giovedì 31 gennaio 2008

Poesia del giorno: Danilo Pettinati

Eteronimi (fratelli d'alba...


Ho dato il tuo volto al mio destino
che il mondo non è cosa da ridere
e ancora certe strade mi percorrono...
ho reso cieca la notte fratello
che non ci trovi ora così miseri
solitari come un senso di colpa
ovunque t'ho cercato dentro e fuori
che ci sei qualche volta nello specchio
non sapendo che chi ascolta non sente
ho chiuso il vuoto della tua assenza
che con te non è facile spendersi
ed esser poi soli a cercare la morte
ho sciolto gli affanni nel vino, e solo
poi ho cercato la morte, dov'eri
fratello quando si è spenta la pioggia?
E dove la poesia... la nostra
che da tempo scriviamo poi la stessa
e per noi soltanto in fondo siam poeti
ho chiesto silenzio; e poi voce
e voce ho scelto di essere,
che ho bisogno di sentirmi in ciò che dico...
ho chiesto infine a tutti di andar via,
ed hanno riso nel sapermi morto,
che solo, mi dico, ha più gusto l'alba...

mercoledì 30 gennaio 2008

Poesia del giorno: Lorenzo Andrea Paolo Balducci


ora

ora le parole magiche nascoste dietro le pietre non funzionano più
e i vecchi stregoni possono tornare al circo
E gli urli, e i lividi alla fronte,
gli urli ragliati sbraitati
nelle nebbie ondeggianti delle abitudini
o dei vizi
Niente arriva a una risposta
machissenefotte
e si sprimacciano i cuscini e i pelouches
e si ride può darsi per sbaglio
Ma intanto non si è ancora morti,
si può continuare a barare

martedì 29 gennaio 2008

Poesia del giorno: Alessio Caccavale


IL SANTO.


In comune con i colleghi,
mi sono rimaste le reliquie.
Avanzi di una passata grandezza,
di banchetti in cielo,
di bevute, tradimenti, sboccate,
di conti che Giuda lasciava a me.
Le vere estigmate le ho io,
mi sanguinano gli occhi,
non riesco a vedere nulla.
Vado a memoria,
tastando e di ricordi,
inciampando e rialzandomi aiutato,
da contorni irriconoscibili.
Di nuovo solo forme grezze,
che non capiscono chi sono,
e provano comunque a chiamarmi
come mi conoscessero,
come mi volessero amico.
Non sanno tutto è cambiato,
dalle camminate tra le nuvole,
ora sono venute corse nelle nubi.
Da bighe alate a scarpe rotte.
Da corpi leggeri a grasse balene.
Da preghiere a bestemmie
In tunica marrone,
ho impiccato col cordone
la mia buona sorte,
ed ora ignudo e malforme
vago per aridi locali.
Mi hanno tolto la coperta di dosso,
non per ripararsi,
solo perché il mio insufficiente corpo,
ghiacciasse dentro di sé.
Giro il rosario tre volte,
per tre volte scommetto sbagliato.
Il croupiere là in alto bleffa,
lo conosco l’infame,
mi ha spennato e cacciato di casa
a tasche vuote.
Perdo sempre più sangue,
non scalda nemmeno un pò.

lunedì 28 gennaio 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi


STAZIONE


Partenze e arrivi
luogo d’incontro
attendo a lungo
perso nei miei sogni
viaggiare è un’arte
cambio binario
cerco la giusta via
il treno della felicità
mi ritrovo seduto
tra due vagoni
ciò che resta di me
è attanagliato dai binari
quante albe
devono ancora sorgere?
Prima che salga
sul treno per il sole?
SENTI!
La voce che annuncia
SENTI!
Le carrozze che si trascinano
odore di etnie differenti
si disperdono nell’aria
rischiarando l’attesa…

mercoledì 23 gennaio 2008

Poesia del giorno: Rosanna Palmieri



L'anima

Come a margine
di una commedia
mi ritrovo ad indossare
l’anima a brandelli,

il vento gelido
dei tuoi silenzi
ciechi colpi le ha inferto
con invisibile lama,

il sole la attraversa,
l’oscurità la fa trasecolare,
sanguina per un nonnulla,
lacrima dagli ampi squarci.

Issata a vessillo
dei fremiti del cuore,
impudente, ne ha sventolato
ogni sussulto ai quattro venti,

ormai sfrangiata com’è
non riesce più ad assecondare il vento,
a testa in giù, dentro un vaso di miele,
chiede, umiliata, di ottundersi.

martedì 22 gennaio 2008

Poesia del giorno: Paolo Ornaghi


STAZIONE

Trema la vecchia sconfitta
dalla vita
tremano le mani con una sigaretta
tra le dita.
Il tempo non passa per
il marocchino
riverso a terra tra i rifiuti
col vino.
Si sente vociare e non si
riesce a capire
il freddo è solitudine
che gela le ire.
Barboni che frugano in sacchetti
che son cene
volti, colori, razze diverse
per identiche pene.
Io guardo colpito
e non sono sereno
mentre pregusto il viaggio
aspettando il mio treno.
Per sapere di noi
si aspetti in stazione,
la vita normale sta
in altri vagoni.
Qui, in questi antri,
c’è dolore diobuono!
C’è follia che graffia il cielo
e il buco dell’ozono.

lunedì 21 gennaio 2008

Poesia del giorno: John Sbranza


Persecuzione n.1

Ed ora che è tornata la fine
Ed ora che è tornata l’Ansia a divorarmi corpo e cervello
Ed ora che non riesco più neanche a mangiare
e mi dovrò nutrire di frullati
Ed ora che quel posto che speravo nella scala sociale della vita civile
è diventato emarginazione
Ed ora che non ho nemmeno più le ossa a degnarmi di un sorriso
Ed ora che il fallimento il degrado sono convinzione ed autostima annientate
Ed ora che non potrei neanche più bere o creare casini
Ed ora che l’altra faccia della medaglia è merda e finta allegria
Ed ora che non c’è proprio più un cazzo da sorridere
Ed ora che sono esclusivamente lo scarto perplesso di un passo in avanti
Ed ora che non esiste più rimedio alcuno
Ed ora che risvegliarsi vuol dire soffrire
Ed ora che non posso più neanche sperare
Ed ora che mi sento cosparso di inutili convinzioni
Ed ora che non c’è più previsione ma soltanto presente a ritroso
Ed ora che mi tremano le mani come “insulto” del cuore
Ed ora che non c’è più chi mi può aiutare perché sono tutti spacciati insieme a me (e chi lo può fare non lo farà!)
Ed ora che gridare e strapparsi le lacrime dal volto per non piangere, non serve più a niente
Ed ora che non ci sono più convinzioni ne speranze
Ed ora che di bello non c’è più neanche l’aria che respiro
Spero solamente che ciò che dovrò scontare
sarà il più breve possibile.

domenica 20 gennaio 2008

La domenica poesia d'autore: Anna Andreevna Achmatova


ULTIMO BRINDISI

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.

venerdì 18 gennaio 2008

Poesia del giorno: Michele Simone


Discostati i capelli dal volto,
hai rivelato la tua intima natura:
smosso la terra nel profondo,
avvicinato il cielo alle stelle,
e alla luna il tuo respiro.
Troppo facile per te
Sentirti anima integrata,
e parte riuscita del mondo;
troppo grande l’ incanto,
smisurato l’ effetto di stupore generato
dal tuo sognato ritorno.
Ma contro il muro del sogno
La coscienza incerta si intestardisce,
frantumando l’ incauta certezza
delle notturne verità supposte.
E poi più nulla:
il mattino,
la vita,
famiglia sigarette e bicchieri…

giovedì 17 gennaio 2008

Poesia del giorno: da "Budapest"


Domani


A chi mi verrà incontro
racconterò il tuo nome,
il bagliore dell’ultimo
abbraccio,
quello dove ancora sono,
e nella strage delle prossime carezze
ubriaco di non senso
straziato dal ritorno,
quando è notte e
chiudo gli occhi,
ti rimpiangerò.

mercoledì 16 gennaio 2008

Poesia del giorno: Barbara Asnaghi


Alba


Mi guardo attorno.
distesa su di un materasso gelido.
un teatro di nostalgie e rimpianti.

cos'hai fatto e cosa avresti voluto fare.

respiri pesante.
sei terribilmente TU.qui dentro.

un filo di luce dalla finestra là sopra.
polvere sulle cose a te care
un sottile mantello che avvolge segreti.

pensieri buttati su un foglio accanto a me.
ecco di cosa ti devi ricordare l'indomani..

ecco chi ti sei imposto di scordare per sempre.

aspettavo l'amore.
erano le cinque del mattino.

e tu mi trovavi tremendamente stupida.

martedì 15 gennaio 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi


Elogio al sindaco di una nuova città



Sempre al meglio,
provochi forti sensazioni,
in ogni verso,
resto immerso,
a lungo,
cogliendone il senso,
puro & profondo,
come le gocce d'inchiostro,
che lo compongono,
come il vento che stamane,
mi graffia il viso,
come un tanto aspettato sorriso,
continua cosi…
caro il mio sindaco,
Budapest è cresciuta,
e sarà presto,
una dolce dimora,
in cui noi anime perse,
ci ricongiungeremo,
con fili sognanti,
e dazi di emozioni,
vere e pure,,

come la neve,
che cade,
cade...
e non da pace
al cielo d'inverno,
coprendo il terreno,
nascondendo il rimorso,
e mostrandoci immacolati

lunedì 14 gennaio 2008

Poesia del giorno: Rosanna Palmieri


Effimero


Sotto l'oblio di una parola
appena sussurrata
seppellisco tutto il dolore
delle ossa disgiunte

raccolgo le rughe alla fonte
prosciugata del pianto,
muta, accogliendo
lo slancio tuo, effimero,

la bocca ancor dischiusa
si nega al nodo scorsoio,
d'un bacio mendace
e gravido d'inganno,

la pelle intorpidita esulta
tra le tue mani inquiete,
fragile petalo sfiorato
da vivide stille di rugiada.

domenica 13 gennaio 2008

La domenica poesia d'autore: Jiddu Krishnamurti


La morte, la vita

Fate che la morte ci colga vivi
La morte è la nostra eterna compagna.
E’ sempre lì, alla nostra sinistra,
ad un passo di distanza da noi.
Ci osserva, ci sussurra all’orecchio,
a volte… sentiamo il suo gelo.

E’ lì accanto a noi, ci osserva,
ci osserverà sempre,
sino al giorno in cui ci toccherà.

La morte è il nostro più vicino saggio consigliere,
ogni volta che ne senti il bisogno
voltati e chiedi consiglio a lei,
la troverai lì, alla tua sinistra, disponibile.

Se imparerai a farlo senza vani timori
Ti sbarazzerai delle maledette meschinità
Proprie degli uomini che vivono
Senza mai cercare di capire cosa sia la morte,
e così tirano avanti,
come se la morte non dovesse mai toccarli.

sabato 12 gennaio 2008

venerdì 11 gennaio 2008

Poesia del giorno: Irene Leo


Immagine#2


Vivendo
attendo il prossimo temporale.
E' il mio occhio
aquilone dal filo lungo.
Beata allegrezza che muta le ore
accende eco e mani,
fatale speranza per ogni sole.
Sono l'immagine che vuoi.
Nel mio viso cosa vedi?


La campana dell'omega,
don don risuona
la parola tra le nari appesa,
dondola,
dondola.
Suonano alla luna,
di scirocco
i passi miei.

giovedì 10 gennaio 2008

mercoledì 9 gennaio 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi


Sai perchè?



davanti allo specchio chiedo sempre perche?
Perchè non ti applichi mai abbastanza quando dovresti
E lo fai solo quando sei di troppo?
Perché perdo tempo come te
Quando la fuori è pieno di amanti qualunquiste?
Perché odio così tanto la politica
E non posso fare niente per cambiare le cose?
Perché spesso mi dimentico cosa dico
E quando mi ricordo è ormai tardi?
Perchè se amo una persona faccio fatica a comunicare
E se non mi interessa ci parlerei per delle ore?
Perchè in questo mondo le buone persone
Vengono sempre lasciate per ultime?
Perchè dovrei seguire la tua moda
Che mi propini con tanto di etichetta firmata?
Perchè quando vorrei dire 1000 cose
Alla fine non ne dico neanche una?
Perchè più ti sbatti per una giusta causa
E più prendi pesci in faccia?
Perchè la legge è uguale per tutti
Ma chi paga son sempre i poveretti?
Perchè quando passa il momento magico
Passi in secondo piano?
Perchè ho due facce contrapposte
ma ne mostro solo una?
Perchè diciamo di non avere tempo
E moriamo di noia?
Perchè la ragione va sempre
a chi spesso non ce l’ha?
Perchè facciamo cosi tante domande
E le risposte non sono mai uguali?
Perchè non smettiamo di lamentarci
E ci uniamo per migliorare il mondo?
Perchè non ci abbassiamo un po’ di più
al livello che ci spetta?
Perchè non proviamo a guardarci dentro?
E mentre lo facciamo
cerchiamo di trovare le risposte
a tutti questi perchè
perchè i perchè
sono innocui
che fa male
sono le risposte!

martedì 8 gennaio 2008

Poesia del giorno: Cristian Carlucci



Dita di un fallito

Barista servimi due dita di whisky
in gola
voglio vomitare tutto il disprezzo
per questa faccia gonfia
che si lascia stuprare ogni sera.
Ho bisogno di altre due dita di whisky
per capire dov’è l’errore:
“Arriverai sempre troppo presto
o troppo tardi”.
Dovrò regolare le lancette
conficcate nel petto.
Altre due dita di whisky
e sverrò da te, mia cara amante
così potrai invadermi le narici
del tuo forte odore di sconfitta.
Due dita e la bottiglia è finita.
Se avrò fortuna
dimenticherò la strada
per tornare
in me.

lunedì 7 gennaio 2008

Poesia del giorno: da "Budapest"


Lamentazioni di un presunto agonizzante
(alla mia tenera tachicardia parossistica.
Perchè il vero dramma non è morire ma
nascere)


I neon del Pronto Soccorso
umiliano chi va incontro alla morte,
specialmente se si presenta in giacca e cravatta.
Voglio le luci di un locale alla moda,
musica lounge e il seno proteso
di una donna inutile al momento opportuno.
Cos’ho pensato quando mi han detto:
“Milite Ignoto,
vai in ospedale che è grave!”.
Dio farei un bagno nel Punch al Rum,
e poi alla mia fine ci penserei da me al mio finale,
elargendomi volentieri un raffinato cappio di Martini dry.
Ho corso, corso,
tanto è una vita che rincorro.
All’entrata c’era un qualche Dio che chiedeva l’elemosina,
naturalmente non gli ho lasciato niente.
Mi sarei fermato volentieri al bar
per un ultimo goccio d’amarezza in gola,
ma il cuore s’era già andato a sdraiare sul lettino e
chiedeva disperatamente di me.
“Dio farei l'amore con quest’ elettrocardiogramma che mi fa ‘sto dottore
con la faccia dell’estrema unzione,
(non ci sono preti adatti ai poeti),
con la mia ansia, col mio cuore a 178 battiti al minuto da fermo,
scoppia mio fiore,scoppiami in mano bastardo
alcolizzato ingordo!
Esci e fottimi,
sto morendo, metalli, le gambe che tremano,
(“Lei è ansioso?”),
i bisturi,
facce strane, mi toccano, c’è qualcosa che suona
ma non è il mio pianoforte,
i vermi nei sepolcri,
la bara e il funerale, i teschi e la polvere che già siamo,
l’ultimo miserevole spettacolo,
scoppiami cuore,
crepati vigliacco e sputa addosso il tuo sangue rancido
a chi t’ha offeso!”.
(,,,)
Grazie a Iddio ne sono uscito,
forse Sano,
ma
non Salvo.
Ricordo che quando mi prendevano il sangue
sul lettino mi son chiesto:
“Chi cazzo è che
ha inventato tutto questo?”.

domenica 6 gennaio 2008

La domenica poesia d'autore: Giuseppe Ungaretti


Destino


Volti al travaglio
come una qualsiasi
fibra creata
perchè ci lamentiamo noi?

sabato 5 gennaio 2008

venerdì 4 gennaio 2008

Poesia del giorno: John Sbranza


Seregno, notte!
(per Matteo e la sua Cremona)

Quel che mi rimane, dopo tutte le bollette
è guardare quant’è bella la mia Seregno
fuori dalla finestra, di notte
Tutto il resto è già fottuto
gli ideali
il lavoro
il Rispetto
inutili conseguenze d’una vita sregolata
che non sono io né i miei rancori
che non corrono con me
per la mia sensibilità
Il mio scorcio sulla strada
è immutabile certezza che non cambia
ovunque io la guardi
perché è già ciò che penso
Ed anche se dovrò rinunciare alla perfezione
qualcuno facendolo per me
non fermerà la corsa all’esistenza
io la fretta l’ho già scontata
Ed ora che rimango
col mio collo di bottiglia
posso solo tacere la mia voglia di star male
che solo Arno sa tacere..!
E’ difficile capirlo
ma non è così irreale
se lo si vive come me
(?)
Soltanto la notte regala soluzioni
solo lei è verità
tutto il resto è per chi non crede
e per chi ha paura
di scoprire chi è davvero.

(Dipinto di Donato Frisia, "Brianza", olio su tela, 1952)

giovedì 3 gennaio 2008

Poesia del giorno: da "Budapest"


Gennaio e la neve


E’ mostruoso rendermi conto che
c’è lei nella bocca che ti sta
mordendo,
in queste mani che si stanno intrecciando stanche
alle tue,
nella sorpresa di vederti per la prima volta
straniera.
Dopo così tanto tempo. Mi dispiace,
affonda pure il viso nel mio
finto abbraccio freddo.
Tu non mi conosci, meglio così, forse.
Ora questa notte che sa d’acciaio si scioglie
e ci cade addosso come un lenzuolo bianco dal cielo.
In memoria di lei
mi viene addosso
quella sera in cui pioveva e decisi di bagnarmi,
quel pomeriggio in cui bambino
mi portarono
a vedere il mare.
Com’è lontano l’odore delle stelle.
Vorrei bere, bere, bere
fino a sciogliermi nel bicchiere.
Non c’è la sua mano a cui potermi
aggrappare,
ma solo qualcosa da mettere in più
in bocca al dolore.
La neve fuori dalla finestra continua lenta a cadere.
Sempre rimane la nostra parola peggiore.

mercoledì 2 gennaio 2008

Poesia del giorno: Matteo Pozzoli


04.50 (momenti sfuggenti)

Eccoli quei momenti
arrivano all’ultimo quarto
dell’ultima misura.
So di avere sigarette per tutta la notte
che ormai singhiozza,
mentre la canzone dice che il cielo è miele.
mi butto con foga su carta e penna
…un flash…
il momento è perso
è ora di dormire.

martedì 1 gennaio 2008

Poesia d'inaugurazione 2008: Paolo Ornaghi vs Fabio P.Costanza


I 100 Kiody


Datemi un pezzo di Dio,
grondante e crasto per questo nuovo pasto,
grondante di sguardi di droghe e perdizione,
che strabordi d'amore e lacrime,
che vacilli fra braccia immacolate.

Datemi un pezzo di Dio,
foss'anche un dito,
foss'anche lo strillo di una chitarra elettrica,
etrnità dello Spirito Santo presente,
diamante ebbro di sangue e di rintocchi.

Anche uno scampolo che dia un senso
a questa assenza d'Io,
a questa essenza d'Assenzio.

NELLA FOLLIA DELLA TUA CARNE OFFESA,
NELL'INFERNO DEL NOSTRO INVERNO,

E'NELLA TUA FOTTUTA GRAZIA
L'UNICA PRETESA.