mercoledì 28 novembre 2007

Giorni rivoluzionari: Boris Vian


IL DISERTORE

In tutta verità Illustre Presidente
le scrivo la presente che forse leggerà
Qui tra le mani ho l'avviso militare
che mi dovrò arruolare questo Mercoledì
Però le dico no, la guerra non mi va
per ammazzare chi? la gente come me
Si arrabbierà però Illustre Presidente
le dico francamente che io diserterò

Mio padre non c'è più, appena sono nato
è andato via soldato, non è tornato più
Da quasi un anno già mia madre è sottoterra
si fotte della guerra e credo anche di lei
Quand'ero in prigionia m'hanno portato via
la moglie, la poesia e la mia gioventù..
All'alba me ne andrò e sbatterò la porta
su questa storia morta, la vita sceglierò

Per vivere sarò poeta e mendicante
del mondo sarò amante, a tutti griderò
"No, non partite più, restate sulla terra
sputate sulla guerra, non obbedite più"
Se proprio insisterà, se sangue servirà
potrà versare il suo, diventi un vero eroe.
E se mi cercherà avverta i suoi gendarmi
che possono spararmi, io armi non ne avrò

8 commenti:

Fabio Paolo Costanza ha detto...

L'ironia e lo sprezzo dolce di Boris rappresentano un'alternativa di vita.E' uno dei miei scrittori/ingegneri/poeti/trombettisti/romananzieri/jazzisti preferiti.Uno dei pochissimi che ha detto Vaffanculo senza usare parolacce.Come lui non ne ho trovati.

Autopresentazione di Vian:

Sono nato, casualmente, il dieci marzo 1920 sulla porta di una clinica ostetrica che era chiusa per uno sciopero contro il calo delle nascite. Mia madre era rimasta incinta non ricordo se per via delle opere o proprio per opera di Paul Claudel (da quel tempo non lo reggo e non lo leggo), comunque la mamma era al tredicesimo mese e non poteva certo aspettare il concordato. Un prete, un sant'uomo che passava di lì, mi raccolse e immediatamente mi riposò: in effetti pesavo un casino!! (è da allora che soffro della mia ben nota aspersoriofobia). Fortunatamente una lupa affamata, che aveva appena dato la luce a Pierre Hervé (ho, quindi, esattamente la sua stessa età, cosa in perfetto accordo con le teorie di Einstein relative alla simultaneità) la lupa mi prese sotto la sua protezione e mi diede qualcosa da bere. Crescevo in forza e saggezza ma rimanevo molto brutto benché adornato da un sistema pilifero discontinuo, ma sempre molto, molto sviluppato. Infatti avevo la testa della Vittoria di Samotracia. A sette anni, entrai alla Scuola Centrale e ne uscii tre anni più tardi, nel 1942 completamente fuori di testa per l'idrodinamica del corso del sig. Bergeron.
Certo allora non prevedevo che dodici anni dopo, nel 1946...
Ma non anticipiamo i fatti.
Nel 1938 cominciai a studiare la trombetta a rosolio e immediatamente raggiunsi il livello di Armstrong, la mollai subito per non privare il poveretto della pagnotta: a causa dei soliti pregiudizi razziali ero avvantaggiato, la mia pigmentazione verde offriva un effetto piacevole.
Poi, tutt'a un tratto, la mia fisionomia prese a trasformarsi e mi misi ad assomigliare a Boris Vian, da ciò il mio nome.
Senza entrare nei dettagli, vi segnalo che in un'epoca
indeterminata della mia vita sono stato tre anni e mezzo rinchiuso all'Associazione Francese di Normalizzazione, distrutta, in seguito, da un incendio provocato dalle cure di Jacques Lemarchand, nascosto tra due parentesi.
Raimond Queneau mi incontrò mentre pescavo con la lenza, sport che per altro non pratico, e sedotto dal mio drive mi propose una battuta di caccia. Cosa che feci. Il resto appartiene alla storia. Sono un metro e ottantasei a piedi nudi e peso molto e metto al primo posto le opere di Alfred Jarry, la fornicazione, Un Rude Hiver e la mia beneamata sposa. Non dimentico, anche se vengono dopo: la musica di New Orleans, Dube Ellington, Lana Turner, Ann Sheridan, le sinfonie del Commodoro W. Spotlight per doppia campana e petroletta d'armonia, la pittura a olio che pratico con felicità rara, i baffoni del mio venerato Jean Rostand. Le ragazze dei Jazz-Club universitari (soprattutto quella bionda col vestito verde... va beh, lasciamo stare). Mi piace anche il Two-Beat (e questa non è un'allusione sessuale) e anche la Mere Chaput. Detesto Paul Claudel (l'ho già detto, ma è piacevole ripeterlo ed è per questo che non ho mai letto nulla di suo), aborrisco anche le Grand Meaulnes, Alain (non mio fratello, che è un tipo completamente fuori), Peguy, il violoncello jazz come lo suonano i francesi, le opere di immaginazione, le bugie, gli apparecchi di piccolo formato, Ivan il Terribile, Leonard Father, Edgar Jackson, Le Dictateur, Dumont d'Urville (esagero. In fondo non me ne frega niente di lui). Odio anche: Monseigneur Suhard e il papa. Barbotin, mi piace molto. Invece non mi piace il davanti piatto (questo nelle donne), poi l'invidia e la merda salvo quando son ben preparate. Inoltre sto cercando un appartamento di cinque stanze con tutti i confort. Ho avuto una vita movimentata ma sono pronto a ricominciare!!!

Boris Vian

Il cizio che non ha compiuto gli anni in questi giorni ha detto...

Bellissima. Questa traduzione andrebbe benissimo per una canzone.

lois (non vorrei crepare) balducci ha detto...

in effetti l'originale lo fu e la traduzione lo è e rispetta senso e metrica in maniera coccolante
Boris Vian di robe migliori ne ha scritte (in un ottica di giocoso e lucido disimpegno)(era anche uno che sapeva di poter morire un giorno si e quello dopo perchè no, quindi pensava ad altro) ma il Disertore è uno dei pezzi anti-guerra (perchè non è esattamente pacifista) che siano mai stati scritti negli ultimi decenni
Per inciso la mise giù nel '54, per la guerra Indocinese (francia contro il resto del mondo, se ne parla poco), che finì quell'anno lì

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Nella sezione download potete ascoltare questa canzone/poesia di Boris Vian.Grazie mille a Lorenzo.

lois (forse non tutti sanno che...) balducci ha detto...

Quando ho detto che Vian sapeva di poter morire in un qualunque momento (leggersi Pourquoi je vìs, una una delle mie poesie preferite in senso assoluto), a scanso di equivoci, non intendo dire che fosse al fronte o mendicante in giro per il mondo: era malato di cuore.
Morì nel '59 dopo un attacco cardiaco avuto nel cinema dove proiettavano l'adattamento del suo romanzo "Sputerò sulle vostre tombe" (che per inciso fa schifo)(il film, il romanzo non è male)

lois (l'edipeo enciclopedico) balducci ha detto...

E chiaramente non gli è morto il padre soldato, non la madre di crepacuore, non i fratelli in lacrime, niente prigionia etc etc etc
A differenza di "Yossl Rakover parla con dio", testamento di un guerrigliero durante la resistenza ebraica nel ghetto di varsavia ma che per quanto bellissimo fu scritto da un disertore che quella battaglia se la saltò a piè pari,
"Le Deserteur" è un'opera esclusivamente e potentemente intellettuale, e ad annusarlo la sua etica non puzza neanche un po'
Dolcissimo Boris!

Bod ha detto...

Grande Boris!

Silver Pozzoli ha detto...

l'ha già musicata Fossati, non è male.