Come promesse di felicità,
le inviamo a casa,
assegni postdatati.
Tutti vivono per soldi,
ed io che respiro promesse,
salto un passaggio e fingo
di adattarmi allo spietato mondo
di sigarette senza filtro,
birre senza alcol,
guida senza patenti.
Ha vinto l’Inter ieri sia allegro…
-Provare a sfogliare una gazzetta rosa,
non mi rende parte del tutto,
solo filo interdentale per denti marci,
come quelli della sua bocca schifosa.
Ha gli occhi gonfi e neri,
di giuramenti irreali
e fazzoletti sporchi di muco
pieno di cocaina.
Sono nauseato,
chissà che andare a piedi
non mi tolga un po’ di merda di dosso.
Si tenga tutto,
cambio lavoro,
sarò un cacciatore di mulini a vento,
a caccia di rose.
Fiori tremate.
Ed ho già la tessera del sindacato.
Comprerò un fucile ad aria compressa
E poi bam bam bam…-
Ci vediamo in caserma domani
Ci può scommettere…

lunedì 14 aprile 2008

Poesia del giorno: Michele Simone

Guardo con occhi asciutti per meglio vedere
L’ intimo distacco che si crea nel mondo
E vedo con sguardo incerto
Il vuoto relazionale
E sento con animo arreso
Il nulla propagarsi
E affoga
Il disperato urlo
Che sorge imponente
Per spegnersi
Subito,improvviso,
in un disarmante squallido silenzio.

Girando solo per città sconosciute,
-anche i sogni…-
passi che si susseguono,
senza il conforto di
sonori rimandi accanto.

domenica 13 aprile 2008

La domenica poesia d'autore

"Quand’anche Babilonia s’elevasse fino al cielo,
quand’anche rendesse inaccessibili i suoi alti baluardi,
le verranno da parte mia dei devastatori, dice l’Eterno.
Giunge da Babilonia un grido,
la notizia di un gran disastro dalla terra dei Caldei.
Poiché l’Eterno devasta Babilonia...
Così parla l’Eterno degli eserciti:
le larghe mura di Babilonia
saranno spianate al suolo,
le sue alte porte saranno incendiate."

(Geremia 51:53-58 - L).

V'aspetto questa sera all'Arci Gandhi di Carate Brianza,
ore 19.30.

sabato 12 aprile 2008

Il Sabato del Villaggio: J.F.Kennedy

(...)Ciò che vale per questa città, vale per la Germania. Una pace veramente durevole
in Europa non potrà essere assicurata fino a quando a un tedesco su
quattro si negherà il diritto elementare di uomo libero, e cioè quello della libera
scelta. In diciotto anni di pace e di buona fede, questa generazione tedesca
si è guadagnata il diritto di essere libera e con esso il diritto di unire le
famiglie e la nazione in pace durevole e in buona volontà verso tutti i popoli.
Voi vivete in un'isola fortificata della libertà; ma la vostra vita è parte della vita
del mondo libero. Vorrei quindi chiedervi, concludendo, di levare il vostro
sguardo al di là dei pericoli di oggi e verso la speranza di domani, al di là della
semplice libertà di questa città di Berlino o della vostra patria tedesca e
verso il progresso della libertà dovunque, al di là del muro e verso il giorno
della pace con giustizia, al di là di voi stessi e di noi, verso l'umanità tutta. La
libertà è indivisibile, e quando un uomo è in schiavitù, nessun altro è libero.
Quando tutti saranno liberi, allora potremo guardare al giorno in cui questa
città sarà riunita - e così questo Paese e questo grande continente europeo - in
un mondo pacifico e ricco di speranza.
Quando questo giorno infine verrà - e verrà - la popolazione di Berlino Ovest
potrà avere motivo di misurata soddisfazione per il fatto di essersi trovata
sulla linea del fronte per quasi due decenni. Tutti gli uomini liberi, ovunque
si trovino, sono cittadini di Berlino. Come uomo libero, quindi, mi vanto di
dire: Ich bin ein Berliner.

venerdì 11 aprile 2008

Poesia del giorno: Francois Villon

BALLATA DI MARGOT LA CICCIONA


Se amo e servo la mia bella con devozione,

forse mi ritenete vile o stolto?

Le sue virtù sono arcinote a tutti,

per il suo amore io sono pronto a battermi.

Quando vengono i clienti corro coi bicchieri,

verso il vino senza spanderne una goccia,

reco acqua, formaggio, pane e frutta.

E se pagano bene dico: "Agli ordini!

Tornate pure quando siete in fregola,

in questo casino dove ce la spassiamo"



Ma qualche volta scoppia una gran lite,

capita se Margot viene a letto senza soldi,

non la posso vedere, la odio con tutto il cuore.

Le prendo allora i vestiti e la cintura

E giuro che me li terrò come pegno.

Coi pugni sui fianchi lei mi grida "Anticristo!"

e promette nel nome del Salvatore

che me la farà pagare; io afferro un tizzone

e minaccio di sbatterglielo in faccia,

in questo casino dove ce la spassiamo



Poi facciamo pace e lei emette un peto

più velenoso di un laido scarafaggio.

Ridendo m'assesta un pugno sulla testa,

"Bello" mi chiama e mi batte sulla coscia.

Ubriachi dormiamo come ghiri.

E quando si risveglia con la voglia,

per godere di più mi monta a cavallo;

sotto di lei sono come un asse appiattito

e il gran scopare mi riduce uno straccio,

in questo casino dove ce la spassiamo.



Vento, tempesta, gelo, il mio pane è sicuro;

Io sono un porco, porca è la mia compagna

Lei ed io siamo bene accoppiati,

L'uno vale l'altra: io il topo, lei la gatta;

Osceni siamo, l'oscenità ci segue;

Non vogliamo l'onestà, non è di casa

in questo casino dove ce la spassiamo.

giovedì 10 aprile 2008

Poesia del giorno: Danilo Pettinati

SCENDO

Negli anfratti dove si fa la storia
per quelli che la storia la fanno
e non ci vivono soltanto. Gli ultimi
si chiamano e sono vivi, leggermente
offesi dall’opulenza degli altri
ed io tra loro, solo, mi sento
vivo. Perché difforme.
Siccome informe non trovo
che giù nell’infernotto, respiro
come il mio, comico e grave, leggermente
acerbo, spina nel fianco d’un sentire
come odore muto di legnaia. E mischio
comico e grave, per quanto so fare
a volte ribrezzo tanto mi sento,
per quanto solo, vulnerabile.

mercoledì 9 aprile 2008

Io?Drama. China sulla fine del mondo

Stasera Fabrizio Pollio (io?drama) e Marco Bugatti (Grenouille) @ Arci Tambourine, via Carlo Tenca 16, Seregno (MI)

martedì 8 aprile 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi


deja vu di un deja vu

a volte stacco la mente
e compio viaggi eterni
devo paesaggi
scrutando tra i pensieri
ho avuto un deja vu di un deja vu
un'epifania al quadrato
la sensazione di sognare
quel che sto vivendo
in un sogno
mi ha colto d'improvviso
in contropiede
perfettamente spiazzato
volgo lo sguardo
guradandomi attorno
...nessuno se n'è accorto!
ho fatto un passo nel futuro
percorrendo il passato
ho invaso un campo proibito
ma nessuno mi ha visto...
Non sono allineato
con il resto dle mondo
ho un passo irregolare
mi fermo spesso
a pensare al tutto e al niente
sono confuso
rinchiuso in un'altra dimensione
perfettamente
inserita nella vostra
e ogni tanto
quando apro gli occhi
sogno deja vu....

lunedì 7 aprile 2008

Poesia del giorno: Paolo Ornaghi


ANNA SA DI SABBIA

In definitiva questo è il posto sbagliato ed è la tua piva ad avermi stancato.
C’è Cristo appoggiato al bancone di un bar - nessuno l’ha visto iniziare a sputar.
Ci son pargoli che bevono fuoco mentre scendono al mare. C’è sangue sul tuo letto e persone che voglio incontrare e quando tu piangi invocando il tuo sole io so di esser falso e son solo parole.

Nel silenzio di una notte veloce e inconsapevole grido il tuo nome: “sei Tu il colpevole!”.
Vedo gente a me simile che si stringe la mano, vedo uomini assurdi temporeggiare lontano.
Quando ti chiedo soldi tu mi dai legno, quando ti sento ghignare scoppio di sdegno.
Ti succhio la mente o ninfa beata, come una sanguisuga ai tuoi pensieri avvinghiata.

Tu stessa l’hai detto indicando costoro, io invece gli ignoro, io invece gli ignoro.
Son le persone positive che rincorrono il vento, son le persone positive che soffocano il sentimento e quando li guardo che perdono tempo fan solo dei versi che si dissolvono a stento. Fra tutte le macchie e il sudore fetente io amo il tuo cuore e questa mia gente.

sabato 5 aprile 2008

giovedì 3 aprile 2008

Da Berlino Est

Le donne sono come le periferie delle
metropoli,
fanno tutte cagare.

Lorenz Andrehe Paolen Balduccen

mercoledì 2 aprile 2008

Da Berlino

Un riflusso di luce
nell´Est del mio cuore

E
neanche
Ti ho
Chiesto
il Nome.


Matteo Potzen,
critico d´arte danese
e astronomo di fama
mitteleuropea.

martedì 1 aprile 2008

Da Praga

Innamorati ci siamo
della fata verde
degli Assenzi.

sabato 29 marzo 2008

mercoledì 26 marzo 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi

Il guardiano delle porte

Guru,
mio insegnante,
sto alle porte,
e attendo,
seduto nel mio karma,
in assolta meditazione.
Fermo immobile,

sono il guardiano delle porte,
ho la chiave,
e guardo l’orizzonte,
non un battito di ciglio,

non un sussurro del vento,
sento le vibrazioni,
oassarmi attraverso,
e andarsene via.
Comprendo il linguaggio del mondo,
ma non so metterlo in pratica,
la teoria è rinchiusa,
nel grande libro dell’essere.
Aspetto con pazienza,
il giorno dell’eclissi,
quando le porte,
saranno di nuovo allineate,
in un solo ed unico punto,
il fulcro dell’universo,
per assaporare l’infinito...
Ma non è stagione questa.
100 anni son passati,
e 100 ne passeranno
sono il guardiano delle porte.
Attendo la purificazione,
per vedere il mondo,
nel suo vero aspetto…

martedì 25 marzo 2008

lunedì 24 marzo 2008

I giorni d'Albione: John Donne

Alchimia d'amore


Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d'Amore,
dice, dove risiede il centro della sua felicità:
ho amato, ho conquistato e detto,
ma se dovessi amare, conquistare e dire, finchè non sarò vecchio,
non potrei mai comprendere quel nascosto mistero;
oh, non è che impostura tutto quanto:
e come nessun alchimista ha potuto scoprire l'Elisir,
ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso
se per caso gli accade di scoprire
qualche odorosa sostanza, o nuova medicina,
così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato,
ma non trovano altro che una notte estiva simile all'inverno.
La nostra pace, il denaro, l'onore e il nostro giorno,
questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d'aria?
In questo ha fine amore, che ogni uomo
può essere felice come me se può sostenere
la breve vergogna di una farsa nuziale?
Quell'infelice amante che afferma
non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti,
e che pretende trovare in lei un Angelo,
in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire
nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere.
Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo
ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma.