giovedì 20 marzo 2008

I giorni dei disperati: Cesare Pavese

NOTTURNO

La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s'inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.
La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi più puro.
Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.

3 commenti:

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Grazie mille a Danilo per la segnalazione.Buona giornata.

dave- ha detto...

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore e poeta italiano.Pavese nacque nel 1908 a Santo Stefano Belbo un piccolo paese situato nelle Langhe, in provincia di Cuneo, nel cascinale di San Sebastiano dove la famiglia trascorreva il periodo estivo e dove conobbe nella bottega del falegname Scaglione il più piccolo dei figli, Pinolo, al quale rimarrà sempre legato e che descriverà in alcune sue opere.

« Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda -
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
- anemone o nube -
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore. »


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi è una raccolta di poesie di Cesare Pavese.

La raccolta, pubblicata postuma, comprende dieci poesie (otto in lingua italiana e due in inglese), tutte scritte tra l'11 marzo e il 10 aprile del 1950 a Torino e tutte inedite, ritrovate fortuitamente tra le sue carte dopo la sua morte, in duplice copia, nell'ordine in cui sono state pubblicate.

La raccolta, pubblicata dall'editore Giulio Einaudi nel 1951 comprende anche i versi appartenenti al gruppo "La terra e la morte" che furono composti nel 1945 a Roma e pubblicati precedentemente, nel 1947, sulla rivista "Le Tre Venezie".

Si tratta di liriche d'amore permeate di una struggente nostalgia scritte con uno stile insolito per Pavese dedicate all'attrice americana Constance Dowling , l'ultimo suo amore, conosciuta alla fine del 1949 dalla quale era stato superficialmente abbandonato e che lo aveva lasciato in un completo sconforto

La delusione amorosa per la fine del rapporto sentimentale con l'attrice americana Constance Dowling - cui dedicò gli ultimi versi di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - ed il disagio esistenziale, lo indussero così al suicidio il 27 agosto del 1950, in una camera dell'albergo Roma, a Torino che aveva preso il 26 agosto. Venne trovato morto disteso sul letto dopo aver ingerito sedici bustine di sonnifero.


buonagiornata

Anonimo ha detto...

danilo ha detto...

E’ l’autore che più stimo.
Voglio aggiungere due cose sulla sua biografia.

Si laurea nel 1930 con una tesi su Walt Whitman.
Si forma nell’ambito dell’antifascismo torinese: un gruppo di intellettuali tra cui Vittorini, Leone Ginzburg e l’editore Giulio Einaudi. Traducono dall’inglese, dall’americano e dal russo (Stainback, Dostojesky…) e promuovono le idee di Gramsci e Gobetti. Fanno della ricerca culturale uno strumento di lotta ed opposizione politica, autonomo e non allineato. Paga con l’arresto e l’esilio.
Nel frattempo pubblica la sua prima raccolta “Lavorare stanca” da cui è tratta Notturno.
La sua poesia rifiuta la liricità oscura dell’ermetismo per una cadenza più discorsiva e narrativa.

Non lo considero un disperato. A causa del suicidio è diffuso lo stereotipo che fosse un “debole”. Questo è smentito dai suoi testi e da chi l’ha conosciuto come il grande amico Italo Calvino. In Pavese c’è sempre una tensione vitale, nonostante il pessimismo di fondo e un senso costante di inadeguatezza alla vita. L’onestà della sua ricerca e del suo impegno sociale sono una sua costante.
Assieme a doti non comuni di introspezione e lucidità.

Notturno è un autoritratto. L’immagine sua riflessa da una finestra che da sulle colline.

buona visione