domenica 30 settembre 2007

La domenica poesia d'autore: Vittorio Sereni


LE CENERI

Che aspetto io qui girandomi per casa,
che s'alzi un qualche vento
di novità a muovermi la penna
e m'apra una speranza.
Nasce invece una pena senza pianto
né oggetto, che una luce
per sé di verità da sé presume
- e appena è un bianco giorno e mite di fine inverno.
Che spero io più smarrito tra le cose.
Troppe ceneri sparge attorno a sé la noia,
la gioia quando c'è basta a sé sola.

sabato 29 settembre 2007

venerdì 28 settembre 2007

Poesia del giorno: Cristina D. da Udine


La fossa è fredda, rossa. E' a misura.
Una gola spalancata che inghiotte anime come grilli.

Il vento penetra come un amante, le bianche radici
puritane gli mostrano denti guasti e ingioiellati

simili a piccoli sudici soli.
L’osso riconosce l’ultima casa con ancora tutta la carne

addosso, l'illusione è solamente un orologio inesatto
che in mezzo alle nuvole cambia colore delirando

osserva il coricarsi del viaggiatore nell'esiguo rettangolo.
Gelida certezza è il raggiungimento di una qualsiasi

destinazione,di vivere in un luogo con nient’altro che garofani
indosso.

giovedì 27 settembre 2007

Poesia del giorno: Alvaro de Campos


Ricominciare da zero,
ogni mattina
ed ogni sera
tornare a esser zero.
Vivere sotto la luce
di pallidi,
pavidi soli,
riposare sotto lo sguardo
di insolenti lune carnevalesche.
Inebriarsi
di strani intrugli,
veleni elaborati,
per vedere oltre,
ma una volta tornato
non aver null'altro da raccontare,
se non l'infinita,
disarmante
piccolezza dell'uomo.

mercoledì 26 settembre 2007

Poesia del giorno: Paolo Ornaghi


Degenerazione. Sei lunatico, ti blocchi all'improvviso
provocando incidenti.

Degenerazione. Sei cane-bestia, sbavando ti lagni
generando compassione.

Degenerazione: Volto fradicio di umana tristezza
ignorante le cause.

Degenerazione: Hai il cervello in cancrena. Spingi fuori
il pensiero
che non esce più!

martedì 25 settembre 2007

Poesia del giorno: Matteo Pozzoli


OTTOBRE 2006

Stasera esco.
Spacco tutto,
voglio vedervi ridere di me,
con me.
Risorgere davanti a voi,
solite facce mute,occasionali,
da serata,discussioni convenzionali.
...
Guardo l'orologio,
è già tardi.
Sono lontano da casa
ma con due curve sono a letto.
Sospeso, appeso
accompagnato da quell'istante di lucidità
che si perde al risveglio seguente...
seguente...seguente...
risveglio...risveglio...risveglio...seguente ai risvegli...
le facce, le parole, i colori,
le luci umili di un ottobre arrogante.

lunedì 24 settembre 2007

Poesia del giorno: Michele Simone


A Vittorio Sereni

Intarsi fregiano le emozioni,
che divengono irriconoscibili,
mutevoli
feticci della loro intima e semplice natura.
La città soffoca le ambizioni
e rende cadaveri laddove già
di cadaveri abbonda.
Arterie attraversano ignare
sparuti golfi
in cui il clamore spaurito
è eco di inumana sopravvivenza
e inattaccabile baluardo.
È così che i giorni scorrono,
e le genti, in realtà infrequenti,
trascorrono lente le ore,
appesi ai loro miseri strumenti umani.
I ritmi del giorno smuovono feroci
il corso del tempo, e il fare
o non fare sono gli estremi
di un ‘etica dialettica.
Io sto, resto, e mi fermo,
inane al gesto, utile al pensiero,
e lì attendo di crescere,
con smisurata pazienza.

domenica 23 settembre 2007

La domenica poesia d'autore: Ezra Pound


L'albero m'è penetrato nelle mani,

La sua linfa m'è ascesa nelle braccia,

L'albero m'è cresciuto nel seno -

Profondo,

I rami spuntano da me come braccia.



Sei albero,

Sei muschio,

Sei violette trascorse dal vento -

Creatura - alta tanto - tu sei,

E tutto questo è follia al mondo.

sabato 22 settembre 2007

venerdì 21 settembre 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


L’ultima stagione

I miei giorni sono infezioni postume,
tutto qui.
Ho le labbra lordate dalle cicatrici,
ingannate, supplici.
Nessuno però se ne accorge,
che il vuoto fa l’amore
con l’ultima stagione.
Le mie guance stasera sono foglie ocra,
sbriciolate dentro le tue mani,
ora a pugni chiusi.
I miei occhi alberi nudi:
hai visto le loro braccia
gridare al cielo di un’altra estate
che marcia si fa buio,
e infine si fa tomba
nel respiro tuo
che inquina il mio?
Guarda quanto è futile il dolore.
Dovremmo essere felici.
E’ che la felicità
non l’abbiamo mai imparata.
Sono stanco,
uno scarafaggio
molto probabilmente
mi ha svaligiato l’anima.
Lo arresteranno…
Mi sogni qualcun altro,
lo faccia anche per te.

giovedì 20 settembre 2007

Poesia del giorno: Alvaro de Campos


Stanotte t'ho cercata
tra le note d'un Fado,
nel riflesso rubino
di bicchieri di Porto.
Negli occhi distratti
d'una cameriera.

(Ma non riesco a trovarti
e non ricordo il tuo nome)

Con gioia ed orrore
ripenso a quel giorno,
a sordide carezze
scambiate nel buio,
alla tua voce,
ipnotica,
che parlava parole
di amore
e di libertà.

Ma presto il sogno
dovette finire,
mi mostrasti il tuo volto
spietato ed infame,
violasti,
senza pudori,
la mia
vergine mente.

Mi ordinasti di seguirti,

io decisi di obbedire.

Lasciai la mia casa,
abbandonai la famiglia,
sputai con rancore
sulla tomba degli avi.
Mi nutrii soltanto di vaghe parole
mi ubriacai senza tregua
del liquido agre
della tua scia di lumaca.

Tu sola esistevi,
all'infuori di te
soltanto buio,
menzogna e squallore.

Ma ora qui solo,
patetico e perso
nel peggior mezzanino,
di Rua Santa Marta,
non sono che un'ombra,
non sono più niente,
fantasie e visioni,
di un cadavere


inconsapevole.

mercoledì 19 settembre 2007

Poesia del giorno: Maurizio Evangelista


Uomo labirinto - Passanante


Non ho risposte.
Quando l’uomo libero
osserva il cielo
sa cos’è il silenzio.
La tua vita
è come stare in punta di piedi
a guardare
da questo buco
nel muro
senza vedere nessuno.

Ma ecco una mano amica
che vieni dall'oscurità,
mentre il sipario cala
separandoti da solo
nei pensieri dell'uomo labirinto.

Senza timore, vorrei dire,
senza paura,
a te uomo che non hai scordato
che la prigione è l'unico tempo di vita
che ci rende somiglianti.
Uguali.

martedì 18 settembre 2007

Poesia del giorno: Gianluca Grasso


L’abbandono


Orribili rumori stanotte al giardino botanico
Smeraldi colori squarciati dal sangue nero
Il verde labirinto è sfumato sfinito nel panico
Ed io che mi sento estromesso da tutti loro

Ne vado fiero
Di questo fottutissimo abbraccio.
Di questo amplesso triste quanto solitario.
Del tempo che sporca e pulisce rendendoti straccio.



…..gli ingranaggi delle tenebre mi violentavano.
E le loro ombre come gambe agitate mi scalciavano sempre più in basso.

Eco di urla. Domandavano lei.
Poi solo i singhiozzi di un funereo silenzio.

lunedì 17 settembre 2007

Poesia del giorno: John Sbranza


Ti-'immagini

Sono maturato MARCIO!
Ed è una colpa che mi stringe il cuore
come una carezza all'ombra di una sera
qualunque,ma indescrivibile...
Ardente,soffia leggero
il mio bacio
fra i poveri di mente
Che si scontrano a schiaffi di
malattie
nell'apparente amarezza che nasce
Dentro
e...dentro muore
che poi non se ne può più
Vita mia.

domenica 16 settembre 2007

La domenica poesia d'autore: Federico Garcia Lorca


Madrigale appassionato

Vorrei essere sulle tue labbra
Per spegnermi nella neve dei tuoi denti.
Vorrei essere sul tuo petto per sciogliermi in sangue.
Vorrei nella tua chioma d'oro sognare per sempre.
Che il tuo cuore facesse tomba del mio che soffre.
Che la tua carne fosse la mia carne,
Che la mia fronte fosse la tua fronte.
Vorrei che tutta la mia anima entrasse nel tuo piccolo corpo
Ed essere io il tuo pensiero ed essere io la tua bianca veste.
Per farti innamorare di me che con passione così forte
Che ti consumi cercandomi senza mai incontrarmi.
Per farti andar gridando il mio nome fino a ponente,
Domandando di me all'acqua, bevendo triste le amarezze
Che sul cammino lasciò il mio cuore nel cercarti.
E io intanto penetrerò nel tuo corpo dolce e debole,
E sarò, donna, te stessa, restando in te per sempre,
Mentre tu invano mi cercherai, da Oriente a Occidente,
Finché alfine ci brucerà la fiamma grigia della morte!

sabato 15 settembre 2007

venerdì 14 settembre 2007

Poesia del giorno: Alessio Caccavale


SONNAMBULI A META’

La finestra sull’angolo buio
e lo scarico del bagno,
segno delle fogne anche qui.
Un diluvio ed acqua ovunque,
puzzo bagnato di fragilità spagnola.
Ogni fottuta domenica,
ci si trascina dal letto al divano.
Stanchi, non si può riposare;
provare a tenere un occhio aperto
per dimostrare di essere vivi.
Sonnambuli di merda,
ecco cosa siamo.
Non svegliateci, è pericoloso.
Fratello lawson,sorella vodka,
cugini campari.
Parenti serpenti.
Baci furenti nei vicoli dell’irrazionalità,
un volto che ispira fiducia,
dura liberarsi dai vincoli della mente,
pensando che chiunque menta.
Grida insensate.
Ognuno chiede sempre,
soldi e anima per fermarsi.
Stop e via.
Tutto rapido,
non c’è tempo per esser profondi,
dove non c’è petrolio non si va.
Infami ricchezze superficiali.
Malgrado, al piano sotto,
c’è chi vi va senza compenso,
solamente per una disarmonia innata,
sperando di essere soluta.
Provare a colmare il vuoto
con lingue di tutto il mondo,
tanto grande da ritrovare
le stesse identiche cose da cui si parte
Varcare le colonne statuarie del limite,
mentre la prora va in giù.
Sogno agognante
di una notte di mezza estate.
Vi prego,restituitemi l’altra metà.

giovedì 13 settembre 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


Dentro


Un dito mi passa sul paesaggio del volto,
lo deturpa e toglie luce al disegno.
Dentro ho una stazione:
son rimasti tutti i mostri,
i treni invece sono andati.
Finiti.
Ed è questo che mi strugge.
Un giorno non lontano
morirò fra le tue mani
(troppo lussuose per me),
e allora sentirai l’ambulanza
portarsi via
il mio ultimo sorriso,
e i becchini che non conoscono la pietà
buttarlo nel cimitero
delle facce finte.
Lì magari ti giurerai che
sono stato speciale:
la miglior attrazione di quel circo triste che è
Budapest.
O ti tapperai le orecchie,
per non sentirti dentro al cuore
l’urlo muto
di un altro tuo canto
che muore.

mercoledì 12 settembre 2007

Poesia del giorno: Alvaro de Campos da Milano


Lisbona silente
riempie le mie notti di solitudine,
scorro col dorato Tago
le ripe scoscese
del mio animo insonne,
salgo il rossio
con innocenza d'infante,
perdendomi nel cielo
abbagliante e stellato del mio barrio,
cerco inutilmente
con parole dolci e scanzonate
di sedurre sirene
schive e perdute
mentre splendide e indifferenti cavalcano
fuggenti onde verso l'oceano,
che calmo e infinito
irride il mio inerme desiderio.

martedì 11 settembre 2007

Poesia del giorno: Davide Canzi


COME UN TOSSICO SENZA DOSE

Mi nutro di Nietzsche
Perchè ho molta fame
Mi disseto di Rimbaud
Perchè l’acqua non ha sapore
Riposo con Baudelaire
Tra i suoi fiori del male
Le parole mi divorano
Il corpo
Mentre l’anima cresce
Con forza possente
La vertigine del sapere
Mi rende dipendente
Quando resto senza auliche parole
Mi sento come un tossico
senza la sua dose
cocaina dei miei occhi
eroina per la mente
in ogni frase
un parte di me si riempie
si ristora
mangia e beve
e lascia il conto in libreria.

lunedì 10 settembre 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


A riposo

E’ il sorriso che apre le braccia
a questo cielo osceno,
lo taglia eppur non vuol ferirlo,
che col cristallo brucia le assenze di ieri e
mi fa rialzare,
che suona come carne sotto la carezza
di un abbaglio muto,
che splende dentro al nettare che suda il sole,
quando sta bene.
E’ il sorriso,
mi può salvare almeno un pensiero,
solo lui lo può salvare,
un mio pensiero,
sempre pronto a stuprarsi,
che viene da laggiù,
dalla terra tetra dei miei giorni,
da notti che si sono ingoiate mattini,
senza vomitarli,
da carcasse tristi in lacrime.
Tra prati neri di malinconia,
tra fiori che a mani giunte
mi chiedono perdono,
lì lo penso,
il sorriso,
il tuo sorriso.

domenica 9 settembre 2007

La domenica poesia d'autore: Dante Gabriel Rossetti


Il bacio


Quale consunzione di sensi nel triste indugio di morte
o quale assalto di maligna vicissitudine
deruberà questo corpo dell'onore, o spoglierà
quest'anima della veste nuziale oggi indossata?
Perché, sì — le labbra di lei composero or ora
con le mie un tal concorde interludio quale Orfeo,
coronato di lauro, agognò, inseguendo quel volto
intenso — a lui sottratto — con l'estremo canto.

Io, un fanciullo sotto il tocco di lei; un uomo
quando petto a petto ci stringevamo, io e lei;
uno spirito quando lo spirito di lei mi scrutò dentro;
un dio quando il nostro respiro vitale si unì, alitando
sul nostro sangue vitale, finché ardori d'amore emuli
corsero, fuoco entro fuoco, desiderio in deità.

venerdì 7 settembre 2007

Poesia del giorno: Paolo Ornaghi


PAROLE FATTE


La fame vien mangiando
Lo scopo vien scopando
Il sonno vien dormendo
La vita vien morendo

giovedì 6 settembre 2007

Poesia del giorno: Cristina D. da Udine


Il mio giudizio?, è fango.
E gli occhi?, convesse fessure muschiate.

L’infezione mi vive nel cuore, si scioglie
con le lenti, il fiato, la bocca.

I denti molli schiacciano delusioni come scarabei.
L’aria è calda, è fredda

la voce di latta canta una nenia levigata.
Mi sono persa, persa dentro questo tempo

che ondeggia paurosamente
e io con lui.

mercoledì 5 settembre 2007

Poesia del giorno: Matteo Pozzoli


LUX


eccoti arridere solo
all’occhio capace
nell'albume mattutino
che accompagna il risveglio
e nel crepuscolo vermiglio
che dona carezze dorate

nella timida rifrazione
di un calice ancora cristallino
dopo l'ennesimo brindisi

nell'abbraccio materno
di una mezzaluna argentata
che sorride agli occhi e alle labbra
di due innamorati

nella simmetria perfetta
di un quadro astratto
armonico e geometrico

ovunque

LUX

martedì 4 settembre 2007

Poesia del giorno: Marina Minet


Trasfigurazioni


Abbiamo perso la fossa del rientro

E siamo ancora qua

Insolubili

Adiacenti in questa nebbia vaga di parole

Varchiamo in esclusione il corpo estraneo


Rinvenuto uno

Il passo disagevole al congedo

Dissuaderà la porta, credi,

Quando la strada opaca perlustrerà l’usura

Ammutolita d’impronte sedentarie

E il calco uguale sorgerà scissione


A stento, l’ossessione salirà

E arginerà lo stampo

Scelto norma con l’accuratezza

Da impagliare

Al primo franamento


Pose di curve allineate

Compiaciute, definite, misurate,

Tratteranno l’uguaglianza degli esempi

E l’occhio a motivarsi la palpebra incapace

Tratterrà il giudizio cieco

Patendo l’allergia dell’incostanza


Ricordo dieci dita strette

Due figure uguali

E imprigionata una

Senza tono di pronuncia

Né pareri.

Il labbro ossuto - diseredante -

Ai ruoli

Mordeva nel parlarmi

La salvezza sperperata

lunedì 3 settembre 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


Arreso
(a John Sbranza, che conosce le solitudini)


Lo so che domani avrò freddo e
ci sarà il vino a farmi da mamma.
Mi scalderà lui,
ancora una volta.
Insieme suoneremo la ballata dell’oblio,
tragicamente bella.
Mi hanno consacrato al
dolore, il mio nettare è un interminabile
lamento.
(La gloria di Roma dov’è?)
Sono sempre io, amico che mi ha accompagnato
nei giorni miei più stracciati,
sono io,
quello che gli è rimasto l’incubo
negli occhi,
una luce schiacciata con gusto.
(Se la tua vita è un naufragio,
è difficile che cambi).
Scruto nell’armadio,
ingurgito veleni,
disperazioni che non mi tramontano mai,
abiti sporchi di malinconia,
scheletri danzanti,
pezzi, pezzi, pezzi.
La mia carne a brandelli
nel bicchiere,
ancora una volta.
Ma l’amore è una bestia che
ha dita di rugiada,
e una gran voglia di
ammazzarti.
Sono stanco delle spine:
la mia prima maledizione è il
respiro al mattino.
E non sai quanto mi fa male
sentire urlare il cuore.
Tappatemi l’anima
gentildonne da infilzare,
da guardare schifati mentre il vuoto
vi cola fra le cosce.
(…)
Basta,
mi hai finito le parole.

domenica 2 settembre 2007

La domenica poesia d'autore: Emilio Praga


LA MORTA DEL VILLAGGIO
(Brianza - Aprile 1859)

Vi contero la storia della morta
per cui suonano adesso la campana.
Era una tosa piccolina e smorta,
che abitava vicino alla fontana.

Toccava appena appena i quindici anni
quando suo padre fu portato via
da una piena di stenti e di malanni...
la restò sola colla vecchia zia.

Amor di madre non avea la mesta,
nè amor d'amiche la povera tosa;
ella era brutta, e in cenci avea la vesta...
qual giovin mai l'avria menata sposa?

Vedea le forosette in sul sagrato
occhieggiare or con questo ed or con quello...
- Povero cuor deserto e sconsolato! -
Oggi un vecchio l'ha chiusa nell'avello!