giovedì 29 novembre 2007

Giorni rivoluzionari:Vladimir Majakovskij


LA NOSTRA MARCIA

Battete in piazza il calpestio delle rivolte!
In alto, catena di teste superbe!
Con la piena di un nuovo diluvio
laveremo le città dei mondi.

Il toro dei giorni è pezzato.
Il carro degli anni è lento.
Il nostro dio è la corsa.
Il cuore è il nostro tamburo.

Che c'è di più celeste del nostro oro?
Ci pungerà la vespa d'un proiettile?
Nostre armi sono le nostre canzoni.
Nostro oro le voci squillanti.

Prato, distenditi verde,
copri il fondo dei giorni.
Arcobaleno, dà un arco
ai cavalli veloci degli anni.

Vedete, il cielo s'annoia delle stelle!
Senza di lui intrecciamo i nostri canti.
Ehi, Orsa Maggiore, esigi
che ci assumano in cielo da vivi!

Bevi le gioie!Canta!
Nelle vene la primavera è diffusa.
Cuore, batti la battaglia!
Il nostro petto è rame di timballi.

(Novembre 1917)

7 commenti:

daventi ha detto...

Vladimir Majakovskij ...
Nato a Bagdadi (poi Majakovskij) in Georgia, figlio di un guardiaboschi, orfano a soli sette anni, ebbe un'infanzia difficile e ribelle. A tredici anni si trasferì a Mosca con la madre e le sorelle. Continuando il ginnasio fino al 1908, quando si dedicò all'attività rivoluzionaria. Aderì al partito bolscevico clandestino e venne, per tre volte, arrestato e poi rilasciato dalla polizia zarista. L'artista racconta del terzo arresto nel saggio autobiografico Ja sam (Io stesso). In carcere cominciò anche a scrivere poesie, ma il quaderno andrà perduto.

Nel 1911 si iscrisse all'Accademia di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca dove incontrò David Burljuk, che, entusiasmatosi per i suoi versi, gli propose 50 copechi al giorno per scrivere. Majakovskij aderì al cubofuturismo russo, firmando nel 1912 insieme ad altri artisti il manifesto «Schiaffo al gusto del pubblico».

Nel maggio del 1913 fu pubblicata la sua prima raccolta di poesie Ja! (Io!) in trecento copie litografate. Tra il 2 e il 4 dicembre l'omonima opera teatrale fu rappresentata in un piccolo teatro di Pietroburgo. Nel 1914 nel dramma Majakovskij lanciò la famosa quanto equivoca equazione "futurismo=rivoluzione". Ma Majakovskij rivoluzionario lo era sul serio. Nel 1915 pubblicò Oblako v stanach (La nuvola in calzoni), mentre l'anno successivo Flejta-pozvonočnik (Flauto di vertebre).
Iscritto sin da ragazzo al Partito Comunista, ben presto mise la sua arte, così ricca di pathos, al servizio della rivoluzione bolscevica, sostenendo la necessità d'una propaganda che attraverso la poesia divenisse espressione immediata della rivoluzione in atto, in quanto capovolgimento dei valori sentimentali ed ideologici del passato.

Un poema ed un dramma segnarono l'inserimento di Majakovskij nella rivoluzione, e della rivoluzione nella sua poesia: il poema 150.000.000 ed il dramma Mistero-Buffonata, con cui descrisse quanto di grande e di comico ci fosse nella rivoluzione ed in cui "i versi sono le parole d'ordine, i comizi, le grida della folla... l'azione è il movimento della folla, l'urto delle classi, la lotta delle idee...".

In questa luce vanno considerate tutte le opere di Majakovskij, dai poemi di propaganda proletaria come Bene! e Lenin, alle commedie come la La cimice e Il bagno, espressioni critiche del mondo piccolo-borghese.

Di grande importanza è anche tutto il complesso lirico in cui si riflessero i problemi della realtà quotidiana, realtà che Majakovskij visse lavorando alla Rosta (agenzia telegrafica russa).

L'ultima opera di Majakovskij, uno dei punti più alti della sua poesia, è il prologo di un poema incompiuto, A piena voce, del 1930, che potrebbe quasi dirsi il suo testamento spirituale.
Nell'aprile dello stesso anno Majakovskij, ormai in declino e inviso alle autorità staliniane, si uccise sparandosi un colpo al cuore. Nella sua ultima pagina scrisse:
"Scusate: non è questo il modo (ad altri non lo consiglio), ma non ho vie d'uscita "



buona giornata

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Grazie mille Davide per la biografia,avevo troppo sonno!

stefano ha detto...

Uno dei miei autori preferiti,grandioso.

daventi ha detto...

figurati...
è sempre un piacere...

salute a tutti

J.Sbranza ha detto...

"Nostre armi sono le nostre canzoni"!

Dialettiche di "rivolta umanitaria", senso di solidarietà reale, antipacifismo del bluff!, bellissima questa poesia del grande V.M.

Senso vero di un giorno rivoluzionario!

Fabio Paolo Costanza ha detto...

Stasera io non lavoro, però al bar Stasera al "Bar L'Angolo" di Macherio(dove lavora Johnny)c'è la SERATA SCORRETTA:

Vodka euro 1

Coktail euro 2,5

Birra piccola euro 1,5

e via dicendo,
TUTTI INVITATI!

Fabio Paolo Costanza ha detto...

scusate gli errori grammatical-sintattici,era un copia e incolla venuto male per l'emozione