mercoledì 27 febbraio 2008

Poesia del giorno: Davide Canzi

I capitali del mondo!



Superbamente ci propinate

Le vostre insulse regole

Mostrandovi a petto in fuori

Alzando il mento sopra i più poveri



Non badate al troppo lavoro

Ritenuto un dovere minore

Solo l’ozio fa gola a voi

che scansate fatiche e guai



sebbene nel lusso

non vi basta più il vostro sesso

cercate amanti nuovi

fregandovene dei nostri cuori



vorrei che la mia ira

scenda su di voi

ma io non sono dio

e voi non siete poi cosi eroi



e tra voi ingordi

di danaro e cibi succulenti

non vi è nessuno che pensa

ai mendicanti della mensa



potrei invidiarvi per quel che avete

ma so che me ne pentirei

per poi non essere felice

proprio come voi



e non parlatemi di avarizia,

il mondo straborda di ingiustizie

e chi più può se ne vizia

e nulla resta alla gente distinta



di questi sette punti

sono giunto al dunque

non mi resta che pregare

per un mondo migliore!

Che qualcuno capisca

Che il mondo va a puttane

E non per doppio senso

Ma perché un terzo di noi

Muore di fame

Personalmente non sono un santo

E neanche un eroe

Ma nel mio piccolo ho rispetto

E le ingiustizie mi mettono rigetto…

20 commenti:

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Mi raccomando domani sera tutti a sentire Mr da20 all'Arci Pintupi!
Buona giornata.

lois (garibaldi) balducci ha detto...

"Che il mondo va a puttane
E non per DOPPIO senso
Ma perché un TERZO di noi
Muore di fame"

Delizioso!
Domani avrò la fortuna di fare una comparsata nello spettacolo Daventico (Daventicativo? Daventoso? Da vent'anni, ah!...)
quindi gli faccio gli applausi in anticipo
E che vuol dire!? Nulla, ma mi faceva piacere!
Perchè? Voi non fareste gli applausi al Da20?!? BESTIE!

Anonimo ha detto...

Beh d20 è rimasto scosso nell' anima dal suo viaggio africano...si capisce l' ingenua invettiva. Ma l' importante non è scrivere capolavori(e mi spiace john per il tuo estasiato intercalare-ps la tua chitarra l' ho io....quando vuoi sarà nuovamente tua)
nessuno di noi ne ha ancora composto un verso, ma perlomeno non lasciarci esclusivamente trascinare in una poesia estatica.
La tua presenza d20, a prescindere dalla qualità, è comunque un valido spiraglio di fuoriscite a
nuovi magmatici spunti contenutistici.
E ciò resta sempre apprezzabile.

mi auguro da solo un buon ritorno
Michele

Anonimo ha detto...

Ho anche dato una lettura ai lavori inseriti precedentemente e che mi sono perso...e devo dire che la "ballata delle ceneri" è veramente un bel lavoro. Carica nel suo procedere consequenziale, si richiude nella ritmica serrata accentuale. certo l' atmosfera della funerea dannazione non è topos nuovo, anzi come nucleo semantico ricorre nella poetica bacchiana(e concediamoci un poco di autorevolezza in quanto scrittori), ma ciò non è limite o monotematismo, è approfondimento. E l' esperienza del sentire e rielaborare e concentrare in Bacco direi che si fa sempre più decisa.

Michele

lois (wordmaster) balducci ha detto...

L'ascesso rende Miguel un uomo terribilmente sapiente ^_^
(per quanto concerne i capolavori, io sono fermamente convinto di averne scritti uno o due, poi è una questione di criterio: metà dei "capolavori veri" della storia della letteratura tendono ad annoiarmi mortalmente ;)
Per questo li scrivo io: almeno mi diverto! XD

Anonimo ha detto...

Come spesso accade mi trovo assolutamente poeticamente agli antipodi con quello che dice il grande amico Miguel. Inanzitutto bisognerebbe capire quali sono i capolavori della poesia contemporanea. La ballata delle ceneri che tu sostieni essere un bel lavoro è in realtà un capolavoro.Se l'avesse scritta Sereni (giusto per lanciare una frecciatina) staremmo a parlare di una poesia che non si può non leggere. Il che mi sembra assurdo. Per quanto riguarda la ricorrenza dei topos, analizzerei qualsiasi autore e la ritroverei. Il fatto che l'autore stesso sia viscerale in un determinato argomento, rende l'unicità del suo lavoro e del suo dramma. Per me la poesia è questo, ed è questo che rende unici.Per me già trovare un modo nuovo di dire concetti sofferti è vittoria.
Poi chiamiamola prosa o poesia, poco mi importa delle terminologia, mi importa della sostanza. E sorrido di tanti grandi fingitori poeti.
Un abbraccio a tutti.

ALE O

Anonimo ha detto...

Come spesso accade mi trovo assolutamente poeticamente agli antipodi con quello che dice il grande amico Miguel. Inanzitutto bisognerebbe capire quali sono i capolavori della poesia contemporanea. La ballata delle ceneri che tu sostieni essere un bel lavoro è in realtà un capolavoro.Se l'avesse scritta Sereni (giusto per lanciare una frecciatina) staremmo a parlare di una poesia che non si può non leggere. Il che mi sembra assurdo. Per quanto riguarda la ricorrenza dei topos, analizzerei qualsiasi autore e la ritroverei. Il fatto che l'autore stesso sia viscerale in un determinato argomento, rende l'unicità del suo lavoro e del suo dramma. Per me la poesia è questo, ed è questo che rende unici.Per me già trovare un modo nuovo di dire concetti sofferti è vittoria.
Poi chiamiamola prosa o poesia, poco mi importa delle terminologia, mi importa della sostanza. E sorrido di tanti grandi fingitori poeti.
Un abbraccio a tutti.

ALE O

lois (lois) balducci ha detto...

c'è però un punto della tua critica, michele, che mi interessa
il topos poetico e il suo approfondimento
Come sai, abbiamo un modo quasi interamente diverso di intendere "poesia" e soprattutto "attività poetica" e "prodotto poetico" (nel senso basebase di oggetto concreto, carta stampata di parole, che sia fatta di cellulosa o pixel)
quindi mi permetto di offrirti il mio angolo di prospettiva, e speriamo ne venga fuori una bella chiacchierata
Di punti tematici nodali riconoscibilissimi, già solo tra di noi, ce n'è a bizzeffe
che siano "oggetti" ricorrenti, come per bacco gli occhi, le donne perdute, il disfacimento, un alone romantico e decadente,
o per te l'andamento sottile e sicuro del verso, le immagini delicate ma incise con sicurezza,
o per me il viaggio, l'estraneità al mondo, la solitudine che esacerba legata alla necessità di isolamento e via così
Sono tutti sintomi del nostro essere individui (parole grosse, ma manteniamole per un po') e cercare di portarli fino agli estremi aspetti,
per liberarsene o usarli finalmente appieno è legittimo, sacrosanto, e forse addirittura doveroso
Ma si sente spesso una puzza di stantìo, di usurato, come una donna-dell-anima avesse detto al nostro sfigato interiore "Come stai bene con quel maglione", e quello non se lo fosse più tolto
L'immagine è strana ma almeno è chiara
Scrivere non so se abbia degli obblighi, e se li ha probabilmente il costante innovamento non è tra quelli, ma è una necessità fondamentale
Respirare, respirare, cambiare aria nel cervello, e nella penna
Questo porta a creare lavori meno raffinati, più grezzi e ingenui? porta a non essere riconoscibili?
Non importa, se non piacciono che stiano lì a non fare del male a nessuno, anche se non piacciono alla stessa mano che li ha abortiti
Se non si riconosce la mente dell'autore ancora meglio: siamo vasti e conteniamo moltitudini, e se la nostra personale autoconoscenza è un percorso lento e cieco, figuriamoci quello che devono fare gli altri per capirci
Con questo comunque non nego che se quel maglione ci sta bene, o ribaltando tutto: se quello strumento ci è utile per fare quello che dobbiamo o vogliamo fare, qualunque cosa sia, che lo si sappia oppure nemmeno, non nego che sia valido e corretto tenerli in mano.

Anonimo ha detto...

Buon lois

Per quale motivo scriveremmo?
avvicinarci sempre più, passo dopo passo, alla nostra, esclusivamente nostra, perfezione interiore.
I giudizi di critica sono soggetti alla corrosione del tempo e, fidatevi, il tempo miete parecchie vittime. Scrivere e poi ragionarci sopra, smuovere tutti i piccoli spasmi che si incrostano fra le parole...Spesso la scrittura, in particolare la poesia, oggi passa come flusso intenso e istintivo(ammiccando ad un romanticismo un po' passato), ma così traspare solo una parte di ciò che può essere la poesia.
Per questo mi diverte tentare di sviscerare in ciò che leggo i piccoli crismi che lì si nascondono.
Ed è probabilmente per questo che non riesco a vedere capolavori veri, forse le mie pupille sono appasitte con la teoria.
Comunque mi è venuta un'idea:
da domani proporrò degli accenni di letture critiche(stilistica psicanalitica, strutturalista, formalista, la semiotica la lascio
ad altri) sui pezzi che il buon baccolino metterà sul blog. Magari sarà divertente collaborare tutti assieme.
Scusate la logorroica insistenza verbale.
...a volte vado spesso fuori tema..

Michele

Anonimo ha detto...

Buon lois

Per quale motivo scriveremmo?
avvicinarci sempre più, passo dopo passo, alla nostra, esclusivamente nostra, perfezione interiore.
I giudizi di critica sono soggetti alla corrosione del tempo e, fidatevi, il tempo miete parecchie vittime. Scrivere e poi ragionarci sopra, smuovere tutti i piccoli spasmi che si incrostano fra le parole...Spesso la scrittura, in particolare la poesia, oggi passa come flusso intenso e istintivo(ammiccando ad un romanticismo un po' passato), ma così traspare solo una parte di ciò che può essere la poesia.
Per questo mi diverte tentare di sviscerare in ciò che leggo i piccoli crismi che lì si nascondono.
Ed è probabilmente per questo che non riesco a vedere capolavori veri, forse le mie pupille sono appasitte con la teoria.
Comunque mi è venuta un'idea:
da domani proporrò degli accenni di letture critiche(stilistica psicanalitica, strutturalista, formalista, la semiotica la lascio
ad altri) sui pezzi che il buon baccolino metterà sul blog. Magari sarà divertente collaborare tutti assieme.
Scusate la logorroica insistenza verbale.
...a volte vado spesso fuori tema..

Michele

Anonimo ha detto...

Buon lois

Per quale motivo scriveremmo?
avvicinarci sempre più, passo dopo passo, alla nostra, esclusivamente nostra, perfezione interiore.
I giudizi di critica sono soggetti alla corrosione del tempo e, fidatevi, il tempo miete parecchie vittime. Scrivere e poi ragionarci sopra, smuovere tutti i piccoli spasmi che si incrostano fra le parole...Spesso la scrittura, in particolare la poesia, oggi passa come flusso intenso e istintivo(ammiccando ad un romanticismo un po' passato), ma così traspare solo una parte di ciò che può essere la poesia.
Per questo mi diverte tentare di sviscerare in ciò che leggo i piccoli crismi che lì si nascondono.
Ed è probabilmente per questo che non riesco a vedere capolavori veri, forse le mie pupille sono appasitte con la teoria.
Comunque mi è venuta un'idea:
da domani proporrò degli accenni di letture critiche(stilistica psicanalitica, strutturalista, formalista, la semiotica la lascio
ad altri) sui pezzi che il buon baccolino metterà sul blog. Magari sarà divertente collaborare tutti assieme.
Scusate la logorroica insistenza verbale.
...a volte vado spesso fuori tema..

Michele

lois (peirce) balducci ha detto...

Figata di idea! Ci sto!
Per quanto riguarda il "perchè scriviamo", circa noi non posso che essere d'accordo
Ma non è stato vero sempre, non in tutte le culture, non in tutte le epoche, non in tutti gli autori
E pensare di aver trovato (non parlo di te: dico in teoria) quello che noi cerchiamo nella nostra poetica (come autori e come contemporanei) in lavori provenienti da altri contesti è per lo meno presuntuoso :)
L'interpretazione è un diritto, se rimane gioco consapevole (gioco in senso serio)

Anonimo ha detto...

scusate il triplo commento, ma budapest mi ama...
infatti lois la presenza di un topos ricorrente non è limite, ma possibilità di approfondimento.
mi spiego il buon leopardi annegava nella sua insistenza monotematica, ma è riuscito così a penetrare nel profondo del suo mondo poetico.
Sereni ale ha scritto una infinità di porcherie, Sbarbaro ha colto spesso nel segno quando ha conchiuso la sua ricerca su pochi intimi aspetti. Ma ciò non si deve tradurre in cieca fedeltà ai propri schemi poetici. Leopardi non ha scritto solo i canti pisano recanatesi e quelli napoletani, ma anche un' infinita serie di canzoni succubi di artificiosa retorica. Sbarbaro idem.
Intendo semplicemente dire che io mi sento ancora un dilettante che ha voglia di cercare la forma che meglio esprima il suo contenuto(l' ottima sincresi hegeliana-de sanctisiana).
Nulla più.
Per rispndere ad ale, di capolavori veri, di poesie e romanzi che hanno devastato il mio sentire e percepire, ce ne sono veramente pochissime, forse due o tre.
Ma questo vale ovviamente ed esclusivamente per me
Michele

Anonimo ha detto...

Lois non scrivere CIRCA noi, e nè PER noi.
La questione è ben diversa e connaturata a qualunque tipologia di espressione artistica: attraverso la manipolazione del materiale(parole marmi colore note immagini) noi ci trasformiamo in demiurghi ed è solo attraverso la creazione che possiamo prendere possesso della nostra realtà. Parafraso sartre("Che cos è la letteratura" 74-75):
nella visione noi siamo solo rivelatori dell' essere, ma siamo inessenziali alla cosa svelata. Quindi produciamo per divenire essenziali rispetto all' attività creatrice e all' oggetto. Sartre in realtà aggiunge che l' oggetto in realtà non si impone con la creazione, in quanto mai definitivamente terminato, e l' imposizione dell' oggetto si realizzerà esclusivamente solo con l' atto della lettura. Non sono d' accordo su questo ultimo punto, ma fa niente.

Michele

da20 ha detto...

ciao a tutta budapest...

oggi un'interessante conversazione ha preso forma tra le mura di budapest.
personalmente cerco sempre di dare alle mie parole un senso moloto interiore, anche se a volte mi perdo in leggerezze senza entrare nel profondo.
per me la poesia è qualcosa che stimola il nostro sitema nervoso creando sensazioni avolte forti altre volte giocose altre ancora di rammarico, piuttosto che di estraneità.
nello scrivere cerco sempre di trasportare quel che sto profando sulla carta, non nego ache a volte non ci riesco e altre mi perdo in giochi ed esperimenti...
sto cercadno di crescere ma ci voglioni i giusti spunti a volte le sensazioni non bastano, occorre avere unc erto bagaglio e spero di arricchiere quel poco che ho ora...
questo è quello che ho trovato cercando il significato di poesia

"Una poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, o, meglio, il significato è solo una parte della comunicazione che avviene quando si legge o si ascolta una poesia; l'altra parte non è verbale, ma emotiva. Poiché la lingua nella poesia ha questa doppia funzione di vettore sia di significato che di suono, di contenuto sia informativo che emotivo, la sintassi e l'ortografia possono subire variazioni (le cosiddette licenze poetiche) se questo è utile ai fini della comunicazione complessiva."

buona giornata

da20 ha detto...

ciao a tutta budapest...

oggi un'interessante conversazione ha preso forma tra le mura di budapest.
personalmente cerco sempre di dare alle mie parole un senso moloto interiore, anche se a volte mi perdo in leggerezze senza entrare nel profondo.
per me la poesia è qualcosa che stimola il nostro sitema nervoso creando sensazioni avolte forti altre volte giocose altre ancora di rammarico, piuttosto che di estraneità.
nello scrivere cerco sempre di trasportare quel che sto profando sulla carta, non nego ache a volte non ci riesco e altre mi perdo in giochi ed esperimenti...
sto cercadno di crescere ma ci voglioni i giusti spunti a volte le sensazioni non bastano, occorre avere unc erto bagaglio e spero di arricchiere quel poco che ho ora...
questo è quello che ho trovato cercando il significato di poesia

"Una poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, o, meglio, il significato è solo una parte della comunicazione che avviene quando si legge o si ascolta una poesia; l'altra parte non è verbale, ma emotiva. Poiché la lingua nella poesia ha questa doppia funzione di vettore sia di significato che di suono, di contenuto sia informativo che emotivo, la sintassi e l'ortografia possono subire variazioni (le cosiddette licenze poetiche) se questo è utile ai fini della comunicazione complessiva."

buona giornata

Anonimo ha detto...

Penso che c'è solo un punto che balla meglio della Carrà nel tuo discorso.
Per quale motivo scriveremmo?
avvicinarci sempre più, passo dopo passo, alla nostra, esclusivamente nostra, perfezione interiore.
E allora perchè avete pubblicato? Se non ci sono intenzioni comunicative, solidarietà di sentimenti, la possibilità che qualcuno legga i vostri versi e si emozioni, i fogli possono stare benissimo sulla scrivania. Inoltre più scrivo più mi sento nell'imperfezione più aberrante.
Inoltre pongo all'attenzione della teoria che tu valuti Leopardi nella sua vita, e tutti i giovani poeti alla distanza di un anno. Io francamente non mi fido di un poeta che riesce ad uscire da un topos viscerale in così poco tempo. Lo deve scandagliare, scavare esaurire, fino quasi a rinnegarlo, o forse no, cercare fino alla fine di trovare qualcosa di nuovo.
Criticare formalmente una poesia per me lascia il tempo che trova. Ho letto tanti di quei bei versi che non mi hanno scalfito il cuore come ED ORA di john sbranza.
C'è una propria musicalità nei pezzi, che può essere spezzata, infranta.
Michi se continui a cercarel'opera d'arte con gli occhi pieni di teoria ci credo che non trovi più capolavori. Non entrare a 24anni nella cecità critica, perdIo. Ciò non vuol dire che ogni forma dic riticismo sia da aberrare ma che sia da conoscere e poi trarre conclusioni. Ma ho bisogno di sapere le liturgie per essere credente?Non credo, ma detto da un ateo fa ridere.
Un exclassicista ora laico poeta prosastico ALE O

A la vole
spero dopo di riuscire a collegarmi. Ciao

Anonimo ha detto...

scusate la scrittura ricca di errori, questo merita una critica, ma internet perdona la fretta. Ora mi scollego. Bam

Anonimo ha detto...

Danilo ha detto...

Questa discussione mi esalta... Lascio due parole su cos'è per me Poesia...

L'ARTE è fondamentalmente COMUNICAZIONE.

Parto da una frase celebre: la ricerca della verità è più importante del suo possesso. La poesia è ricerca. Quando vissuta, un potente strumento introspettivo.

La Poesia (con la P maiuscola, intesa come arte poetica) è un percorso personale di conoscenza, ovvero comunicazione con se stessi.
Personalmente giudico buono un mio pezzo quando mi fa sentire come di fronte a uno specchio. In quanto primo fruitore della mia opera pretendo non il capolavoro ma una TENSIONE al capolavoro, e sono pronto a cestinare qualunque "bel pezzo" che mi suoni un minimo retorico/non sentito (o meglio ad approfondire, limare, riscrivere fino ad averlo "rivelato").

Finché questa ricerca non si concretizza in un prodotto.
La poesia (elaborato cartaceo) è una traccia del proprio percorso.
E, concretamente, il mezzo con cui la comunicazione si apre a terzi (quindi praticamente si attua in quanto tale).
E la poesia vale per quanto comunica, quindi per l'impatto che ha sul destinatario. Mi piace pensare i miei testi come SEMI. Che possano colpire, vibrare in risonanza, germogliare in chi legge. Solo allora la poesia è arrivata. La fruizione deve essere emotiva/irrazionale non solo estetica (per chi conosce Barthes studium/punctum...)

Il problema è tradurre un travaglio (in genere la poesia nasce da uno squilibrio/mancanza) molto profondo e complesso, in
qualcosa di semplice e potente allo stesso tempo, passando per il travagli della forma:tesi-antitesi-sintesi.

Tutto qui. Lo so che sembrano ovvietà ma sono il frutto di tanta ricerca e tanti errori...
Grande Budapest che oggi m'infiamma!
Sempre disponibile al confronto...
Danilo.

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Io penso ci sia un po' di verità in tutti i discorsi che ho letto,anche perchè sono tutti ben argomentati.Secondo me,però,la poesia va osservata in rapporto al mondo contemporaneo nella sua totalità(quindi diluvio di immagini,coordinate spazio temporali saltati,senso d'onnipotenza tecnoscientifica,media tradizionali,etc...).E' un discorso molto complesso,quando facciamo una cenetta ne parliamo cazzo.