martedì 4 dicembre 2007

Poesia del giorno: da "Budapest"


Lamentazioni di un suicida


Un naufrago dell’esistenza
è tale perché
non ha imparato
l’intollerabile mestiere di vivere.
Troppe ombre ha
fra le mani,
troppo crudeli i suoi Dei,
i suoi amori stracciati,
infettati da quotidiani tramonti borghesi.
Troppo pesante la sua testa
per guardare ancora il cielo.
L’impiccato amò il tuo volto,
malato di poesia,
la tua mano dolce come un antico canto
pronta fra le lenzuola a levargli di dosso
il fango.
Fra labbra di sangue
vi prestavate
tenui parole d’amore,
fra sorrisi e lacrime
ballavate il vostro tango
del cuore.
Poi settembre morì,
e si perse
il fiore maledetto della gioia,
come scomparvero
le promesse,
purtroppo ancora in garanzia.
Tra pensieri vestiti d’amarezza e
ricordi d’ altri abissi,
lui ritrovò se stesso e ritrovò
la croce.
Decise infine di salirvi.
(…)
Cala la sera,
latrano i cani e i lampioni,
il terrore è negli occhi:
gli uccelli non cantano più.
Si spegne il lume,
bagna la cera il suo dolore,
che ha
fino all’ultimo
il tuo disgraziato sapore.

10 commenti:

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Dedico sarcasticamente al postmoderno ed alla prospettiva di tanti occhi che ho incontrato questa lamentazione, ed estraggo pertanto un brano appena scritto dalla mia tesi(e so che al mio prof pasoliniano Baumanofilo piacerà moltissimo):
"L’insoddisfazione è la cifra, la marca identitaria della cultura consumistica e nichilistica.Un consumatore soddisfatto è la morte per l’economia del consumo,in quanto significherebbe stagnazione economica.Per cui l’invito è a consumare per poi gettare: è la tirannia del presente,dell’hic et nunc.Non c’è posto per il passato,che non determina il presente.Non c'è posto per la stabilità: è tutto solo "transizione", di identità, di merci, di brand e strategie volatili.Come le merci,noi ogni giorno possiamo sempre essere qualcosa di diverso.Tutto della cultura consumistica ci spinge a desiderare sempre qualcosa di nuovo, a farci rendere conto che la nostra vita è inadeguata(perchè frustrata nel restroscena),a essere qualcosa d’altro. Tutto è velocissimo, e la velocità,come scriveva Kundera e ci ricorda Bauman, è proporzionalmente proporzionale all’oblio".
Oggi facciamo i fighetti,ma di menti mediocri ne ho pieni i coglioni.
Dio ci protegga.

lois (sveglio di prima mattina) balducci ha detto...

Immagini lucide e lancinanti
Ebbravo Fabietto e la settimana dello Spleen!

daventi ha detto...

grande caro sindaco di questa budapest in crescita interiore...
stiamo rimodellando la citta con tutte queste poesie ....

bella!

buona giornata miei cari

J.Sbranza ha detto...

Bellissima consacrazione di un'imposizione carnale che non ce la fa + e non ce la vuole + fare, ma che fondamentale nel contesto; non molla definitivamente mai(o quasi).

Molto interessante la faccenda dell'oblio e del contrasto deliusione mediazione.Credo però, dal mio punto di vista, che siano temi ricorrenti e molto complicati(almeno tanto per non riuscire a trovare soluzione dall'invenzione della radio in poi), dove veramente l'interpretazione personale ha margini fini e scopi che possono sfiorare l'oggettività anche non facendone parte assoluta.
Ognuno ha la sua visione di un contrasto, proprio come quella di un contrasto luminoso, ma è talmente simile ma diverso alla vista di chiunque che non è definibile perfettamente.

In crisi d'allegria,
J.Sbranza.

Anonimo ha detto...

Caro Fabio Paolo, sono completamente d'accordo con la tua lucida analisi dell'insoddisfazione, come pilastro fondamentale del consumismo e ,come aggiungerei io,cancro di questa generazione di poche luci e tante ombre.Anche io ,nonostante non posso vantare la stessa levatuta intelletuale e la medesima sensibilità artistica di Fabio Paolo, sono spesso disgustato dalla mediocrità con cui mi tocca avere a che fare tutti giorni, spesso mi pare che sia come una grossa zavorra che pian piano mi affonda nella melma.Un abbraccio al sindaco di Budapest, intellettuale che più stimo al mondo.Semper Purus Mazzo.

Anonimo ha detto...

Per chi ama il cinema francese andate a vedere "il mio amico giardiniere": deliziosa commedia squisitamente d'oltralpe!Semper Purus Mazzo

daventi ha detto...

una prova:

ho preso dei palindromi e li ho uniti in questo pezzo anche s enon son soddisfatto del tutto , si puo fare di piu
per ora questa prima prova


Palindromia 1

Afa
Oro
A dosi di soda
I nasi sani
Onorano
Anna
E presa la serpe
I topo non avevano + nipoti
E noi… sull’illusione
Ai alti d’italia
I tre poco coperti
I tre sedili deserti

E là noi diremo meridionale
Enoteca dove bevo acetone
E la sete sale
Io vado da voi
Ateo poeta
X
Ere nere.

Canti Dai Mobilifici ha detto...

Grandissimo Mazzo, principe del foro romano in fieri e dispensatore di deliziosi consigli cinematografici!
Ah,quando si andava per cimiteri con pugnali,bottiglie e poesie ad incontrare il tempo...
Un abbraccio grandissimo.

Anonimo ha detto...

Poesia incredibile ma Fabione non stupisce più, tremendamente lucido.Parti per un week end come me e Sbranza ed un pò di sollievo ti sarà data,poco. Ho un barlume di emozione nell'aspettare un messaggio,è poco ma non guasta.
L'insoddisfazione è il tremendo risultato dello stato capitalistico-borghese, che continua a produrre beni inutile ma tendono ad apparire tali. Il sistema mediatico crea un bisogno su elementi di debolezza e preme sulle ferite del consumatore, che non può da solo non stare dietro ad un determinato sistema. Anche le emozioni stanno cercando di darcele preconfezionate. Vadano a fanculo! Noi resistiamo, si scriva, si poeti si dipinga, si scolpisca (detto da me che per breve fui scultore).
A breve un Gambero rotto speciale Parigi, utile per chi ha pochi danari e la gola sempre secca.
Un bacio al compagno di una vita Mazzo.

Ale o

Xenia ha detto...

Carlo Michelstaedter:

Dalla pace del mare lontano
dalle verdi trasparenze dell'onde
dalle lucenti grotte profonde
dal silenzio senza richiami
Itti e Senia del regno del mare
sul suolo triste sotto il sole avaro
itti e senia si risvegliaro
dei mortali a vivere la morte.
Fra le grigie lagune palustri
al vario trasmutar senza riposo
al faticare sordo e ansioso
per le umide vie ritorte
alle mille voci d'affanno
ai mille fantasmi di gioia
alla sete alla fame allo spavento
all'inconfessato tormento
alla cura che pensa il domani
che all'ieri aggrappa le mani
che ognor paventa il presente più forte
al vano terrore della morte
fra i mortali ricurvi alla terra
Itti e Senia si risvegliaro
Ebbero padre ed ebbero madre
e fratelli ed amici e parenti
e conobbero i dolci sentimenti
che conviene venerare
Itti e Senia i figli del mare
e credettero d'amare.
E lontani dal loro mare
sotto il pallido sole avaro
per il dovere facile ed amaro
impararono a camminare
per le vie che la siepe rinserra
e stretti alle bisogna della terra
si curvarono a faticare.
Sulle pallide facce il timore
delle piccole cose umane
e le tante speranze vane
e l'ansia che ti stringe il core.
Ma nel fondo dell'occhio nero
pur viveva il lontano dolore
e parlava la voce del mistero
per l'ignoto lontano amore.
E una sera dalla sponda sonante
quando il sole calava nel mare
e gli uomini cercavano riposo
al lor ozio laborioso
Itti e Senia alla sponda del mare
l'anima solitaria al suono dell'onde
per le sue corde più profonde
intendevano vibrare.
E la vasta voce del mare
al loro cuore soffocato
lontane suscitava ignote voci,
altra patria altra casa un altro altare
an'altra pace nel lontano mare.
Si sentirono soli ed estrani
nelle tristi dimore dell'uomo
si sentirono più lontani
fra le cose più dolci e care.
E bevendo lo sguardo oscuro
L'uno all'altra dall'occhio nero
videro la fiamma del mistero
per doppia face battere più forte.
Senia disse:"Vorrei morire"
e mirava l'ultimo sole.
Itti tacque che dalla morte
nuova vita vedeva salire.
E scorrendo l'occhio lontano
sulle sponde che serrano il mare
sulle case tristi e ammucchiate
dalle trepide cure avare
"Questo è morte Senia"-egli disse-
"questa triste nebbia oscura
dove geme la torbida luce
dall'angoscia,della paura.
Altra voce dal profondo
ho sentito risonare,
altra luce e più giocondo
ho veduto un altro mare.
Vedo il mar senza confini
senza sponde faticate
vedo l'onde illuminate
che carena non varcò.
Vedo il sole che non cala
lento e stanco a sera in mare
ma la luce sfolgorare
vedo sopra il vasto mar.
Senia,il porto non è la terra
dove a ogni brivido del mare
corre pavido a riparare
la stanca vita il pescator.
Senia,il porto è la furia del mare,
la furia del nembo più forte,
quando libera ride la morte
a chi libero la sfidò".

In realtà continuerebbe,ma è uno spreco leggerla tutta on line...Fatto sta che l'ha scritta nel 1910,un mese prima di suicidarsi..