sabato 30 giugno 2007
venerdì 29 giugno 2007
Poesia del giorno:John Sbranza
La ginestra
Volteggiare sulla torre di Babele
non è facile se sei ubriaco
Ti piace pianger sotto le braccia
dell'amico più malsano che hai
E sapere delle rose
che mandasti alla morte
Condurre i pensieri della gente
per distrarre le gioie a chi è felice
Il rimorso della finzione
è una morsa che ti stringe i coglioni
Dobbiamo ricordare di ficcare nel cazzo
un tranquillante d'agonia rosa
Il colore della pelle che
la notte ci nasconde
Il resto è un'impressione scomoda
d'un insolente volteggio di distrazioni
L'immane ricordo del dolore
ti si appiccica alla gola
Strozzandoti di illusorie
penitenze floreali
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Fabio Paolo Costanza
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giovedì 28 giugno 2007
Poesia del giorno: Paolo Ornaghi
FRUSTAMI
La solitudine della forza, il matrimonio col bushido,
l’amore impossibile che dà il pianto,
il donarsi e l’approfittarsi
e sempre vilipendersi e mai perdonarsi.
E allora frustami coi tuoi capelli,
infettami del tuo sapore, baciami coi tuoi occhi,
dammi amore senza amore.
Perché frigna il bimbo capriccioso
Assuefatto a eterni sì,
vuole il suo gioco per potersi di nuovo stancare
e piange nei sogni per le sue amanti troie.
Eddai, ammazzami di paranoie, stanchezze e sbuffi,
parlami dei tuoi fallimenti, di tutti i tuoi uomini, dei ripensamenti,
e fottimi, fottimi, senza pentimenti,
senza sentimenti,
stroncami di offese e poi spaccami i denti.
E infine combatti con chi ha sposato la via della forza,
fatti avanti, prova a spostar chi ha radici nella strada,
e mordimi fino a slabbrarmi
in sistole e diastole i ventricoli del cuore
e sciupami donna attesa in forma di fiore.
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mercoledì 27 giugno 2007
Poesia del giorno:da "Budapest"
Morta in culla(Edizione Speciale)
Stavo dormendo perché morire
è troppo facile.
Un pensiero sudato e disperato
mi butta giù dal letto
implorando il mio
aiuto.
Scatto,
corro come mai prima,
lo inseguo da pazzo
sanguinando sogni sprecati
tra ciminiere fumanti, corridoi lerci,
le bottiglie dei Vinti e le luci
agghiaccianti.
Esasperato,
esausto
però alla fine felice
ti trovo.
Morta in culla,
due aghi negli occhi.
Dove ti troverò d’ora in poi
creatura mia che continuo ad
abortire?
E’ il vino che ci fa piangere?
Tornerò a strofinare
inutilmente
il muso contro
la notte tossica e
sorella.
Ho assaggiato l’estate e
sputato via il succo:
il sole mi fa schifo,
ci fa vedere troppo.
A Budapest.
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martedì 26 giugno 2007
Poesia del giorno: Lorenzo Balducci
Preferisco il fuoco
Preferisco il fuoco
alle gocce
sui peli di una figa
preferisco il fuoco
a una birra
preferisco il fuoco
alla bocca, a tutto quello che fa
preferisco il fuoco
scalda di più
fa male di più
e non mente
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lunedì 25 giugno 2007
Poesia del giorno: Alessio Caccavale
Le nozze di dIo
Spostavi i capelli dietro il tuo orecchio,
un giorno di sole, apparentemente inutile,
quando qualcuno mi urtò.
Nessuno oltre te sulla strada.
Immediati i crampi, come faticassi a stare
al tuo fianco, con il fianco scoperto
al tuo incredibile fascino. Imperfetto.
E per questo passato. Non più prossimo.
Ho notato in te la dura friabilità e deciso
di assumermi la tua cagionevolezza.
Nelle acque montaliane avevo visto
i nostri destini irrimediabilmente divisi;
d’improvviso sciolto mi sono unito a te.
Il sacerdote ha celebrato le nozze,
tra il vociare stranito e il mormorio generale.
Il prete era lo stesso che mi battezzò,
e presagì la mia rovina quando per primo
bestemmiai a questo mondo appena visto.
E tu malignamente ingenua,
eri la sua amante. Stronza!
Cambiato d’abito, sono scappato urlando.
E di nuovo trascinato e schivo di tenerezza,
come il pescatore compagno delle correnti
ineluttabili e maestre dello sbalzo emotivo,
impossibile da reggere per la mia-tua gracilità.
E lui sfilatosi il colletto bianco,
ti ha scopato sull’altare con la benedizione
di quel suo maledetto e depravato Dio.
eDio in solitudine penso se ti oDio…
Si ti oDio amore Mio…
Non potendo amarti provo a odiarti.
E’ l’infinita maledizione,
sempre con me nella gioia e nel dolore.
Ma nessuno cancellerà il passato.
Quando hai detto si, lo voglio.
E poi hai goduto sotto i suoi colpi,
sul tavolo del signore invisibile.
Ho conti in sospeso con lui,
si faccia vedere, lo percuoterò
e poi svanirò subito,
come tu con il mio inutile Io.
Ora tutti al rinfresco, è tutto pronto.
Manca solo un amante idiota,
che paghi per tutti. Io sono fuori.
Disperso, senza bussola e riferimenti.
Pagante, non posso esser spettatore.
Che quel porco vi benedica!
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domenica 24 giugno 2007
La domenica poesia d'autore: Dino Campana
In un momento
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
P.S. E così dimenticammo le rose.
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sabato 23 giugno 2007
Il sabato del villaggio: Charles Bukowski recitato da Bono
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venerdì 22 giugno 2007
Poesia del giorno: Michele Mazzotta
Sepolcri
Scorro le lapidi
come pagine di un libro,
la ghiaia risuona frammentata
sotto i miei passi
che incespicano tra le statue,
immobili oranti
su cui si posa la cenere del tempo.
Requiem.
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giovedì 21 giugno 2007
Poesia del giorno: da "Budapest"
Morta in culla
Stavo dormendo!
Un pensiero sudato
mi butta giù dal letto
implorando il mio
aiuto.
Scatto,
corro come mai prima,
lo inseguo da pazzo
sanguinando sogni strafatti
tra corridoi lerci, bottiglie e luci
agghiaccianti.
Esasperato
esausto
però felice
alla fine ti trovo.
Morta in culla.
Tornerò a strofinare
inutilmente
il muso contro
la notte tossica e
malvagia.
E’ il nostro destino.
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mercoledì 20 giugno 2007
Poesia del giorno: Michele Mazzotta
Pellegrinaggio al Vittoriale
Volgi, o Comandante, il capo chino
greve per l’immensa gloria,
a cui ogni uomo porge un devoto inchino
e si rifiuta di estirpar dall’umana memoria.
Osserva, o Vate, nel tuo ultimo loco
quattro giovani anime mirar stupite
del tuo genio il devastante foco,
che le sovrasta e le illumina ancor spaurite.
Guardan te, o Principe di Monte Nevoso,
modello di vita Inimitabile
i nuovi legionari dal presente nebuloso,
puntando ancor l’italico gladio
alle piagge dalmate sognando l’Inimitabile
e il cor del Poeta sorride con gaudio.
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martedì 19 giugno 2007
Poesia del giorno:John Sbranza
Galera patria
Ho detto addio
a tutti i killer
che mi volevano morto
Che cercavano di comprare
la mia sudicia voglia
di solitudine
Ho un'insonnia da record
infilata nelle coperte
del pomeriggio
Uno di quelli
che sempre si vaga
senza fare mai niente
Come eterni girasoli
con occhiali a nascondere
le occhiaie
Nascosti in taverne di
luci immaginarie
che si scazzano e non hanno luce
Timide galere
senza opposizione al sogno
che tanto non ce nè
di sogni]
Che mangiano distratti i vetri
che si comprano
che si stufano
che si...
oppure musica del sud
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lunedì 18 giugno 2007
Poesia del giorno: Michele Mazzotta
L’altra faccia della luna
Apparve
l’altra faccia della luna,
deificata dalla nudità,
umana tra le mie mani.
Fu la prima parola
fuggita dalle labbra di un bambino,
inattesa, pura nei suoi contorni
così mi apparve.
Uno scoglio che non si consuma,
infranto dai flutti della marea,
rimarrà eterno scrigno
di quella scintilla di felicità.
Quando riapparirà
avrà il tuo sorriso.
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domenica 17 giugno 2007
La domenica poesia d'autore: Pier Paolo Pasolini
Sesso, consolazione della miseria!
Sesso, consolazione della miseria!
La puttana è una regina, il suo trono
è un rudere, la sua terra un pezzo
di merdoso prato, il suo scettro
una borsetta di vernice rossa:
abbaia nella notte, sporca e feroce
come un'antica madre: difende
il suo possesso e la sua vita.
I magnaccia, attorno, a frotte,
gonfi e sbattuti, coi loro baffi
brindisi o slavi, sono
capi, reggenti: combinano
nel buio, i loro affari di cento lire,
ammiccando in silenzio, scambiandosi
parole d'ordine: il mondo, escluso, tace
intorno a loro, che se ne sono esclusi,
silenziose carogne di rapaci.
Ma nei rifiuti del mondo, nasce
un nuovo mondo: nascono leggi nuove
dove non c'è più legge; nasce un nuovo
onore dove onore è il disonore...
Nascono potenze e nobiltà,
feroci, nei mucchi di tuguri,
nei luoghi sconfinati dove credi
che la città finisca, e dove invece
ricomincia, nemica, ricomincia
per migliaia di volte, con ponti
e labirinti, cantieri e sterri,
dietro mareggiate di grattacieli,
che coprono interi orizzonti.
Nella facilità dell'amore
il miserabile si sente uomo:
fonda la fiducia nella vita, fino
a disprezzare chi ha altra vita.
I figli si gettano all'avventura
sicuri d'essere in un mondo
che di loro, del loro sesso, ha paura.
La loro pietà è nell'essere spietati,
la loro forza nella leggerezza,
la loro speranza nel non avere speranza.
da “La religione del mio tempo”(1961)
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sabato 16 giugno 2007
Il sabato giorno sperimentale:oggi una canzone
Morna
Nel cielo di cenere affonda
il giorno dentro l'onda
sull'orlo della sera
temo sparirmi anch'io nell'ombra
la notte che viene è un'orchestra
di lucciole e ginestra
tra echi di brindisi e fuochi
vedovo di te
sempre solo sempre a parte abbandonato
quanto più mi allontano lei ritorna
nella pena di una morna
e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
tanto qui c'è soltanto vento
e parole di allora
il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e labbra che ricordano e voce
e carne che si scuote sarà
sarà l'assenza che m'innamora
come m'innamorò
tristezza che non viene da sola
e non viene da ora
ma si nutre e si copre dei giorni
passati in malaora
quando è sprecata la vita
una volta
è sprecata in ogni dove
e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
quel che tanto è soltanto
vento e rimpianto di allora
il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e ancora musica e sorriso sarà
e cuore che non tace
la schiuma dei miei giorni sarà
che si gonfia e poi si spuma
sarà l'anima che torna
nella festa di una morna
Vinicio Capossela
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venerdì 15 giugno 2007
Poesia del giorno: Lorenzo Balducci
Quaranta Haiku in Un’Ora
Sassofono, musica lavica….
Non è possibile toccare le tue mani
c’è un cartello che spiega chiaramente
“”Non sfiorarmi ed salirò diritta in paradiso”
Ma c’è il problema che io non credo in dio
e sopra le tue dita costruisco il nostro inferno con la terra,
guerra,
atterra la nave spaziale degli ultimi alieni rimasti nel cielo.
Sono solo baci, solo carne è.
Solo sputo, che lecco.
Solo sputo che lecco e mi piace
Solo il sapore comune di mutande e vagina.
Potrei togliermi il cervello per vedere se rimani,
nel cranio,
se resti infilata nel midollo spinale,
ma non ho più gli occhi.
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giovedì 14 giugno 2007
Poesia del giorno: Alessio Caccavale
Cenere
E l’ultima goccia, sottile ed asciutta
è caduta in terra senza tracce.
E’ il segno del finale, la suprema
conclusione che non trovavo,
e che tu mi hai regalato.
A sorpresa, nascosta bene,
con un bel fiocco rosso sangue.
Un pomeriggio piovoso,
so prima di essere idolo,
e in un attimo sprofondo
negli inferi più secchi.
Piove e non mi bagni,
rimasto solamente cenere.
Il fuoco è spento.
Tu con ottima mira spari
e colpisci ciò che ne rimane.
Eppure riesci a trafiggere,
e riprendi fiato sbadigliando,
mentre lui bacia la tua schiena,
come me nei freddi ghiacci.
Volevo solo darti la buonanotte,
con il seno ancora scoperto,
due timidi pezzi di carne.
Ora è preda della bestia,
che toccherà voracemente,
con lo stesso tatto con cui
hai sparato alle mie ceneri.
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mercoledì 13 giugno 2007
Poesia del giorno: da "Budapest"
Il peccato della mia carne.
Snifferò un'eroina
fallita
sulle pelle bruciata delle
tua braccia morbide,
troverò la morte fra le
curve della tua schiena
insonne,
mi chiederò il senso di
tutto questo da
solo,
respirando vino.
Dormirò quando tu non
avrai pace,
leccherò i marciapiedi di
Budapest
fin quando il sole non si
degnerà di guardarmi
in faccia,
morirò felice tenendomi stretto
il tuo pupazzo,
mi schianterò contro il muro
del mio stesso pianto
che non ha ragione.
E per questo due gocce
mi inchiodano,
il pianto disgraziato però non nasce,
e
la mia faccia sfregiata
puttana
svestendosi
ancora
vigliacca
non
muore.
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martedì 12 giugno 2007
Poesia del giorno:John Sbranza
L'emblema della sconfitta
Ramingo
come gatti in delirio senza sentimenti
senza passioni
Figli di puttane&pupazzi
troppo stanchi e ricusanti
per sopportare un figlio disturbato e le sue mancanze
che non sanno guardare in quegli occhi
proprio quelli che tu odi a morte
Quelli che non sanno dimenticare
esteriori&ruminanti
che fanno un figlio
tanto per scopare
ABORTO!
ABORTO!
ABORTOx3
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lunedì 11 giugno 2007
Poesia del giorno: Paolo Ornaghi
CHARLES
Nel pomeriggio crollo
nei caldi pomeriggi estivi mi prende la stanchezza più grande
e, per Dio, il pomeriggio crollo.
E non ho voglia e ho sonno,
un sonno che non riesco a trattenere.
Quando fa freddo, le verruche del mio spirito,
contagiano di germi
i centri commerciali pullulanti di genti
e il dolore di vivere
è la mia più bella e sincera verità
e il mio animo gonfio di birra
è più triste di tutti gli alberi di Natale spenti, morti, desueti
sulle strade del freddo.
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domenica 10 giugno 2007
La domenica poesia d'autore: Eugenio Montale
Meriggiare
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Da "Ossi di seppia"
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sabato 9 giugno 2007
TIEN AN MEN di Gianni D'Elia/Claudio Lolli
Il sabato un video
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venerdì 8 giugno 2007
Poesia del giorno: Alessio Caccavale
Il capitano
Con la testa pesante e le mani rigonfie
viro verso il mare più tempestoso.
Non gradisco la distesa piatta ed azzurra,
cavalco le onde selvagge e assassine.
Non perché amo il rischio,
sono un pessimo timoniere.
Ecco, la manovra pare esatta
e l’equipaggio pronto alla missione,
con la benda su entrambi gli occhi,
per non guardare dove si va.
Si fidano del capitano i pirati dell’amore.
D’improvviso perdo il controllo
E deriviamo…
Steso sulla sabbia, ne prendo una manciata
la lancio sul mio capo.
Ed umido mi accorgo di non essere
comandante di una valorosa barca,
ma di una zattera che faceva acqua ovunque.
Però conosco il territorio, riconosco
l’ombra dei miei traballanti passi…
Non è nemmeno sabbia è la sua palta…
…di nuovo sul Lambro…
Strappo i pochi fili d’erba rimasti,
c’è ancora quello del tuo finto amore,
ora consegnato ad un altro.
Speravo di confonderlo tra gli altri, ingenuo.
Di nuovo abbandonato sul fiume,
attendo con ansia il mio cadavere.
Così capirò di essere davvero finito.
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giovedì 7 giugno 2007
Poesia del giorno: Matteo Pozzoli
UOMO TRISTE
Torni a casa la sera,
accucciato.
Negli occhi il presente,
nella testa il passato,
nel cuore
il desiderio,
nelle orecchie il vociare stantìo
del solito discorso
inutile.
Megio muto che futile.
Ti nascondi nella finzione,
non ti
rimane che quella
non ti rimane che la statica rifrazione
di ciò che
pensi possa essere vero
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mercoledì 6 giugno 2007
Poesia dal giorno: da "Budapest"
Notte di guerra a Budapest
Ho messo la testa in mezzo
alle cosce della notte e
ne è uscito solo
veleno.
Dormirò solo per non disturbare
la luce del giorno.
Colpi, tanto rumore.
Fogli in aria, la carne che si strappa.
Mio strazio, mio diletto.
I tuoi amanti,
i miei lamenti.
Dove mi hai nascosto
i colori del mondo?
Con chi sei stata fino a ieri,
incantevole Nulla?
Mi lanciano le pietre,
ti prego non te ne andare,
metti una mano calda su quest'anima
che non ha profumo.
Una pistola, poi fuoco,
la faccia del bambino
guarda bene,
si scioglie.
Le puttane mi bramano,
mangiano i detriti del mio fegato.
Il tuo sangue.
Corro, scappo, inseguo i tuoi fiori
omicidi.
Sparisci, soffice
maledetta da Dio.
Bruciano le macchine,
crolla un palazzo perbene.
Boato, non sento.
Seta nera, le tue lenzuola.
Il tuo diamante è di un altro?
I tuoi piedi, ferite,
non hai più gli occhi.
Vetro, sirene, urla,
le tue dita sottili
non mi stringeranno più
il cuore quando sarà stanco di
lavorare.
Il mio sangue,
la tua voce è per
gli altri.
Lacrime di petrolio,
implorarti non serve.
(…)
Dormi,
non è niente.
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martedì 5 giugno 2007
Poesia del giorno, da "Budapest"
Amore puro
Un giorno andrò via da Budapest e
ti punirò.
Ti taglierò le labbra
per farti più brutta,
ti metterò in bocca
le parole peggiori
per farti uguale
a me.
All’ombra del tuo sorriso
che ha fatto piangere chi ti
ha amata
lavorerò per toglierti la
giovinezza,
la spensieratezza
che io non ho conosciuto e che
tu tra l’altro non meriti.
Mi masturberò come sempre l’anima,
e ti caverò gli occhi
e li darò in pasto ai versi di
uno scarafaggio.
Così sarai perfetta,
degna di me.
Mi sposerai.
Con l’abito lungo e nero,
i denti marci.
Il prete ti squarcerà infine
la tela del volto e
poi mi riderà addosso.
Il demonio ubriaco di gioia
sorriderà compiaciuto e
l’ultimo angelo mi scapperà
dal cuore.
(…)
Lo leggo nel bicchiere,
che il meglio non mi può
appartenere.
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lunedì 4 giugno 2007
Poesia del giorno:Michele Simone
Pianissimi versi
Perduta ha la sua voce
La sirena del mondo
La stanza risuona del garrulo
Domenicale vociare
Di bambini vestiti dal sole,
mentre un solo, fioco e tristo
polveroso
raggio
giunge a ricordarmi del giorno
ormai sorto,
del sole già alto.
Nessuna ai miei occhi l’ uscita,
cieco il sole, nel mio eterno ed immutabile rancore.
E tu noncurante giungi,
come sempre,
a scrostarmi dall’ apatico interesse
nel mondo,
non capendo che ad ardere
sono in me le voci lontane di
chi, sommesso recita
Taci anima stanca di godere
e di soffrire (all’ uno e all’ altro vai
rassegnata),
echi e memorie di un vivere
più pieno del sole,
se pur carico di sfrontate ombre.
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domenica 3 giugno 2007
La domenica poesia d'autore:Sylvia Plath
L'impiccato
Per le radici dei capelli
mi afferrò un qualche dio.
Ai suoi azzurri volt
mi rattrappii
come un profeta del deserto
Le notti sgusciarono via
come palpebre di lucertola:
Un mondo di vani giorni bianchi
in una buca senza ombra.
Una noia d’avvoltoio
mi appuntava a questo albero.
Farebbe anche lui come me,
se lui fossi io.
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sabato 2 giugno 2007
OGGI STRAPPO ALLA REGOLA:un Video,"Tempo"
Poetry video da Viandante web
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venerdì 1 giugno 2007
Poesia del giorno: da "Budapest"
Aurora dita di pece
Se domani crolleremo ancora
io continuerò a sporcare quel che toccherò.
Io raccoglierò i pezzi e nel proteggerli
li trascinerò giù con me.
Tu ci guarderai dall’alto
e da lontano ci accarezzerai e
ci asciugherai il sudore.
Noi ci volteremo e
scaveremo più a fondo,
e nella fossa chiuderemo
finalmente
gli occhi e dormiremo abbracciati.
Lì ti penseremo,
lì tu te ne andrai e
sarà l’ultima volta.
Un’altra notte in cui non ho dormito,
madre del Cielo, occhi del Mare.
(Strano Dio, è a te che mi rivolgo).
Devo sfiorarmi per capire se sono ancora
in vita,
devo sbattere la testa contro le 6 del mattino e
magari capire che
non
sono appoggiato alla tua
spalla fragile.
L’ultimo goccio di tristezza e liquore,
di certo non troverà rifugio sulla tua guancia bianca.
Forza bottiglia,
l’ultimo chiodo nello stomaco.
Verrà l’anima che vorrà davvero
respirarmi ed accettare la mia lurida
verginità?
Sarò mai penosamente
abbastanza?
Troppe volte ho urlato come un pazzo
ad un passo dalle tue labbra di sangue.
Non te ne sei mai accorta.
Calpestali delicata troia ebbra di vuoto,
calpestali bene quei quattro fiori che ho negli occhi.
(…)
Dalla finestra Aurora dita di pece
sputa la prima luce sulla
mia ennesima disfatta,
il mondo si risveglia.
Io torno a sotterrarmi.
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