mercoledì 31 ottobre 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


Testamento di una carcassa

Nacqui sotto una stella
assassina,
conobbi delicatezze di bambino
intrise di fango,
accarezzai rose affilate
dal colore
troppo incerto.
Attraversai viali sontuosi
in scintillante compagnia,
e non ci fu una volta in cui
non tornai solo.
Strizzai ancora l’occhio
all’amore e mi ritrovai
fra lenzuola sporche
di miseria.
Nessuna scacciò mai
l’inverno dai miei occhi.
Portarono i miei versi
in anguste camere a gas,
troppo tristi
perché lontane dal cuore.
Allora mi misi ad
abbracciare,
pensando fosse l’unica cosa
da fare,
ma un giorno d’ottobre mi accorsi
che era solo filo spinato.
Era la mia ultima alba,
e capii
che ogni uomo è un episodio
di commuovente comicità.
Mi fa ancora male,
fa male,
male.
Ma finito l’urlo
cosa resta?
(…)
Ora è la terra
ad asciugarmi
il pianto.

7 commenti:

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Arriva la commemorazione dei defunti,il tempo di passeggiare per le città dei morti.
C'è il sole oggi,ed è bello cosi'.
Buona giornata a tutti.
Tema (ostico) del giorno: i "Sepolcri".
"sol chi non lascia eredità d'affetti poca gioia ha dell'urna".
Andiamo sul metafisico.

J.Sbranza ha detto...

Mi spiace tanto dover costantemente andare contro alle frasi di alcuni, come cmq Foscolo, che anche se non un fenomeno, credo mi starebbe simpatico(forse)....ma io non sono assolutamente in simbiosi con questa frase...
Anzi, la ricostruirei cosi':

Solo chi è stato "cieco" per tutta la vita poca gioia avrà nell'urna, e comunque anche tutti gli altri moriranno soli come son nati....

"I morti vivono nel ricordo dei vivi"(comunque non dovrebbe essere una costrizione, ma solo un piacevole ricordo altrimenti meglio non sia cosi')

.................


Testamento di una carcassa è una bellissima, accentuata da "moti dell'animo" come:"Strizzai ancora l'occhio all'amore e mi ritrovai fra le lenzuola sporche dell'anima"
oppure:"Ora è la terra ad asciugarmi il pianto"....

Devo dire che alla prima lettura, sembra di leggere molto l'istituzione della smisuratezza infinita di un male incurabile, molto forse troppo accentuata(sensazione soggettiva della sensazione descrittiva)....rileggendola invece questa sensazione scema un poco via lasciando spazio all'interpretazione.

"Finito l'urlo cosa resta?"

Resta la pace costante di un dolore in frantumi chiamato -Ossessione-

daventi ha detto...

mio cario sindaco questa poesia mi piace proprio in particolare la frase ultima come già cita john: "ora è la terra ad asciugarmi il pianto"
quante lacrime ancora questa terra dovra' assorbire per dare vita ad una creatura triste e sola...

saluti a tutti oggi è halloween una festa non nostra che la commercializzazione ha inserito nella nostra cultura troppo frivola, la cultura dei soldi e gia che ci siamo perche non inseriamo anche del ringraziamento con tanto di tacchino... cosi chi ha pollame in eccesso fara i soldi dal proprio scarto...
la vera festa non è oggi è domani!il 1 novembre non di certo il 31 ottobre.. anche se le zucche hanno una certa influenza sulla nostra fantasia carnevalesca

Anonimo ha detto...

ogni uomo è un episodio
di commuovente comicità

Anonimo ha detto...

Un omaggio alle esistenze travolte dalla furia del sogno di un giorno migliore...solo morte al varco.
Una poesia scritta tempo fa,
ma che gli emigranti morti qualche giorno fa in Calabria riportano nuovamente e insistentemente alla ribalta.



Lo sguardo incrocia il mare
E lì si sperde.
Flutti rutilanti tessono la strada,
e specchi rifrangono negli occhi miei
la terra lasciata:
il sapore caldo del sole nel giorno
le grida confuse che paiono
vendere storie, non merci,
e la guerra e la morte
che strappa il fiato, mentre stesa e
nascosta, rifugiata in un letto,
zittisco il respiro,
per non incrociare gli spari.
E quel figlio amato e non desiderato,
nato preda già col suo primo vagito,
frutto ignominioso di un ventre stuprato:
io madre codarda, incapace di evitargli la vita,
coraggiosa nel tirare la vita lontano
dai sapori caldi della mia VITA.

Lo sguardo insiste a ritrovare il mare,
e lì annega:
caldo è il sapore del sale
sulle labbra,
caldo il tremore prima di affondare,
ustionanti le grida…
Nella corsa fuggiasca e clandestina
Ho addomesticato il passato,
dimenticato i miei giorni.
E se le mani arrancano nel vuoto
Trovano sicure la stretta
Feroce di chi alla vita proprio
Stenta a rinunciare…
Perdono.
Tra i seni che han portato la vita,
ora cedi alla morte,
senza la consolazione modesta
di giorni da ricordare.
L’ esistenza travolge la vita
Del singolo uomo,
e la rabbia non riesce a trovare spazio…

MItch

otto ha detto...

accarezzai rose affilate
dal colore
troppo incerto

complimenti...

esterofilo ha detto...

uaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa...i morti noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!