martedì 24 luglio 2007

Poesia del giorno: John Sbranza


Il problema è morire in croce

Dopo molte vite,
passare momenti di beatitudine migliori
mi sono infastidito!
Così per aspettare il vento che non spinge mai,
per avere un cancro nel cassetto
pronto a colpirti tra diec’anni o poco più!
Che ti prendono per scemo sapendo che la verità è un brivido
di elettricità inconveniente
Passare lunghe ore, minuti lenti e passibili d’ironia
a costruire una vita che non ha che morte a separarti dal vero
Peccato forse essere indecenti
ma purtroppo è l’unico appiglio alla pazza stesura d’un innocenza
libertà illusorie
bramosia peccatrice imperturbabile
fatiscente
costruita da quello che ti piace
momenti di solitudine impraticabili
Anni come orologi e passioni futili
indigesti al posto tuo
Vorrei esserci io
per non capirci niente
Avere un padre che parte e non sapere dove va
una madre ultraprotettiva che ti spinge all’esasperazione
clinica
ed i tuoi fottuti idealismi a sussurrarti
“Morirai in croce”

proprio quello che non volevo!

lunedì 23 luglio 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


Lei al Gran Finale


Leggerti mi riempie d’oppio,
poesia.
Mi è dolce
pensare di morire
una sera
di novembre
finalmente
in Grazia.
Dimenticata
la solitudine,
m’incanta
immaginare
l’ ultima pace.
Perfetta.
Fra le tue braccia.

domenica 22 luglio 2007

La domenica poesia d'autore: Cesare Pavese


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

sabato 21 luglio 2007

Il Sabato del villaggio: Giuseppe Ungaretti

venerdì 20 luglio 2007

Poesia del giorno: Lorenzo Balducci


Il primo caffè dopo il ritorno


Il canto ora si riposa,
non c’è niente di cui parlare nel mio mondo,
bello è ciò che sta in silenzio
e dal mio palmo si lascia accarezzare.
Abbiamo dimesso ormai la nostra pelle,
e torniamo a travestirci da cristiani,
camice, scarpe, ed occhi senza stelle,
e giacciono passive le mie mani.
Si può ciarlare, si, ma non succede nulla,
è meglio assai tacere un po’ assopiti:
la nostra marcia ha bisogno di rifugi,
soste per poeti un po’ invecchiati.
Ma non temere, artista, resta a dormire,
perché se chiudi gli occhi poco è grave:
ti sveglierai di nuovo, come prima,
oppure sarai morto e tanto vale.

giovedì 19 luglio 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


Cadaveri


Ho paura paura paura paura
Ti vedo luce viva morta vergine madre bianca abbi pietà della follia lecca il mio dolore la miseria delle mie labbra rancide luna cenere aiuto ho paura fresca lussuria scheletro cuore notturno malata sorella petunia fottuta scopata gli altri ti mangeranno le ossa ti sventreranno la rosa,
nuda delicata,
in croce.
Senza occhi i girasoli al loro posto,
raccogli ti prego
il mio angelo svenuto.
Il tempo tempo tempo tempo
Mi ci metto io di fronte mi morirà addosso io appassirò ma non tu innocenza non devi spegnerti scioglierti maledetto tempo piccola mia beata del Cielo,
dove le stelle non se ne scappano.
Come su una collina morbida e verde,
sento il profumo del mondo,
dimentico l’olezzo dell’uomo.
La consolazione non è fra le gambe di una donna,
amore di marzo,
ma sopra nuvole di delicato catrame color ciclamino,
troppo
lontano
per me,
troppo vicino
a te.

mercoledì 18 luglio 2007

Poesia del giorno: Alessio Caccavale


TRAFFICO


Rabbioso e sdegnato nei prati,
amici di griglie e baci rubati,
sono fuori luogo. Disorganico.
Sceso dal palco spero sempre
mi corra incontro,
riaccedendo il lume
buio dell’irrazionalità
folle e pieno di mezze tinte.
Un solo sorriso e i petali
di un fiore cui eri allergica.
Ho chiesto scusa tante volte,
dispiace non averlo fatto meno.
L’inutilità e la pochezza della felicità,
chiedere un attimo senza saperne
il piacevole e nobile gusto,
poi non volerlo mollare.
Le gambe imprecise aperte da lui,
spalancate e sfondate senza criterio.
E invece ancora vomitando,
la mattina ritrovo i morsi
sulle debilitate braccia,
so che non è lei,
è una delle tante stronze.
E gira e gira sono passatempo.
Il tempo di sognare è passato,
ma quello migliore per volare
è da grandi, pesanti e grassi.
E si precipita malamente…
L’inadeguatezza del noi,
l’insopportabile nullità del voi.
L’incredibile scarsezza del mio io,
quando passo in Viale Zara.
Per gli altri è traffico, ritardo.
Per me solo era un anticipo.
Baciarsi per ore non è tanto
per te, in fila come gli altri.
Io lavavo i vetri sporchi
del nostro rapporto,
tu dopo avermi dato poche monete,
te ne sei andata investendomi.
E sono di nuovo pronto a mandare
tutto a puttane. Gratis.
La gratitudine non è amore.
Infatti non ti ringrazio,
ti amo.

martedì 17 luglio 2007

Poesia del giorno: Cristina da Udine


La mia testa contiene un piccolo mostro
e il cuore, è il suo tentacolo pulsante.
Il sesso è un vaso sbeccato con prospettive
variabili. Svuotato
dalle due fessure intermittenti la vita
infuria. E' senza ricorso.
Imballo la luna e spengo le stelle,
il sole ingabbiato tra i capelli è irrecuperabile,
mia madre non mi porge più favi e miele
per colazione, sono sola, sola in un oscuro
paradiso di formiche nere,
respiro le mie stesse sofferenze da narici altrui
odo lo stesso grido alzarsi
da mille deserti assoluti, brulli, e urla... urla
e io, che mi credevo muta, non smetto
più di parlare.

lunedì 16 luglio 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


L'anello

Abbiamo tutti la notte negli occhi,
ci fa male dappertutto,
perché alziamo la testa e in alto brilla solo
l’Assenza.
Affoghiamo dispiaceri conditi da speranze,
già in lacrime senza neppure un gemito.
Il silenzio dei falliti, delle cose care abbandonate
suonerà il trionfo
della Pace che ho perduto,
senza neanche averla mai vista un pochino
in faccia.
Fammela almeno sfiorare,
tu che la porti così bene al dito,
e poi vattene,
scappa via subito prima che
vicino a me muoia,
che vicino a te
pianga il mio destino
avvelenato.
Non sono capace d’amare,
io.
Non me l’hanno insegnato,
me l’hanno tolto.
E’ bastato una volta.

domenica 15 luglio 2007

La domenica poesia d'autore: Lawrence Ferlinghetti


Preghiamo.

Padre nostro,la cui arte è nel cielo
sia vanificato il tuo nome,
a meno che le cose non cambino.
Venga, e se ne vada,il tuo regno di folli.
Sia disfatta la tua volontà
sulla terra,dato che non è il cielo.
Dacci oggi il nostro panico quotidiano,
almeno tre volte al giorno.
Rimetti a noi i nostri debiti per aver
sconfinato nel territorio dell’amore.
Perché tua è la follia,
tua la potenza e la gloria…
Oh, accidenti!