giovedì 6 marzo 2008

Poesia del giorno: John Sbranza

Funerale mentale

La mia invidia per la bellezza del letargo
la mia estrema rabbia per le mentecatte signorine dalle gonnelle basculanti
e funerali mentali come pensieri a partorirsi
I malocchi superbi a chi compie imprese sulla terra
per me impossibili da fare
sembianze d’immaginazione di pietà
che mi circonda
mentre la rabbia del suo nome è così feroce da non credere alla mia voglia di scomparire
e come cazzo si fa a ridere al giorno d’oggi
a meno di uno sbaglio?
La terra è feconda e la vita una troia che si spreca in moine indecifrabili
e movimenti allucinanti e costose rovine di ricordi
Io continuo a fottermi con le mie mani
coi miei sussulti di meridiane senza più ombre
e tormenti d’avventure dagli occhi lucidi e spalancati
Non sicuro di me stesso
sicario col mio cuore color di porpora
a scordarmi d’essere un uomo immaginario
e relegato ad un eterno dio personale
che non s’è salvato lui, figuriamoci io
che non ho forza neanche di alzarmi e portare scuse sul balcone per urlarle
al vento.
E sempre più solo e disperato
E sempre più chino a prenderla nel culo
E sempre più chino a prenderla nel culo
E sempre più chino disperato e solo.

5 commenti:

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Una delle più belle fra le ultime di John,
buona giornata.

da20( rimasto a piedi senza chitarra afarmi da compagnia.. ma mi riprendo..) ha detto...

stupenda john!
mi hai fatto sussultare, quante verità!
sto facendo caso che la maggior parte di verità che si dicono purtoppo sono tristi, di rassegnazione, o comunque di rabbia ocntro qualcosa che ci ferisce ogni giorno di piu

saluti a budapest

Anonimo ha detto...

Danilo ha detto...

decisamente una delle più belle poesie di John.

L'incipit è perentorio, lo stile nominale asciuga e scolpisce ogni immagine legandola saldamente a un concetto. Il tono resta sostenuto fino a "mentre la rabbia...", un verso che lascia letteralmente senza fiato.
Poi la domanda e il primo silenzio.

Riprende allentando la tensione (qualche verso più disteso) spostando l'attenzione all'interiorità.

"sicario col mio cuore color di porpora
a scordarmi d’essere un uomo immaginario
e relegato ad un eterno dio personale" !!!

Gli ultimi quattro versi hanno un sapore di fade out: l'attacco frontale iniziale si è stemperato in una riflessione (non è morto) e prosegue oltre la poesia...

Grande John! Saluti a tutti...

Anonimo ha detto...

Danilo ha detto...

PS: in questo commento mi son limitato al dato formale, in realtà la vera forza della poesia, come sempre in John, è nei contenuti: è la forza della sua visione a colpire, il saper mettere in gioco sentimenti profondi e difficili anche solo da scoprire.

Il problema per molti è esprimere un contenuto in una forma. In questo pezzo il contenuto CREA la forma.
E la forma è quella dei "nervi scoperti" ... del dire se stesso senza mediazioni o concessioni estetiche. Ancora grande!

Anonimo ha detto...

sicario col mio cuore color di porpora
a scordarmi d’essere un uomo immaginario
e relegato ad un eterno dio personale
che non s’è salvato lui, figuriamoci io
che non ho forza neanche di alzarmi e portare scuse sul balcone per urlarle
al vento.
C'è la sincerità c'è il malessere, è difficile ridere a meno di uno sbaglio e noi conduciamo una vita tremendamente comica. Pochi scandagliano la realtà come john , una raffinatezza espositiva che solo chi vive nel mondo vero può cogliere e vestirla con un bel vestito. Un abbraccio

ALe o