lunedì 21 gennaio 2008

Poesia del giorno: John Sbranza


Persecuzione n.1

Ed ora che è tornata la fine
Ed ora che è tornata l’Ansia a divorarmi corpo e cervello
Ed ora che non riesco più neanche a mangiare
e mi dovrò nutrire di frullati
Ed ora che quel posto che speravo nella scala sociale della vita civile
è diventato emarginazione
Ed ora che non ho nemmeno più le ossa a degnarmi di un sorriso
Ed ora che il fallimento il degrado sono convinzione ed autostima annientate
Ed ora che non potrei neanche più bere o creare casini
Ed ora che l’altra faccia della medaglia è merda e finta allegria
Ed ora che non c’è proprio più un cazzo da sorridere
Ed ora che sono esclusivamente lo scarto perplesso di un passo in avanti
Ed ora che non esiste più rimedio alcuno
Ed ora che risvegliarsi vuol dire soffrire
Ed ora che non posso più neanche sperare
Ed ora che mi sento cosparso di inutili convinzioni
Ed ora che non c’è più previsione ma soltanto presente a ritroso
Ed ora che mi tremano le mani come “insulto” del cuore
Ed ora che non c’è più chi mi può aiutare perché sono tutti spacciati insieme a me (e chi lo può fare non lo farà!)
Ed ora che gridare e strapparsi le lacrime dal volto per non piangere, non serve più a niente
Ed ora che non ci sono più convinzioni ne speranze
Ed ora che di bello non c’è più neanche l’aria che respiro
Spero solamente che ciò che dovrò scontare
sarà il più breve possibile.

8 commenti:

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Lo strazio è la cifra di John,la vera voce di Budapest.Poesia straordinaria: la sua capacità è di rendere il feriale festivo e delittuoso,il che vuol dire eccezionale.
Solo perchè non ci sarebbe ritorno: altrimenti il mio sogno sarebbe di andare con lui nella capitale.Il problema,appunto,è che torneremmo rinchiusi in vestiti di legno.

da20-domenicale ha detto...

grande john
sempre molto profondo...
e l'angoscia la si puo sentire dentro
come un fulmine a ciel sereno che tutto raggela e rende l'attimo intenso..
bravissimo john...
un persona molto densa e sincera
lo ammiro anche per questo..

saluti e buona settimana

J.Sbranza ha detto...

Ognisentimento che si riflette in voi è per me fondamentale allegria per proseguire ma è anche ciò che creiamo tutti insieme nelle nostre mani, un urlo sconvolto di tutte le ragioni del mondo.

Alle vostre penne sentimentali...

Vincenzo Costantino "Comasco"-in realtà ci sarò io al tamburo il 6 febbraio ha detto...

John purtroppo hai ragione quando dici che dall'esterno potrebbe sembrare che si scrivano solo commenti positivi ma è impossibile evitarlo...
E' davvero impossibile evitarlo dopo aver letto una poesia del genere. Nel leggerla sentivo l'angoscia crescermi dentro e la speranza finale è come un finto sollievo.
Bellissima. Dolorosamente bellissima.

Grande John!

w lev tolstoj ha detto...

E dolorosamente banale è il mio commento, ma che ci posso fare??
Avrei voluto aggiungere la sensazione del nodo in gola,ma mi sembrava troppo...SCUSATE. Lo studio mi sta uccidendo.

Cri

Ale O ha detto...

non c'è un fottuto verso che sia banale, non ce n'è nemmeno uno. Un calcio in faccia. Questo è un blues davvero. E se chi ti puo aiutare è spacciato insieme a te, banchetteremo come fantasmi sul lambro. Con tanta carne da grigliare e spirito da bere.

Anonimo ha detto...

Io di poesia non ne capisco proprio e mi viene anche difficile spiegare ciò che penso di questa.Posso dire che più e più volte mi sono dovuta fermare per quanto era forte e denso quello che mi arrivava.Le parole che si trasformano in sensazioni così dirette da stancare il corpo.
Davvero complimenti.

Anonimo ha detto...

Miguel

Beh johnny, devo dire che non lascia neanche un attimo per rifiatare. E va bene così. Penetra, e cazzo, si insinua aspra nelle tempie.
Se devo fare il critico tout court, aggiungo anche che non c'è immagine banale, un climax asfissiante che pare non finire, neanche con l' ultimo verso, che anzi, nonostante sfumi leggermente, chiude perfettamente.
Dalle sensazioni di scarto(tra cui molto bella "scarto perplesso di un passo in avanti"), fatalismo puro, disillusione ed emarginazione
si chiude con quegli ultimi efficacissimi quattro versi, in cui è il tutto ad essere avvolto dal sentimento.
la Ritmica è una grancassa profonda, da ritmo tribale. Solo che, sfortunatamente per te, non è apotropaica, il male, il dolore c'è ed è universale.
Se proprio devo essere pignolo fino a rosicarmi l' anima cambierei la sintassi di questi 2 versi:

Ed ora che non c’è più chi mi può aiutare perché sono tutti spacciati insieme a me (e /
chi lo può fare non lo farà!)/
Ed ora che gridare e strapparsi le lacrime dal volto per non piangere, non serve più a /
niente

Ma non credo che sia così rilevante per tutti.
molto bella jhonny.
Miguel