lunedì 17 marzo 2008

I giorni dei disperati: Riccardo Mannerini

EROINA

Come potrò dire
a mia madre
che ho paura?
La vita,
il domani,
il dopodomani
e le altre albe
mi troveranno
a tremare
mentre
nel mio cervello
l’ottovolante della critica
ha rotto i freni
e il personale
è ubriaco.
Ho paura,
tanta paura,
e non c’è nascondiglio possibile
o rifugio sicuro.
Ho licenziato
Iddio
e buttato via una donna.
La mia patria
è come la mia intelligenza:
esiste, ma non la conosco.
Ho voluto
il vuoto.
Ho fatto
il vuoto.
Sono solo
e ho freddo
e gli altri nudi
ridono forte
mentre io striscio
verso un fuoco che non mi scalda.
Guardo avvilito
questo deserto
di grattacieli
e attonito
vedo sfilare
milioni di esseri di vetro.
Come potrò
dire a mia madre
che ho paura?
La vita,
il suo motivo,
e il cielo
e la terra
io non posso raggiungerli
e toccare…
Sono sospeso a un filo
che non esiste
e vivo la mia morte
come un anticipo terribile.
Mi è stato concesso
di non portare addosso
vermi
o lezzi o rosari.
Ho barattato
con una maledizione
vecchia ma in buono stato.
Fu un errore.
Non desto nemmeno
più la pietà
di una vergine e non posso
godere il dolore
di chi mi amava.
Se urlo chi sono,
dalla mia gola
escono deformati e trasformati
i suoni che vengono sentiti
come comuni discorsi.
Se scrivo il mio terrore,
chi lo legge teme di rivelarsi e fugge
per ritornare dopo aver comprato
del coraggio.
Solo quando
scadrà l’affitto
di questo corpo idiota
avrò un premio.
Sarò citato
di monito a coloro
che credono sia divertente
giocare a palla
col proprio cervello
riuscendo a lanciarlo
oltre la riga
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell’infinito.
Come potrò dire a mia madre
che ho paura?
Insegnami,
tu che mi ascolti,
un alfabeto diverso
da quello della mia vigliaccheria.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

"Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori che non so
lungo i ruscelli d'altri mondi nascono fiori che non ho.

Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori che non so
lungo i ruscelli d'altri mondi nascono fiori che non ho."

da20 ha detto...

Riccardo Mannerini (Genova, 28 ottobre 1927 – 26 marzo 1980) è stato un poeta italiano. Fu amico del cantante e poeta Fabrizio De André (con cui collaborò a lungo), oltre che di Luigi Tenco, Vittorio De Scalzi e dei New Trolls: una cerchia di amici con cui Riccardo condivise momenti importanti della sua vita.
La madre violinista, il padre militare di carriera, ultimo figlio di un'agiata famiglia napoletana, nel 1943 resta orfano di padre; nel 1944 viene reclutato dai tedeschi come operaio e costretto a lavorare alla Todd, una fabbrica di ricambi d'armamento. Conosce un operaio libertario che lo inizia al pensiero anarchico; di comune accordo, boicottano i pezzi durante la lavorazione.

Nel dopoguerra si iscrive a medicina ma ben presto abbandona gli studi per ragioni economiche, continuerà tuttavia a frequentare l'ambiente medico e universitario dove si era fatto molti amici.

Lavora saltuariamente e conduce una vita disordinata e frenetica: è insoddisfatto di tutto e di tutti; gli capita a volte di essere senza risorse e costretto a dormire nella barca d'un amico pescatore.


saluti a budapest ed al sindaco ormai 26enne!

ancora auguri bacco

Anonimo ha detto...

Questa è una delle mie poesie preferite del novecento italiano. Peccato che questi grandi poeti maledetti non si studieranno mai nelle nostre antologie.
Per i pochissimi che non lo sapessero, da alcuni versi di questa poesia nacque nel 1967 una delle più belle canzoni di Fabrizio De Andrè, ossia "Cantico dei drogati".
Faber disse che questa poesia gli diede addirittura l'intera aspirazione per l'album "Tutti morimmo a stento" scritto in collaborazione con Mannerini.
E' un album che probabilmente risale, a livello di composizione, ai primi anni '60, quando Faber e Mannerini presero un monolocale nella zona antica di Zena. A distanza di anni litigarono e i loro rapporto non si ricucì mai.
Mannerini divenne cieco qualche anno prima di morire a causa di un fornello elettrico scoppiatogli in faccia (questo quando viveva sulle navi coi pescatori).
Auguri Bacco.
Bod Lercio

Anonimo ha detto...

Spietatamente sincero. Consapevole di essere causa e conseguenza della sua dannazione. E per nulla indulgente verso se stesso:

"Insegnami,
tu che mi ascolti,
un alfabeto diverso
da quello della mia vigliaccheria."

Ottimo per iniziare la settimana dei disperati.

Danilo.