venerdì 13 luglio 2007

Il Sabato del Villaggio(Anteprima): Tramontando ad Imperia

Poesia del giorno: Michele Simone


Ripensa


Ripensa,
Concedi alla memoria respiro
Cosicché possa svelare, denudare e
Violentare attimi rimossi.
Del cordoglio mi rammento
la voce franta,
tua, che chiedeva perdono,
la mia che arrischiava beffarda
un’ acida, profonda risata.
Ad accanirsi
Si mantiene viva la furia,
l’ animo brucia del giusto fuoco,
e tu
infame
non potrai far altro che bruciare,
con me,
ed io
guardarti morire.

giovedì 12 luglio 2007

Poesia del giorno: John Sbranza


7 come i punti cardinali

Ho usato i sette punti cardinali per definire
il mondo[

Il cuore per eleggere fondamenti e vicissitudini

La mente per parlare virtualmente coi professori del male

Le carte per declassare l’incapace come all’era del fascismo

Gli occhiali per avere sempre più punti di (S)vista

Le palle per entrare in contatto con la notte senza farmi fare le scarpe dalle ballerine natanti

Le mani per descrivere forme curve e memorie anche senza vederle arrese

I calli che quelli dei poeti non si possono plasmare]

mercoledì 11 luglio 2007

Poesia del giorno: Cristian Carlucci


Pezzi di carne

Come ti affanni
per avere la mia carne...
Prenditela
Gustatela
Goditela fino in fondo.
Stolta e cieca
non riesci a vedere
il marcio che c’è dentro.
E’ tutto tuo per mezz’ora.
Affonderai le unghie
nel mio corpo
per cercare di portarti via
altri pezzi di carne,
e la tua voce quieta
lascerà il posto
a insopportabili gemiti.
Leccherai con forza
ma la tua lingua
sarà capace di scavare
solo fino al disgusto
mascherato da orgasmo
che ti donerà il piacere finale
tanto cercato.
Tieniteli
quei pezzi di carne fradicia.
Non perderò sangue per te.

martedì 10 luglio 2007

Poesia del giorno: Davide Daventi


ATTENDENDO LA VECCHIAIA


Quest’attimo ormai è ricordo,
come ogni nostro incontro,
aspetto con impazienza il prossimo,
che per quanto lungo
risulta sempre un lampo.
Perché ancora non ci è dato
di fermare il tempo?

Non posso pensare al futuro,
troppo incerta l’immagine dei capelli bianchi
troppo vicino, della mia pelle il deteriorarsi!

Al prossimo battito di ciglia
sarò già troppo vecchio
ma non abbastanza da smettere di amarti.

giovedì 5 luglio 2007

Poesia del giorno: Cristina da Udine


I tuoi giochi sono un’arroganza che
non ha più nulla a che fare con me.
Ti muoverai, mi muoverò,
ma l’ago del tempo ci infilzerà entrambi.
La notte non ha silenziatore, i ronzii
sono sempre uguali e i dolori inesauribili
per varietà e misteri.
Una stanchezza color cenere si posa sui paragrafi
sfoltendo virgole e sedimentando versi.
Viziata, viziata...sono viziata
non dovrei mangiare o respirare
ma svegliarmi con l’estate già morta in grembo.

mercoledì 4 luglio 2007

Poesia del giorno: Daniela Parisi


Odori di cenere e sale bagnato

Il servo della notte
mostra l’eco di un canto inquieto
e pare di sentire lotte,
fruscii di natura
fra i respiri dell’aria
assonnata di odori.
Come una nuda creatura
si dispiega fra tenui
tocchi di lino bianco
poi sbuffa, ne imita i movimenti
salutando da lontano
un sospiro fatale.

Tormenta il rivale
di un istinto ascendente,
osa ingordo l’affronto. Brucia.
Cresce forte, incerto al
movimento gracchiato, sgorga
l’animo vile come il calore
sanguigno che incarna.
Nel mezzo l’odore dei suoi resti,
affanni di ceneri
lasciate in superbo autografo.
Incauto scioglie lo sguardo
fisso in lacrime.

Si stringono le anime
per non sentire, indiscrete
le rimembranze del tempo:
disegni di sabbia bagnata
circondano i ricordi
con balli di creta.
È il gioco d’intorno deforme
silenzioso il dondolo della madre,
un continuo ritorno
al calpestio della terra.
A piedi nudi si alza lo sguardo:
occhi colmi di sale.

E muove il silenzio animale
di un profondo bacio
bagnato, che lieve
percuote la pelle. Ed è impeto,
brivido caldo, annega
il desiderio nelle viscere
e poi naufraga: un incanto
e mi possiedi come un fresco
andare del tuo corpo sul mio.
Viscoso il cerchio si chiude,
con affanno perduto
ad ogni tocco di goccia.

L’amante del giorno slaccia
parole sibilate in gran segreto.

martedì 3 luglio 2007

Poesia del giorno: Alessio Caccavale


La stazione (Golosauro)

Storie di un lunedi,
inizia la settimana
se ne va il mio ego.
Steso sui binari,
aspetto il treno
per essere investito.
Il ferroviere corre verso me,
e chiede il biglietto.
Voglio solo morire.
-senza, il treno non lo prendi-
Ma non voglio salire.
Voglio esser polvere.
I piedi della locomotiva,
mi lasceranno la pianta
dei maledetti piedi.
Non solo il cuore,
tutto sarà calpestato.
Lei paga la multa,
dicono, mentre slego
i polsi dai binari.
Stupito me ne vado.
Insinui la tua lingua
In una bocca casuale,
abbellendoti di belle
frasi e parole forbite.
Le rimpiangerai l’indomani.
Intanto fuori dal tuo bar
aspetti la coincidenza.
Ma è un incastro, nessun pezzo
Si lega bene all’altro.
Come noi. Eppure…
Minacciato di una multa,
mi alzo e me ne vado,
non per paura per noia.
Al lavoro non posso andare,
ho perso il treno.
Vivere è fatica.
Così ha detto il megafono
della stazione. Al binario due.
Sempre secondo.
All’alba del tramonto.

lunedì 2 luglio 2007

Poesia del giorno: "Budapest"


Homeless

Affacciato al primo sole
di un mattino senza vendetta
(dopo tanto,tanto)
un bacio
sulle labbra
della mia sporca
esistenza
non mi ha lasciato incubi,
mi ha tirato uno schiaffo
suggerendomi
ad un orecchio
che ce la posso
fare (a non
ucciderCi,
fratelli Vinti).
Nel respiro
può esserci anche
zucchero,
nelle mani
il miele vergine,
nella bocca le parole
lasciate dette
dal tuo Essere bello
per me.
Abituato a tagli e
infezioni,
a crimini e bottiglie,
me n'ero scordato.
Anche questo mi
scivolerà dalle
dita, ma
Grazie lo stesso,
verso di un
vento.

domenica 1 luglio 2007

La domenica poesia d'autore: Alda Merini


La Terra Santa

Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.

Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.

Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.

Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.

Le dune del canto si sono chiuse,
o dannata magia dell'universo,
che tutto può sopra una molle sfera.
Non venire tu quindi al mio passato,
non aprirai dei delta vorticosi,
delle piaghe latenti, degli accessi
alle scale che mobili si danno
sopra la balaustra del declino;
resta, potresti anche essere Orfeo
che mi viene a ritogliere dal nulla,
resta o mio ardito e sommo cavaliere,
io patisco la luce, nelle ombre
sono regina ma fuori nel mondo
potrei essere morta e tu lo sai
lo smarrimento che mi prende pieno
quando io vedo un albero sicuro.