sabato 29 marzo 2008

mercoledì 26 marzo 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi

Il guardiano delle porte

Guru,
mio insegnante,
sto alle porte,
e attendo,
seduto nel mio karma,
in assolta meditazione.
Fermo immobile,

sono il guardiano delle porte,
ho la chiave,
e guardo l’orizzonte,
non un battito di ciglio,

non un sussurro del vento,
sento le vibrazioni,
oassarmi attraverso,
e andarsene via.
Comprendo il linguaggio del mondo,
ma non so metterlo in pratica,
la teoria è rinchiusa,
nel grande libro dell’essere.
Aspetto con pazienza,
il giorno dell’eclissi,
quando le porte,
saranno di nuovo allineate,
in un solo ed unico punto,
il fulcro dell’universo,
per assaporare l’infinito...
Ma non è stagione questa.
100 anni son passati,
e 100 ne passeranno
sono il guardiano delle porte.
Attendo la purificazione,
per vedere il mondo,
nel suo vero aspetto…

martedì 25 marzo 2008

lunedì 24 marzo 2008

I giorni d'Albione: John Donne

Alchimia d'amore


Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d'Amore,
dice, dove risiede il centro della sua felicità:
ho amato, ho conquistato e detto,
ma se dovessi amare, conquistare e dire, finchè non sarò vecchio,
non potrei mai comprendere quel nascosto mistero;
oh, non è che impostura tutto quanto:
e come nessun alchimista ha potuto scoprire l'Elisir,
ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso
se per caso gli accade di scoprire
qualche odorosa sostanza, o nuova medicina,
così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato,
ma non trovano altro che una notte estiva simile all'inverno.
La nostra pace, il denaro, l'onore e il nostro giorno,
questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d'aria?
In questo ha fine amore, che ogni uomo
può essere felice come me se può sostenere
la breve vergogna di una farsa nuziale?
Quell'infelice amante che afferma
non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti,
e che pretende trovare in lei un Angelo,
in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire
nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere.
Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo
ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma.

domenica 23 marzo 2008

Buona Pasqua

Cari amici,
nell'augurarvi una Pasqua serena,vi ricordo due importanti appuntamenti:

-Sabato 29 marzo,h 21.30: inaugurazione della rassegna "Poesia a Vapore" presso l'Arci La Locomotiva di via Trieste ad Osnago (Lecco). Spettacolo dei Mobilieri (http://cantidaimobilifici.blogspot.com)

-Lunedì 31 marzo, alle 18.00 inaugurazione presso l'Arci Tambourine di via Carlo Tenca 16, Seregno (MI), dei "Lunedì dell'Arte".
Aperitivo d'Avanguardia con ricco buffet,mostra e video installazioni. Alle 21.30 spettacolo teatrale dei Mercanti di Storie con "Mi sono arreso a un nano", ispirato alla vita e alla poesia di Piero Ciampi.(http://mercantidistorie.blogspot.com)


Ancora buona Pasqua a voi e alle vostre famiglie,
Fabio

sabato 22 marzo 2008

Il Sabato del Villaggio: Mi sono arreso a un nano non stop

http://www.youtube.com/watch?v=jGNITotdqVc

venerdì 21 marzo 2008

Poesia del Venerdì Santo: Salmo 56

Al maestro del coro. Su "Jonat elem rehoqim".
Di Davide. Miktam. Quando i Filistei lo tenevano prigioniero in Gat.
Pietà di me, o Dio, perché l'uomo mi calpesta,
un aggressore sempre mi opprime.
Mi calpestano sempre i miei nemici,
molti sono quelli che mi combattono.
Nell'ora della paura,
io in te confido.
In Dio, di cui lodo la parola,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
Travisano sempre le mie parole,
non pensano che a farmi del male.
Suscitano contese e tendono insidie,
osservano i miei passi,
per attentare alla mia vita.
Per tanta iniquità non abbiano scampo:
nella tua ira abbatti i popoli, o Dio.
I passi del mio vagare tu li hai contati,
le mie lacrime nell'otre tuo raccogli;
non sono forse scritte nel tuo libro?
Allora ripiegheranno i miei nemici,
quando ti avrò invocato:
so che Dio è in mio favore.
Lodo la parola di Dio,
lodo la parola del Signore,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
Su di me, o Dio, i voti che ti ho fatto:
ti renderò azioni di grazie,
perché mi hai liberato dalla morte.
Hai preservato i miei piedi dalla caduta,
perché io cammini alla tua presenza
nella luce dei viventi, o Dio.

giovedì 20 marzo 2008

I giorni dei disperati: Cesare Pavese

NOTTURNO

La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s'inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.
La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi più puro.
Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.

mercoledì 19 marzo 2008

I giorni dei disperati: Arthur Rimbaud

Lacrima

Lontano dagli uccelli, dai greggi, dalle contadine,
Io bevevo, accoccolato in qualche brughiera,
Circondata di teneri boschetti di noccioli,
Nella foschia di un pomeriggio tiepido e verde



Che potevo mai bere in quella giovane Oise,
Olmi senza voce, prato senza fiori, cielo coperto.
Che cosa succhiavo alla zucca di colocasia?
Qualche liquore d'oro, insipido e che fa sudare.



Così, sarei stato una cattiva insegna di locanda.
Poi il temporale cambiò il cielo, fino a sera.
Furono paesi neri, laghi, pali,
Colonnati sotto la notte blu, stazioni.



L'acqua dei boschi si perdeva su sabbie vergini,
Il vento, dal cielo, gittava ghiaccioli agli stagni...
E, come un pescatore d'oro e di conchiglie,
dire che non ho pensato di bere!

(Maggio 1872)

martedì 18 marzo 2008

I giorni dei disperati: Leo Ferrè

Signora miseria

Signora miseria ascolta il clamore
Di chi stringe la cinghia di chi piega
il groppone
Quando muore di sete si abbevera di pianto
Quando non piange più crepa
sotto l'incanto
Della natura e della distruzione

Sono dei suppliziati dal ventre trasparente
Senza fede né legge che regolano il conto
Al signor Effemeride che li ha derubati
Dei vent'anni ponendoseli fra gli occhi cerchiati
E non lasciando loro più niente

Signora miseria ascolta il tumulto
Che come un carro funebre dai bassifondi sale
Trascinando illusioni ed inghiottendo insulti
E tenendo per mano dalle collere adulte
Perché non restino sole

Sono degli arrabbiati che disturbano la storia
E mettono talvolta del sangue sulle cifre
come se uno debba toccare perché alla fine sappia
Che un popolo felice ruttando nella greppia
Val bene una testa di re

Signora miseria ascolta il silenzio
Che attorno ai letti sfatti dei magistrati troverai
Il codice del terrore fa rima con forca
Basta solo trovare impiccati di scorta
E ciò Dio mio non manca mai

lunedì 17 marzo 2008

I giorni dei disperati: Riccardo Mannerini

EROINA

Come potrò dire
a mia madre
che ho paura?
La vita,
il domani,
il dopodomani
e le altre albe
mi troveranno
a tremare
mentre
nel mio cervello
l’ottovolante della critica
ha rotto i freni
e il personale
è ubriaco.
Ho paura,
tanta paura,
e non c’è nascondiglio possibile
o rifugio sicuro.
Ho licenziato
Iddio
e buttato via una donna.
La mia patria
è come la mia intelligenza:
esiste, ma non la conosco.
Ho voluto
il vuoto.
Ho fatto
il vuoto.
Sono solo
e ho freddo
e gli altri nudi
ridono forte
mentre io striscio
verso un fuoco che non mi scalda.
Guardo avvilito
questo deserto
di grattacieli
e attonito
vedo sfilare
milioni di esseri di vetro.
Come potrò
dire a mia madre
che ho paura?
La vita,
il suo motivo,
e il cielo
e la terra
io non posso raggiungerli
e toccare…
Sono sospeso a un filo
che non esiste
e vivo la mia morte
come un anticipo terribile.
Mi è stato concesso
di non portare addosso
vermi
o lezzi o rosari.
Ho barattato
con una maledizione
vecchia ma in buono stato.
Fu un errore.
Non desto nemmeno
più la pietà
di una vergine e non posso
godere il dolore
di chi mi amava.
Se urlo chi sono,
dalla mia gola
escono deformati e trasformati
i suoni che vengono sentiti
come comuni discorsi.
Se scrivo il mio terrore,
chi lo legge teme di rivelarsi e fugge
per ritornare dopo aver comprato
del coraggio.
Solo quando
scadrà l’affitto
di questo corpo idiota
avrò un premio.
Sarò citato
di monito a coloro
che credono sia divertente
giocare a palla
col proprio cervello
riuscendo a lanciarlo
oltre la riga
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell’infinito.
Come potrò dire a mia madre
che ho paura?
Insegnami,
tu che mi ascolti,
un alfabeto diverso
da quello della mia vigliaccheria.

domenica 16 marzo 2008

La domenica poesia d'autore: Rainer Maria Rilke

La notte e l'anima

In grembo alla notte nevosa, d'argento,
immensa si stende dormendo, ogni cosa.

Solo una eterna sofferenza è desta
dentro l'anima mia.

E mi domandi perché mai si tace
l'anima mia, senza versarsi in grembo
alla notte che sogna?

Colma di me, traboccherebbe tutta
a spegnere le stelle.

venerdì 14 marzo 2008

Poesia del giorno: Erminio Giunta

Del tempo e altre sciocchezze

Mi coglie indicibile vertigine
onniqualvolta con lo sguardo
mi allontano dalla gabbia di vetro
che soffoca i miei giorni:
l'abisso che la contorna
ha un nonsochè
di mistico e deplorevole.
Mi spaventa la possibilità
che là fuori vicino o lontano
esista qualcosa di vero
un istante fuggito
all'inesorabile flusso
del fiume che chiamiamo Tempo.
Mi agrappo con entrambe le mani
al mio riflesso nello specchio
determinato a non allontanarmi
dalla macchia scura
con cui il mio corpo
sporca questo nostro
inutile pianeta.
Lasciatemi vegetare
in questa dimensione,
e lasciatemi seguire
questo ebete gregge
che senza pastore
viaggia su quelle
illusioni convenzionali
che chiamiamo ieri,
oggi, domani.

giovedì 13 marzo 2008

Poesia del giorno: John Sbranza

Cazzo, non bruci mai!

A te che fai scalo nella mia depressione,
ma cosa cerchi?
se non so neanche io chi sono
non so delle mie forme o dei miei passi
cosa cerchi?
Impossessarsi del mio corpo non è più tanto facile
non è più nemmeno bello
quando sono ubriaco,
ma vendo amore
ti serve?
Io che faccio a pezzi il mio destino migliore
io che corro verso un’anima percossa
io che mi faccio male e non credo di smettere cosi’ presto
io che veramente sono scappato e non ha più paura degli altri,
ma ho paura di me, che è peggio!
Cosa cerchi?
Non t’è bastato vedermi lacrimare vomito
o vedermi sbavato disteso sotto le stelle d’inverno
per capire che non sono felice ed ho ancora più terrore?
Cosa pensi di me ora?

Non c’è bellezza che non si possa condividere
e non c’è paura che sia divisibile (da te stesso).

mercoledì 12 marzo 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi

Ad un angelo del paradiso


Ho mangiato le mie viscere
Per capire di che pasta son fatto,
ho bruciato i polmoni
per restare senza fiato
guardandoti
mi son cavato gli occhi
perchè la tua bellezza
mi ha stregato
friggendomi il cervello
mi son sentito svuotato.

ora mi godo la sensazione più bella
il calore del sole
sulla pelle
fermo immobile
mi è gelato il sangue
mutandomi anfibio
non respiro
non guardo
è ho uno strano sorriso
ho lasciato il mio corpo
per cercarti in paradiso

martedì 11 marzo 2008

Poesia del giorno: Erminio Giunta

Sono debole ed inopportuno,
non appena provo ad affacciarmi
all'unica finestra
della mia immonda lettiera
vengo graffiatto agli occhi
da unghie di gatto
che sono le mie.

Contemplo l'orrore come senso della vita,
e sento che fuori dal mio castello di cartone
i colori sono più accesi,
ma densi fumi mi stordiscono

(e le ferite non smettono di sanguinare
e la notte si fa più buia
e il buio più pesante)

sò che lì fuori
i fiori sono più profumati,
ma nascondono lezzo di sangue e di zolfo,
che subito prende vita
disegnando complessi arabeschi
sul legno scurissimo del mio

letto.

bara.

testa.

Cerco rifugio in un cafè veneziano in cui mi impicco
mentre fingo di suonare un finto pianoforte,
ma i rabbini già cantano,
e il ghetto mi vomita addosso ad un altra
strada gonfia di fango e vapori,
ed ancora penso che forse

lì fuori le gambe delle vergini sono più liscie
forse la loro pelle è più pallida
e le loro gote diventano porpora e fuoco,
e il loro alito è vino,
ma nelle loro vene scorre veleno
e nelle orbite vuote riposa la morte.

lunedì 10 marzo 2008

Poesia del giorno: Alessio Caccavale

BLUS OPERAIO

Per la prima volta faccio parte del tutto,
mi accorgo di non esser più fuori luogo,
anche se gli indici della mano morsi,
non sanno più mostrarmi la strada,
e consumano le corde della chitarra.
Suono un blues in pausa pranzo.
Ho visto licenziamenti e abbandoni,
nella buca delle lettere,
date ultime di consegna
vestite a festa in regali buste.
Hanno fondato un paese sul lavoro,
ma non ci hanno detto di morire,
per una manciata di monete.
I sindacati mi hanno suggerito di lasciar perdere,
che di un operaio morto alla Thyssenkrupp,
non è importante,
tanto ne moriranno altri.
E mentre io muoio d’amore,
Molfetta piange i suoi lavoratori.
se ne sono andati per pochi spiccioli,
e nessuno potrà dargli dei ladri.
Usurati, arsi, intossicati,
mangiare è un lusso,
hanno bussato al capitale,
e sperato che per sbaglio,
la porta fosse rimasta aperta.
La lotta costante e la battaglia,
sono ormai inevitabilmente finite.
Ci hanno promesso tv, pc, dvd
sigle comprate a rate,
supersconti e premi fedeltà,
punti per vincere cose da riempire.
In mensa ho provato a scuotere coscienze,
ed uno si è alzato tra tutti urlando.
-La carne è scotta-
E gli altri in rivolta hanno minacciato.
Allora la carne è stata scaldata,
sullo zolfo che emanava gas invasivi.
Ma tutti hanno sorriso,
ed hanno continuato a farlo,
dentro una cornice da quattrosoldi,
con lo sguardo fisso e perso,
nel cimitero degli eroi.

domenica 9 marzo 2008

La domenica poesia d'autore: Michelangelo Buonarroti

Te sola del mie mal contenta veggio,
né d'altro ti richieggio amarti tanto;
non è la pace tua senza il mio pianto,
e la mia morte a te non è 'l mie peggio.
Che s'io colmo e pareggio
il cor di doglia alla tua voglia altera,
per fuggir questa vita,
qual dispietata aita
m'ancide e strazia e non vuol poi ch'io pera?
Perché 'l morir è corto
al lungo andar di tua crudeltà fera.
Ma chi patisce a torto
non men pietà che gran iustizia spera.
Così l'alma sincera
serve e sopporta e, quando che sia poi,
spera non quel che puoi:
ché 'l premio del martir non è tra noi.

sabato 8 marzo 2008

Il Sabato del Villaggio: James Douglas Morrison

Svegliati
Scrolla i sogni dai tuoi capelli
Mia bambina, mia piccola
Scegli il giorno e scegli il segno del tuo giorno
La divinità del giorno
La prima cosa che vedi

Un'immensa spiaggia raggiante sotto una
Fresca luna gemmata
Coppie nude corrono sulla superficie
Tranquilla
E noi ridiamo come teneri pazzi bambini
Soddisfatti nelle nostre incoscienti menti d'infanzia
La musica e le voci ci sono tutt'attorno
Scegli quelli che cantano sommessamente gli antichi

Il tempo è ritornato
Scegli ora quelli che cantano piano
Sotto la luna
Vicino all'antico lago

Penetra ancora nella dolce foresta
Penetra nel caldo sogno
Vieni con noi
Ogni cosa è andata in pezzi e danza.

venerdì 7 marzo 2008

Poesia del giorno: Michele Simone

Guardando seduto scendere una coltre
E velare impalpabile l’ orizzonte lontano
S’ ode distante il vento stridere
Fra cristalli lucenti, sempiterni bagliori
Ammutoliti nella quiete universale,
e si sente affondare profonde radici
al suolo,
ammaliare la terra con il rarefatto
sussurro dei nostri respiri,
ammantare la notte con il proprio dolore
e disertare i giorni,
e sentirsi perdutamente soli,
e provare paura,
non sentendosi abili a squarciare la vita,
ma solo sfiorarla, sentendone la ruvidezza
al tatto, per poi ritrarre la mano
e cascare immobili fra le mute ragioni
del nostro fugace fulgore.
Vita

giovedì 6 marzo 2008

Poesia del giorno: John Sbranza

Funerale mentale

La mia invidia per la bellezza del letargo
la mia estrema rabbia per le mentecatte signorine dalle gonnelle basculanti
e funerali mentali come pensieri a partorirsi
I malocchi superbi a chi compie imprese sulla terra
per me impossibili da fare
sembianze d’immaginazione di pietà
che mi circonda
mentre la rabbia del suo nome è così feroce da non credere alla mia voglia di scomparire
e come cazzo si fa a ridere al giorno d’oggi
a meno di uno sbaglio?
La terra è feconda e la vita una troia che si spreca in moine indecifrabili
e movimenti allucinanti e costose rovine di ricordi
Io continuo a fottermi con le mie mani
coi miei sussulti di meridiane senza più ombre
e tormenti d’avventure dagli occhi lucidi e spalancati
Non sicuro di me stesso
sicario col mio cuore color di porpora
a scordarmi d’essere un uomo immaginario
e relegato ad un eterno dio personale
che non s’è salvato lui, figuriamoci io
che non ho forza neanche di alzarmi e portare scuse sul balcone per urlarle
al vento.
E sempre più solo e disperato
E sempre più chino a prenderla nel culo
E sempre più chino a prenderla nel culo
E sempre più chino disperato e solo.

mercoledì 5 marzo 2008

Poesia del giorno: Rosanna Palmieri

La svista



Colpa della distrazione
se al pensiero disattento
riesce facile la svista,
si perde la faccia
e quel che c'era appeso,
hai voglia a dirsi
di aver sbagliato tutto
e poi sbagliare ancora
e masticare fiele
nel prendersi soltanto
all'incontrario,
chè il verso giusto
ci era peregrino,
poi nel deflagrare,
lottando, sul terreno
comune dell'abbaglio
persuasi finalmente
che di solo rimpianto
non può alimentarsi
il corso arioso delle cose,
il mantice del tedio
prende a spirare
sul fuoco acceso
di un pensiero aggraziato
e per la mano gentilmente
ci riaccompagniamo,
ciascuno all'uscio proprio
più discreto dell'orgoglio
appena calpestato.

martedì 4 marzo 2008

Poesia del giorno: Erminio Giunta

Senza rumore

Silenzio assoluto
nero e perfetto.
Un silenzio tale
non l'avrei neanche concepito
nei giorni lacrimosi
passati nella valle.
Ricordi il giorno
in cui credetti d'averti perso?
Nemmeno m'accorsi
di come fluttuavi leggero
sopra quell'acqua
furente e indemoniata,
che mai più vidi
un mare cosi scuro,
nè un tal schiantarsi d'onde.
Che gioia poi
trovarti persino
nascosto tra i gemiti
e le urla d'un amplesso,
tra le parole tristi
d'un poeta fallito,
di un ubriacone.
Mi accompagnasti fino
alla fine, attutisti
anche il grido interiore
atroce e straziante
mentre gli occhi di lei
malati e furiosi
chiedevano amore,
e con mano tremante
stirngevano il coltello,
e la gelida lama
affondava nel cuore.
In silenzio,
senza rumore.

lunedì 3 marzo 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi

Rivelazioni

mi guardo,
osservo e non capisco
cosa sbaglio?
Ci dev’essere dell’altro
Oggi è strano
Mi pongo domande
Che non hanno senso
Che per quel medesimo istante
L’indomani gia sono aria fritta.

Ho pensieri densi
che si sciolgono solo in versi
noi siamo in due
uno che non parla
e l’altro che scrive
uno che sogna
e l’altro che si esprime.
Stendo pagine una volta bianche
Ora orami di inchiostro sporche.

Non mi piace essere interrotto mentre parlo
Perciò scrivo!
Non ricordo quel che ho detto 3 anni fa
ma lo sto leggendo ora!
E mi confronto adesso
nello specchio del passato.

Questo sono io
e l’altro se ne è gia andato!

domenica 2 marzo 2008

La domenica poesia d'autore: Giovanni Pascoli

X Agosto


San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

sabato 1 marzo 2008