giovedì 15 maggio 2008

Poesia del giorno: da "Budapest"


L'amore ai tempi della metropolitana
(linea rossa direzione Sesto S. Giovanni)

Ridere di te e di me
che eravamo 2 manichini di latta che si tenevano per mano
che sapevamo di cemento e ci sporcavamo d'asfalto.
Ridi di gusto e di me
che scrivo versi a una sposa che non ho mai avuto,
perchè poi l'unica vera poesia
era tenerti sulla punta delle dita dentro al nostro bar
quando a Milano il cielo era ancora azzurro
perchè non avevano
tolto il sole.
La tristezza del mio cercarti,
l'inutilità nell'incontrarti,
la disperazione del ricordarti.
E poi la pena degli occhi stuprati:
mi si stringe ancora il petto
a pensare che ti proteggo in testa
fra questi porci che si sbranano.
E trascinarsi
nell'orrenda bellezza di questo mondo,
la croce di ogni veglia
e della notte che non sazia,
e guardare il mondo attraverso una bottiglia,
e poi vivere,
vivere nonostante tutto,
nonostante
morte.

3 commenti:

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Non ci avranno mai cazzo santo.

dave- ha detto...

grande sindaco sempre ottimo!!!

saluti a budapest!!


a chi non ha ancora coprato il libro lo faccia subito non sa cosa si perde, budapest è una città per tutti i sognatori con alta densita di ansia..

Anonimo ha detto...

Parole che traspirano momenti di dispersione totale, di vivido soffocare caos estremo. Delicato metodismo attuale, sempre un grande Poeta.


John Sbranza